Giochi pericolosi su Villa Pini: la Regione non ridà accreditamenti

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Giochi pericolosi su Villa Pini: la Regione non ridà accreditamenti
ABRUZZO. Non si sblocca il braccio di ferro tra Regione e dipendenti di Villa Pini sulla vicenda degli accreditamenti che non sono stati ancora ripristinati. * L’ESPERTO:«SENZA ACCREDITAMENTI SI DANNEGGIANO I CREDITORI» * GIOVANNA BARALDI SMENTISCE IL SUO CONFLITTO DI INTERESSI
Perché la manifestazione di ieri alla Regione aveva alla base una richiesta precisa alla quale non è stata data risposta con atti formali: Villa Pini in particolare e tutta la galassia delle società di Angelini (con i dipendenti diretti, gli indiretti, i liberi professionisti) riavranno o no la possibilità di riprendere a lavorare con le convenzioni regionali?
Sono arrivate le solite risposte verbali.
L'assessore Lanfranco Venturoni, in perfetta sintonia con il presidente Gianni Chiodi, ha ribadito il progetto della Regione, assumendosi l'onere di fronteggiare – quasi da solo – l'ira dei dipendenti e lo ha riassunto così all'Ansa: «il problema Villa Pini si risolve in questo modo: le attività svolte dal gruppo che sono utili al sistema sanitario abruzzese, vanno salvaguardate, quelle inappropriate o non utili al sistema sanitario non saranno più svolte. Il personale necessario per le attività utili va impegnato, gli altri saranno messi in cig e sarà studiato con i sindacati un sistema privilegiato di riassunzione nel settore sanitario. Inoltre la revoca non può essere sospesa per le società che non sono fallite, perché non è venuto meno il motivo della stessa, mentre per Villa Pini fallita stiamo studiando con il curatore fallimentare un percorso da definire nei prossimi giorni».
Tutto troppo vago per i sindacati, tornati delusi e insoddisfatti dall'Aquila.
«Ci dicono», commenta Ranieri della Cgil, «che per i malati acuti non c'è speranza o forse sì per alcuni. Cioè? Si salvano 200-300 lavoratori? Parliamone. E invece niente. Per il SanStefar si prendono quello che serve, i dipendenti chissà, vediamo qualche forma concorsuale. Tutto troppo vago», ed aggiunge «i concorsi? Si scatenerà la guerra dei precari che Chiodi si vanta di aver tagliato senza conseguenze per gli ospedali. Ma di quali ospedali parla? Conosce la realtà dei lavoratori della sanità?»

CHIODI E VENTURONI: LE DECISIONI SU VILLA PINI IL 17 MARZO A ROMA

Quello che non è più accettabile, in un sistema dove l'informazione viaggia con i tempi e la trasparenza di internet, è che ci possa essere un eccesso di notizie ed un'assoluta mancanza di chiarezza.
C'è qualcosa che frena il presidente Gianni Chiodi e l'assessore Lanfranco Venturoni a produrre delibere concrete per far sapere - non solo con le dichiarazioni - che gli accreditamenti non saranno ripristinati.
Infatti su questo argomento il presidente, in un'intervista a Tv6, aveva già detto con chiarezza – e lo ha ripetuto ieri a microfoni spenti, quando si è avvicinato ai lavoratori insieme a Venturoni - che «i posti letto per i malati acuti in Abruzzo sono eccedenti. Quindi Villa Pini la tagliamo. Per la riabilitazione la Regione ha interesse a assorbirla, magari assumendo anche il personale con procedure concorsuali».
Un messaggio per preparare ai tagli gli animi esacerbati dei dipendenti senza stipendio da un anno?
Non è così: suscitare aspettative significa preparare la delusione, come è nel costume della Regione.
Infatti, fu proprio il sub commissario Baraldi – nel famoso incontro alla Prefettura di Chieti con la Commissione Marino - a far balenare l'assorbimento delle attività di Villa Pini nel settore pubblico, cioè nelle Asl, a tutela dei dipendenti e dei malati, salvo poi rimangiarsi tutto in una successiva audizione nella Commissione al Senato, suscitando le ire dei dipendenti e dei sindacati.
Nessun provvedimento dunque nemmeno ieri ed il tutto è stato rinviato al viaggio che Chiodi, in qualità di commissario della sanità, farà a Roma il 17 marzo prossimo.
Per fare che?
Proporre soluzioni o prendere ordini?
E se si propongono soluzioni perché tenerle segrete?
Oppure c'è il timore di commettere passi falsi con Enzo Angelini pronto a reagire in giudizio nel caso di errori?

