Vertenza Villa Pini: bagarre in Consiglio. Dipendente portata in ospedale

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Vertenza Villa Pini: bagarre in Consiglio. Dipendente portata in ospedale
L’AQUILA. Una folta rappresentanza di lavoratori del gruppo Villa Pini, almeno 250 persone, è da questa mattina davanti al palazzo dell'Emiciclo, dove si è tenuta una seduta del Consiglio regionale d'Abruzzo. L'intento è sensibilizzare la Regione alla loro vertenza poichè non percepiscono stipendio da molti mesi.* IERI L’ASSEMBLEA DEI LAVORATORI: ANCORA PROTESTE INASCOLTATE
Durante la protesta, che si è svolta sotto la neve, ci sono stati momenti di tensione perché ai lavoratori è stato negato l'ingresso a palazzo dell'Emiciclo.
A quel punto, ha fatto sapere il capogruppo regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, sono intervenute le opposizioni, che hanno fatto entrare numerosi lavoratori.
«L'insipienza della Giunta Chiodi ha determinato che i lavoratori rimanessero senza soldi - ha commentato Acerbo -, ora la stessa insipienza li costringe a rimanere al freddo».
Poi dopo essere stati ricevuti per una riunione informale con l'assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni, circa venticinque dipendenti di Villa Pini hanno tentato l'ingresso in Aula passando attraverso gli uffici del Consiglio regionale.
L'intervento di alcuni dipendenti e delle forze di polizia hanno impedito ai lavoratori di raggiungere l'Emiciclo.
Sono seguiti altri momenti di tensione anche se la seduta non è stata sospesa in un primo momento.
I lavoratori protestavano anche perché all'Ordine del giorno del consiglio non c'era alcun provvedimento relativo alla vertenza della clinica privata abruzzese.
Ad accendere gli animi, alcune ipotesi avanzate da Venturoni per riassorbire, in lunga prospettiva, le maestranze all'interno di strutture sanitarie pubbliche.
La discussione e' degenerata costringendo l'assessore alla Sanita', visibilmente adirato, a tornare in Aula, ed allora i dipendenti hanno cercato di seguirlo attraverso l'ingresso interdetto al pubblico dove poi sono stati bloccati.
Dopo alcuni minuti di contrattazione tra le rappresentanze sindacali, le forze dell'ordine ed i dirigenti del Consiglio, i lavoratori hanno desistito e sono tornati a protestare fuori dall'Emiciclo.
Proprio la riunione informale con l'assessore alla Sanità, tenuta in concomitanza dei lavori del Consiglio regionale, aveva causato le proteste in Aula del Consigliere Maurizio Acerbo (Rifondazione), che lamentava l'impossibilita' di seguire l'incontro.
Inutili gli inviti del vicepresidente del Consiglio, Giorgio De Matteis, che ha coordinato i lavori, a interrompere la protesta.
Nell'aula consiliare sono entrate le forze dell'ordine, quando lo ha richiesto lo stesso De Matteis.
La seduta poi è stata interrotta e i manifestati scortati fuori dove hanno protestato e continuato ad urlare.
Il presidente vicario del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, ha dovuto invocare l'intervento delle forze dell'ordine per far sgombrare l'Aula dai facinorosi. Circa altri cento dipendenti si sono assediati presso gli Uffici del Consiglio, dove avevano ricevuto riparo a causa dell'abbondante nevicata che sta cadendo da questa mattina sulla citta' dell'Aquila. La protesta in Aula, resa ancora piu' vibrante da rumorosi fischietti, e' guidata da poco piu' di venti dipendenti che avevano ottenuto il regolare accreditamento tra i posti riservati al pubblico.

09/03/2010 15.06

SEDUTA SOSPESA

La protesta dei lavoratori del gruppo Villa Pini ha causato di fatto la sospensione della seduta del Consiglio regionale abruzzese all'Aquila.
Dal punto di vista tecnico, i lavori sono stati sospesi per mancanza del numero legale, dopo la verifica chiesta dal capogruppo dell'Italia dei Valori, Carlo Costantini.
Sono stati molti i momenti di forte tensione alimentati da lavoratori, soprattutto donne, che in lacrime hanno denunciato la mancata erogazione dello stipendio da un anno, una condizione, hanno detto, che impedisce di vivere una vita normale.
«Se permane la revoca dell'accreditamento delle nostre strutture sanitarie, molti dei nostri posti di lavoro sono a rischio», hanno detto i dipendenti.
Alla protesta, insieme ai dipendenti delle strutture di Chieti ci sono anche quelli della clinica "Santa Maria" di Avezzano, della Sanatrix e della struttura Villa Pini della frazione di Gignano.
«La nostra struttura conta 607 dipendenti, come Villa Pini Srl – ha detto Francesco Falzani di Chieti -. Parte del personale sta facendo la cassa integrazione a rotazione. La struttura assiste 25 pazienti non trasportabili altrove, oltre a 160 utenti del centro di riabilitazione».
Situazione delicata anche all'Aquila. «I dipendenti della clinica Sanatrix, inagibile dopo il terremoto dell'aprile 2009, sono in cassa integrazione - ha commentato il segretario provinciale Uil, Simone Tempesta - c'é bisogno di risorse, in attesa della scadenza».



