Dirigenti comunali assolti a Pescara, il Pd esulta e cerca la riabilitazione

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Dirigenti comunali assolti a Pescara, il Pd esulta e cerca la riabilitazione
PESCARA. I nodi vengono al pettine e fioccano le assoluzioni. Il Pd pescarese prende una boccata d’aria e sottolinea «la correttezza» e «l’estraneità» di dirigenti comunali nella gestione D’Alfonso i quali negli scorsi anni erano rimasti coinvolti in inchieste che hanno fatto rumore.

Si tratta di una serie di indagini che dopo un lungo periodo di gestazione (anche 5 anni) sono giunte alla fase delle udienze preliminari o poco più avanti, per cui si può iniziare a parlare di pronunciamenti veri e propri.
Si procederà verso una archiviazione molto probabile per esempio nell'inchiesta portata avanti dal sostituto procuratore Aldo Aceto sul “fangodotto”, opera mai costruita seppure i circa 30miliardi di lire nessuno ha mai saputo spiegare che fine abbiano fatto. Niente opera, niente soldi. Nessuna verità neppure giudiziaria poiché nonostante gli allarmi lanciati anche in tempo reale (la vicenda risale alla fine degli anni '90) la procura non ha mai fatto chiarezza, ed ora tutto è abbondantemente prescritto.
Siccome bisognava in qualche modo smaltire i fanghi del depuratore di Pescara (posto sotto sequestro per numerose irregolarità) si è affidato un appalto più volte prorogato che non sarebbe stato necessario se il fangodotto avesse visto la luce.
Una serie di accuse, tra cui quella di abuso d'ufficio, era stata inizialmente contestata tra gli altri ai vertici dell'Aca e dell'Ato (Bruno Catena e Giorgio D'Ambrosio, entrambi del Pd), il cosiddetto partito dell'acqua coinvolto tuttavia in altre inchieste.
Accuse che però non hanno retto al passaggio di consegne dal vecchio al nuovo pm, Gennaro Varone, che ha proposto l'archiviazione con una formula alquanto insolita: «il fatto non costituisce reato».
Non si mette in dubbio la ricostruzione dei fatti ma quelle condotte non costituiscono reato. Stessi fatti valutazione diversa da parte della medesima accusa.
Si parlava tra l'altro anche di irregolarità inerenti l'appalto vinto dalla ditta Di Vincenzo.
A meno che non ci siano sconvolgimenti -che dire improbabile è poco - il gup, De Ninis, accetterà le richieste dell'accusa e le posizioni saranno accantonate. Il procedimento però continuerà per gli altri indagati.

PROCEDIMENTO STABILIMENTO AURORA

Altro procedimento, altra archiviazione sempre per una indagine condotta dal pm Aceto.
Questa volta il reato contestato era quello di abuso d'ufficio, in relazione al permesso a costruire rilasciato il 29 aprile 2005 per la costruzione di un casotto in legno e alla somministrazione di alimenti e bevande nel nuovo chiosco-bar dello stabilimento Aurora.
I tecnici indagati erano Tommaso Vespasiano, all'epoca dirigente del settore Edilizia privata, Lanfranco Chiavaroli (responsabile del servizio), Paolo Di Silvestro (responsabile del procedimento) e Grazia Micheli, responsabile del servizio Attività economiche e produttive
Il gup, Maria Michela Di Fine, li ha assolti con la formula che si ripete:«perché il fatto non costituisce reato».
Viene invece rinviato a giudizio e quindi andrà a processo - così come richiesto dal pm Giampiero Di Florio – Leonardo D'Elia titolare dello stabilimento al quale vengono contestate: la realizzazione di opere che non sarebbero state autorizzate con l'originario permesso a costruire e tra queste, una piattaforma in legno, un cancello scorrevole, la delimitazione della copertura stagionale con un reticolato in legno, tre gazebo utilizzati per l'ombreggio in estate, un locale deposito, ma anche il chiosco-bar, perché spostato rispetto alla previsione originaria.

PROCEDIMENTO PALAZZO OLIVIERI

Il gup Guido Campli ha, invece, archiviato le posizioni dei dirigenti e dipendenti comunali Tommaso Vespasiano, all'epoca dirigente del settore Edilizia privata, Alessandro Coppa (responsabile del servizio), Piero Splendiani (responsabile del procedimento) con la formula «non doversi procedere perché il fatto non sussiste», che indica invece come in questo caso le condotte ipotizzate non si siano mai verificate.
Il pm Aldo Aceto aveva contestato una serie di fatti inerenti la costruzione del “palazzo Olivieri” di Pescara e veniva contestato l'abuso d'ufficio poiché gli indagati avrebbero rilasciato un permesso a costruire per una ristrutturazione mascherando la vera finalità di nuova costruzione.

PROCEDIMENTO CONCORSO D'ESAMI (GUIDO DEZIO)

Altre archiviazioni, come già ricordato, alcune settimane fa erano scattate per altri dirigenti indagati, Paola Di Marco, Carlo Montanino, Vincenzo Montillo (segretario comunale) tutti componenti della commissione tecnica d'esame che decretò la vittoria di Guido Dezio che divenne così dirigente a tempo indeterminato a tutti gli effetti.
Il reato contestato era concorso in abuso d'ufficio.
In questo caso il gup Guido Campli ha rilevato che per loro non vi erano obblighi specifici nella verifica della autocertificazione mendace prodotta da Dezio per cui per loro non è stata riconosciuta alcune responsabilità.
Dezio è stato condannato a 4 mesi con rito abbreviato mentre l'ex sindaco Pd, Luciano D'Alfonso, anch'egli indagato, ha invece scelto la via del procedimento ordinario. Entrambi comunque sono indagati per altre inchieste tra cui quella che fece scattare le manette per entrambi.


DEL VECCHIO(PD):«DIRIGENZA COMUNALE COMPETENTE»

Si sbilancia in un lungo commento Enzo Del Vecchio (Pd) consigliere comunale che aveva difeso a spada tratta il “suo” sindaco pochi giorni dopo l'arresto con una lettera di fuoco contro i giudici.
«Vuol dire che la dirigenza comunale è competente ed affidabile», dice Del Vecchio. «La immensa soddisfazione dei diretti interessati, ma anche di tutti coloro che hanno sempre creduto nella loro coerente e corretta azione di dipendenti pubblici, non può non nascondere le tante sofferenze che queste persone hanno dovuto affrontare nel corso di questi anni. E con ciò non mi riferisco alla pur grave necessità di dover sopportare una esposizione economica per affrontare la difesa nelle aule giudiziarie e che sicuramente ha pesato non poco sui loro bilanci familiari, ma soprattutto
all'impietosa azione che ha coinvolto queste persone sul piano degli affetti personali. L'aver dovuto subire perquisizioni anche domiciliari che li hanno coinvolti nelle cose più care», spiega Del Vecchio, «tra lo sgomento e l'incredulità di mogli, mariti e figli e che ne hanno scalfito l'immagine anche nelle conoscenze e nell'opinione pubblica è stato un prezzo molto alto che è stato pagato da questi professionisti».
«Nessuna scusa, nessuna riabilitazione pubblica è offerta a queste persone», aggiunge, «colpevoli solo di aver svolto il proprio lavoro e remunerati al netto dei rischi che quotidianamente corrono».

13/03/2010 9.38

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