GLI ACCREDITAMENTI NON RIPISTINATI ED IL RIMPALLO DELLE RESPONSABILITÀ

Infine, come capire chi ha ragione nella vicenda del ripristino degli accreditamenti a Villa Pini?
Nei giorni scorsi il curatore fallimentare Giuseppina Ivone, in un incontro con i sindacati al primo piano della Clinica (c'erano anche il suo collega di studio romano Roberto Falcone e Francesco Cancelli di Chieti) ha fatto appello alla collaborazione dei sindacati stessi per premere sulla Regione al fine di riottenere gli accreditamenti revocati.
Successivamente c'è stato lo stesso appello al sindaco di Chieti, coinvolto per le sue specifiche attribuzioni come massima carica sanitaria nel Comune che amministra e di cui abbiamo dato notizia ieri.
Insomma da quello che si capisce, visto che il curatore si muove certamente in modo autonomo, ma sempre di concerto con il giudice fallimentare, l'atteggiamento scelto da entrambi potrebbe essere definito “dialogante” con le Istituzioni, Regione in primis.
Perché a ben leggere il provvedimento della camera di consiglio (giudici Spiniello, Valletta e Ceccarini) il fallimento è stato deciso per l'eccesso dei debiti rispetto ai crediti (all'epoca si parlò di 350 milioni di passività e di 100 milioni di attività), ma è stata scelta la possibilità di esercizio provvisorio proprio a tutela dei creditori in generale e dei dipendenti in particolare, nella loro doppia veste di lavoratori e di creditori.
Altrimenti l'altra opzione che poteva essere scelta dal tribunale fallimentare era quella di mettere un lucchetto, spegnere la luce, chiudere il cancello e addio Villa Pini. Dunque una scelta responsabile ed in perfetta sintonia con la legge fallimentare, che però la Regione finora non ha assecondato, con qualche spunto di confusione.
Mentre l'assessore Venturoni conferma il dialogo con il curatore, il collega Mauro Febbo sostiene in una dichiarazione che prima di parlare «di accreditamenti non ripristinati, il curatore me li deve chiedere, autorizzato a ciò dal giudice fallimentare». E poi ha continuato: «la manifestazione dei dipendenti e dei sindacati mi sembra una strumentalizzazione ridicola. Vengono a farci lezione proprio quei sindacati che sono responsabili dello sfascio: la Cgil il cui responsabile lì era Camillo Cesarone e la Uil che all'epoca era identificato come il sindacato giallo. E poi non è vero che non stiamo facendo nulla: per le società satelliti ci siamo presi la responsabilità di effettuare i pagamenti compensando crediti e debiti, una procedura a rischio che dimostra come siamo vicini ai lavoratori. E poi il problema Villa Pini può risolverlo solo il Governo, è inutile venire a fare manifestazioni alla regione».

10/03/2010 9.11

Sebastiano Calella 10/03/2010 9.11

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L'ESPERTO:«SENZA ACCREDITAMENTI SI DANNEGGIANO I CREDITORI»

Un piccolo approfondimento merita proprio la vicenda degli accreditamenti revocati e non ripristinati.
Chiodi lo ha detto nell'intervista citata: «Villa Pini è fallita, gli accreditamenti saltano».
Secondo alcuni non sarebbe proprio così.
Il professor Francesco Fimmanò, docente di Diritto commerciale all'Università del Molise e di Diritto fallimentare comunitario nella scuola di Alti studi europei dell'Università di Urbino, ritiene infatti che gli accreditamenti dovevano essere immediatamente ripristinati proprio nell'ottica della legge fallimentare che tutela i creditori.
Scrive il prof. Fimmanò nella sua pubblicazione “Prove tecniche di esercizio provvisorio riformato” che il Tribunale può ritenere opportuno preservare l'azienda fallita per «scongiurare di ridimensionare il valore dell'azienda stessa» per non danneggiare i creditori. E continua: «Il dato letterale dell'art. 15 della legge fallimentare è univoco nell'individuare innanzitutto come l'oggetto del provvedimento sia l'impresa e siccome questa è una “attività”, è questa che deve essere oggetto di misure conservative o cautelari......Si pensi alle società che svolgono attività in regime di convenzione con la P. A. ove il mancato esercizio dell'attività di impresa genera la dispersione dei valori, talora intangibiles (cioè quel bene che da solo non è commerciabile, ma che se ceduto con l'azienda consente a questa di assumere un valore molto più alto)».
Pare scritto per Villa Pini, ma è di molto precedente. Lo hanno valutato in Regione?

s.c. 10/03/2010 9.12

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GIOVANNA BARALDI SMENTISCE IL SUO CONFLITTO DI INTERESSI

In ultimo c'è un altro tassello della confusione sospetta di questa vicenda. Mentre tutti tacciono sulle dimissioni di Giancarlo Rossini, c'è la dichiarazione di Giovanna Baraldi, vice di Chiodi, in risposta alle critiche a lei rivolte dall'interrogazione parlamentare del senatore Giovanni Legnini e da quella regionale di Claudio Ruffini. I due politici del Pd ritengono «inopportuno» il suo ruolo accanto a Chiodi perché «un consulente delle cliniche private non dovrebbe trattare con le cliniche stesse» per la riorganizzazione della rete ospedaliera.
«Da più di vent'anni lavoro con il mio studio professionale nel Sistema Sanitario Nazionale e ho avuto rapporti di collaborazione in tutte le Regioni con aziende pubbliche e private, come testimoniano i risultati dei miei studi e delle mie ricerche pubblicate – ha spiegato il sub commissario in una dichiarazione all'Ansa - come professionista lavoro da diversi anni con l'Agenzia Sanitaria Nazionale e con i Ministeri, in un rapporto di assoluta trasparenza e correttezza. Sono nata in una regione, l'Emilia-Romagna, dove la collaborazione tra pubblico e privato è ritenuta opportuna e necessaria, nel rispetto dei ruoli e delle regole stabilite. Desidero puntualizzare - ha concluso - che non sono e non sono mai stata consulente dell'Aiop (l'associazione delle cliniche private, ndr), ad eccezione di un'analisi dei ricoveri delle strutture private della Lombardia fatta a metà degli anni Novanta, né tanto meno sono stata né sono socia del gruppo Villa Maria».
Sarà pure così, sta di fatto però che i siti internet del sub commissario Baraldi riportano notizie sui suoi clienti e sulla sua attività e sembrano dire il contrario.

s.c. 10/03/2010 9.15