MALORE PER LAVORATRICE, TRASPORTATA IN OSPEDALE

Durante la protesta una lavoratrice del gruppo Villa Pini ha avuto un malore ed è stata trasportata all'ospedale con un'ambulanza della Croce Rossa.
La giovane si è sentita male mentre un folto gruppo di lavoratori stava tentando di entrare nell'aula consiliare attraverso l'ufficio stampa; probabilmente per la calca che si è verificata lungo il corridoio la lavoratrice ha avvertito un malore.
Nell'aula consiliare gli animi si sono rasserenati. Momenti di tensione si vivono ancora in una sala della palazzina dell'ufficio stampa dove sono presenti numerosi lavoratori che sono ancora a colloquio con alcuni consiglieri di opposizione e con i sindacalisti.
Lungo il corridoio dell'ufficio stampa i lavoratori hanno avuto un battibecco con il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, al quale secondo quanto raccontato dai lavoratori è stata posta la domanda su che cosa la Regione stia facendo per il gruppo Villa Pini, e alla risposta "Stiamo lavorando per voi" da parte del presidente Pagano, gli animi si sono surriscaldati.
09/03/10 16.05

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IERI L'ASSEMBLEA DEI LAVORATORI: ANCORA PROTESTE INASCOLTATE

CHIETI. Atmosfera surreale ieri all'assemblea sindacale di Villa Pini.
A sei-otto mesi dall'arrivo della Commissione del Senato e dall'ordinanza del sindaco Ricci che ha messo fine alla gestione di Angelini e ad un mese dal fallimento prima indicato come “la soluzione” di tutti i problemi di Villa Pini, niente è cambiato.
Addirittura qualcosa è peggiorato: gli stipendi non sono arrivati, la clinica boccheggia senza accreditamenti, i malati sono stati spostati con gravi conseguenze per la loro salute (voci incontrollate durante l'assemblea sindacale di ieri hanno riferito di una decina di morti per varie cause in ospedali e Rsa che li hanno accolti) e per le loro famiglie costrette a viaggi lunghissimi.
Non solo: ieri un incontro tra il curatore Ivone ed il sindaco Ricci ha messo in allarme il primo cittadino.
La Regione, attraverso la Asl di Chieti, ha chiesto di verificare alcune condizioni dei malati ancora ricoverati per il loro eventuale trasferimento.
Si vuole sapere (si parla di malati in coma o paralizzati) la loro reale patologia per provvedere al loro trasferimento, come da ordinanza del presidente Chiodi che fissava in 90 giorni il termine per svuotare la clinica.
Una decisione formalmente corretta, visto che l'ordinanza non è stata revocata, ma che fa a pugni con la nuova realtà della nomina di un curatore fallimentare impegnato nella gestione provvisoria al posto della proprietà inadempiente.
Una gestione che i giudici hanno pensato a tutela dei creditori (dipendenti compresi), come prevede la legge fallimentare, e che invece sta trasformando il curatore in un becchino, un ruolo che l'avvocato Ivone non gradisce e che anche il sindaco respinge. «Vogliono far ricadere su di me la responsabilità della chiusura di Villa Pini», ha dichiarato a Pdn Francesco Ricci, « è pazzesco, per trenta anni hanno lasciato passare tutto, oggi che io mi sono assunto la responsabilità di tutelare malati e dipendenti mi vogliono far apparire come il carnefice della Clinica. Non è così. Mi rivedrò con il curatore e spero che saranno trovate soluzioni».
L'impressione è che la Regione da una parte dice una cosa (vi salviamo), dall'altra nei fatti (il mancato riaccreditamento) persegue un altro disegno che non è quello del tribunale fallimentare, la cui scelta era motivata con la salvaguardia dei posti di lavoro.
Per questo una domanda aleggiava ieri nel salone dell'assemblea, anche se nessuna l'ha posta: aveva ragione Enzo Angelini quando contestava i suoi dipendenti che facevano il tifo per il fallimento?
Allora tutti all'Aquila al Consiglio regionale per gridare forte il disagio, lo sconcerto, la disperazione, ma anche l'indignazione per quello che la Regione non fa, dopo averlo promesso.
Ieri a Villa Pini è andata in onda un'assemblea finalmente unitaria, pur con qualche effervescenza contro il comportamento della Uil nel recente passato e con qualche contestazione della Cgil quando è riemersa la storia delle Villette lager.
Ma sono prevalsi gli appelli all'unità per opporsi «al disegno della Regione che ci vuole far chiudere».
I dipendenti hanno riaffermato con forza la decisione di difendere ad oltranza il loro posto di lavoro, il posto di tutti: dai dipendenti ai liberi professionisti, dalla clinica al San Stefar e a tutte le articolazioni della galassia Angelini.
Ce la faranno sindacati e dipendenti a farsi ascoltare? E soprattutto verrà chiarito il piano complessivo della Regione?

Sebastiano Calella 09/03/2010 10.14