Villa Pini. Interrogazione Toto(Pdl):«situazione indegna per un paese civile»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Villa Pini. Interrogazione Toto(Pdl):«situazione indegna per un paese civile»
CHIETI. Un'interrogazione parlamentare del deputato Daniele Toto, Pdl, squarcia il velo dell'indifferenza finora mostrata dal centrodestra su Villa Pini e sull'erogazione dei servizi più importanti della sanità abruzzese. * IL TESTO INTEGRALE DELL'INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
Il tutto nel giorno dell'insoddisfazione di dipendenti e sindacati della clinica fallita per l'incontro senza risposte con la Giunta regionale.
La notizia sembra una ventata di aria nuova che irrompe in un quadro politico regionale dove per il Pdl tutto “deve” andare bene e dove la maggioranza di centrodestra chiude gli occhi sulla cronaca e sulle proteste dei cittadini.
In due pagine dettagliate Toto affronta diversi problemi e chiede al Governo di rispondere sulla difficile situazione dei cittadini abruzzesi rispetto al diritto alla salute. Inefficienza dei vari Cup, difficoltà di assicurare i Lea (livelli essenziali di assistenza), il ticket sulle prestazioni per i disabili gravi (che in Abruzzo viene imposto alle famiglie, mentre in altre Regioni se lo è accollato il bilancio regionale nelle spese per il sociale). Non basta: si chiedono risposte anche per il mancato ripristino degli accreditamenti alla Clinica Villa Pini dopo il fallimento (peraltro invocato dalla Regione stessa come panacea di tutti i mali) e per la sostanziale chiusura dei Centri di riabilitazione che facevano capo a questa clinica, senza che le Asl possano sostituirsi nelle prestazioni per assoluta mancanza di strutture e di personale con grave danno per i malati.
C'è poi la storia delle dimissioni del sub commissario Giancarlo Rossini e della nomina in conflitto di interessi (almeno morale) dell'altro e cioè di Giovanna Baraldi.
Insomma una gestione del servizio sanitario del tutto «indegno di un Paese civile» di cui qualcuno dovrà dare la spiegazione.
Fatti normali, per chi segue le cronache di questi giorni.
Ma anche fatti sempre minimizzati dal Pdl alla Regione per il quale, da Chiodi a Venturoni passando per tutti gli assessori ed i consiglieri di maggioranza, parlare di queste cose è solo propaganda strumentale delle opposizioni.
Evidentemente non è così: qualcuno ha aperto gli occhi ed ha visto una realtà diversa da quella che si vuole far credere. Un problema in più per Chiodi ed isuoi?
Forse una speranza in più a tutti quei cittadini, compresi i dipendenti di Villa Pini che – secondo le statistiche - per la metà circa hanno votato Pdl e che non si spiegavano il silenzio assordante di quei politici di centrodestra che sono passati in clinica a chiedere i voti e che mai hanno speso una parola su questa vicenda e sui disservizi della sanità. Non c'è dubbio che l'interrogazione di Toto avrà riflessi a Chieti sulla campagna elettorale per le comunali, dove finora era solo il centrosinistra a cavalcare questa vicenda dai grossi risvolti economici e sociali. Come avrà ripercussioni sulla politica regionale accusata di nascondersi dietro il Piano di rientro dai debiti senza prendere un'iniziativa a tutela degli abruzzesi.

Sebastiano Calella 11/03/2010 8.35

LA SODDISFAZIONE DI COLETTI

«L'interrogazione dell'onorevole Daniele Toto alla camera dei deputati rompe, finalmente, il muro dell' imbarazzante silenzio del centro destra abruzzese sulla vicenda Villa  Pini che, in termini occupazionali, è addirittura più grave di Termini Imerese».
Con queste parole Tommaso Coletti, ex presidente della Provincia di Chieti (Pd) rappresenta tutta la sua approvazione per l'iniziativa dell'onorevole abruzzese.
«Gli ultimi stipendi», ricorda Coletti, «i lavoratori di Villa Pini li hanno percepiti nell'ultimo anno della mia presidenza alla Provincia di Chieti perché l'allora coalizione da me guidata se n'è occupata davvero. Poi più nulla. E intanto è passato più di un anno di giunta Chiodi senza che si sia trovata nessuna soluzione nè per l'efficenza delle strutture sanitarie nè per gli stipendi dei lavoratori. Un'agonia insopportabile cha sta portando le maestranze all'esasperazione.- prosegue Coletti- Il Partito Democratico ha formulato più di una proposta nella speranza che il centro destra, anche grazie all'apporto dell'opposizione, possa trovare il bandolo della matassa».
12/03/10 11.38
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INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

TOTO. - Al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze . - Per sapere - premesso che:

il diritto alla salute è tutelato dall'art. 32 della Costituzione “come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività…”;
una normativa nazionale ha anche introdotto il concetto e la definizione di “livelli essenziali di assistenza” che il sistema sanitario nazionale, e, per ciò stesso, i sistemi sanitari regionali, devono garantire a tutti i pazienti;
la regione Abruzzo relativamente all'ambito sanitario è in regime commissariale dall'anno 2008, ma dubbio è l'andamento del Piano di rientro dai debiti sanitari, considerata la recente introduzione del ticket per le prestazioni riabilitative, a carico dei disabili gravi, particolarmente odioso per i soggetti sui quali grava;
ancora più dubbio è il rispetto dei livelli essenziali di assistenza, posto che le strutture pubbliche, ospedaliere e territoriali, per via delle ristrettezze finanziarie imposte dal Piano di rientro, non sono nemmeno in grado di assicurare l'operatività di personale sufficiente per l'erogazione in tempi ragionevoli di attesa, congrui rispetto a elementari concetti di decenza e di buon andamento del sistema sanitario;
i mezzi di comunicazione con una frequenza impressionante riportano cronache da Paese in via di sottosviluppo descrivendo la realtà dei Centri Unici di Prenotazione (CUP) delle prestazioni sanitarie abruzzesi, con particolare riferimento a taluni di essi, e riferendo di file inimmaginabili persino per pagare il contributo di partecipazione al costo delle prestazioni, il cosiddetto ticket, talora di interventi delle Forze dell'ordine, quasi sempre di lamentele al limite della sopportazione da parte degli utenti, che richiamano alla mente scenari tipici delle croniche penurie di Stato patite nel passato e vissute, ancora, nel presente, sotto regimi di famigerata specie;
in questa situazione si è calata la vicenda del fallimento di un gruppo che gestiva sul territorio regionale cliniche private e centri di riabilitazione, al quale la regione, in applicazione di leggi locali, aveva sospeso e mantiene sospeso l'accreditamento, con conseguente blocco dell'attività sanitaria di quelle strutture tra le quali è opportuno evidenziare, per avere un elemento di valutazione della situazione data, la clinica “Villa Pini d'Abruzzo”, a Chieti, struttura più ampia, per numero di posti letto, del locale Ospedale Clinicizzato SS. Annunziata, appartenendo entrambe le strutture alla medesima ASL;
nelle anzidette evenienze è difficile capire se, come e quando il sistema sanitario regionale dell'Abruzzo riesca ad assicurare quei livelli essenziali di assistenza a cui pure avrebbero diritto i pazienti che, al contrario, si trovano a vivere emergenze affatto indegne di un Paese civile, non solo per l'allungamento a dismisura delle liste d'attesa, ma anche per gli estremi disagi e i gravi problemi diagnostici, terapeutici che riguardano i pazienti, soprattutto quelli giovanissimi, del settore della riabilitazione e, massimamente, del settore psichiatrico;
è fondamentale tener conto che la sanità pubblica in Abruzzo non eroga pressoché nessuna prestazione nel settore riabilitativo e per le altre prestazioni il rapporto tra domanda e offerta di prestazioni è significativamente, ma inevitabilmente peggiorato, alla luce degli interventi decisi in attuazione del Piano di rientro dai disavanzi del settore e, poi, dello stesso fallimento del menzionato Gruppo privato sulle strutture del quale pende ancora la sospensione dell'accreditamento in assenza di qualsivoglia alternativa, anche temporanea, in ogni caso ad adiuvandum, né in sede pubblica, d'altronde impossibilitata a offrirla per penuria di risorse umane e finanziarie, né in sede privata, per ragioni che appaiono meno intelligibili;
il trascorrere del tempo non sembra chiarire né lascia intravedere il miglioramento delle cennate situazioni, anzi, secondo altre notizie sempre di fonte giornalistica, sembrerebbe che uno dei due subcommissari nominati dal Governo nella seduta del Consiglio dei Ministri n.78 del 13 gennaio 2010, nell'ambito dell'attuazione del Piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario nella Regione Abruzzo, il dottor Giancarlo Rossini, competente per quanto riguarda gli aspetti giuridici ed amministrativo-gestionali, si sarebbe dimesso in seguito all'intromissione altrui, secondo voci insistenti, nella sfera di competenza delineata dalle deleghe a lui assegnate mentre la figura dell'altro subcommissario competente per la programmazione sanitaria, in ragione di suoi rapporti con importanti soggetti privati operanti nel settore sanitario per la cura, sul piano professionale, dei loro interessi imprenditoriali, potrebbe essere, ad avviso dell'interrogante, e senza mettere in dubbio le qualità professionali della persona, suscettibile di potenziali conflitti d'interessi di notevole momento, posto che ogni decisione che prospetti, agevoli, solleciti, coinvolga o, al contrario, escluda, inibisca o neghi ruoli di operatori sanitari privati attualmente estranei all'attività di settore in sede locale oppure ancora incida (in qualunque direzione, positivamente o negativamente) sulla realtà sanitaria privata accreditata esistente, difficilmente si sottrarrebbe a ambiguità ed equivoci, anche strumentalmente alimentati -:
se il Governo non intenda specificamente verificare il concreto rispetto dei livelli essenziali di assistenza attualmente definiti dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 aprile 2008, nell'ambito del sistema sanitario regionale abruzzese;
se corrisponda al vero la notizia diffusasi delle dimissioni del dott. Rossini dall'incarico di sub-Commissario per l'Abruzzo e, nel caso di conferma, quali siano le motivazioni addotte;
se il Governo abbia valutato in sede di nomina dell'altro subcommissario per l'Abruzzo, anche in termini di mera opportunità, la compatibilità dei suoi impegni e delle sue attività professionali con l'incarico chiamato a svolgere e se non ritenga di dover ulteriormente approfondire i profili di consonanza della condizione soggettiva del subcommissario con il ruolo che ricopre in Abruzzo, pervenendo a conclusioni eventualmente contrarie rispetto alle decisioni assunte in sede di nomina.

11/03/2010 8.38