Villa Pini: per la Uil la soluzione migliore è la società pubblica

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Villa Pini: per la Uil la soluzione migliore è la società pubblica
CHIETI. Per Villa Pini la Uil insiste: la via più sicura per salvare i posti di lavoro e non penalizzare l'assistenza sanitaria ai cittadini è quella della Società pubblica. * DELUSIONE COMMISSIONE SANITA’
E lo fa con un'assemblea dei dipendenti della clinica e del gruppo Angelini che si è tenuta ieri alla Provincia di Chieti, con la partecipazione dei vertici regionali del sindacato, da Antonio Cardo a Fabio Frullo. Al termine votazione unanime e favorevole al progetto con sorpresa: a votare sì alla scelta della società pubblica anche alcuni dipendenti in pensione, a dimostrazione di quanto sia sentito il problema del dopo Angelini.
Naturalmente la Uil si farà carico di illustrare la proposta in via ufficiale anche agli altri sindacati e non è escluso che sul tema sarà indetto a breve un convegno con esperti per approfondire questa scelta che apparentemente sembra facile.
In pratica, sostiene la Uil, si potrebbe partire dai 60 milioni che la Regione ha stanziato in bilancio per il 2010 a favore delle attività del Gruppo Angelini.
Questo sarebbe il capitale iniziale della nuova società che potrebbe assorbire tutto il personale in servizio con le relative attività assistenziali.
Infatti, il progetto nasce anche per continuare ad assicurare le cure ai cittadini che ne fanno richiesta.
Ma lo strumento della società pubblica, attraverso l'istituto del comando dei lavoratori, consentirebbe –secondo la Uil- anche la possibilità che possano transitare provvisoriamente nelle Asl i dipendenti oggi in servizio a Villa Pini, soprattutto nel caso che la Regione volesse riappropriarsi di alcuni settori dell'assistenza finora erogata da Angelini, come la riabilitazione.
Infatti, già oggi giungono notizie di difficoltà del personale delle Asl dove sono stati dirottati molti pazienti e della necessità per i Manager di attivare contratti a tempo (ma non c'era il tetto di spesa sempre invocato per non richiamare in servizio e stabilizzare i precari?). Insomma una serie di interventi slegati, quelli della Regione, che finora non ha brillato per rapidità di intervento e per fantasia:«i tempi della politica e della magistratura sono impossibili per chi è disperato», commenta il sindacato.

«E' NECESSARIO UN INCONTRO CON TUTTI I CAPIGRUPPO ALLA REGIONE»

Di qui l'incontro di ieri, l'approvazione del progetto e la richiesta di incontro con tutti i capigruppo alla Regione per studiare insieme il percorso più facile per la soluzione definitiva della vertenza.
Quello che non piace è che il dramma dei lavoratori senza stipendio e dei malati senza assistenza non può essere addormentato con il pretesto di difficoltà normative legate al piano di rientro e all'inserimento del personale nelle Asl.
Tutti conoscono ormai le decisioni del Lazio ampiamente favorevoli ai lavoratori della sanità privata, pur in presenza di una situazione debitoria più grave dell'Abruzzo. Quello che chiedono al Commissario della sanità Gianni Chiodi è di ricontrattare il Piano di rientro, perché non è accettabile che i risparmi ci siano solo sulla spesa per il personale, sui ticket, sulle addizionali irpef, cioè tutto a carico dei lavoratori e dei cittadini più deboli costretti a pagare errori di gestione e vere e proprie ruberìe di cui stati già vittime.

I GIOVANI COMMERCIALISTI CONTRO IL TRIBUNALE: «A NOI SOLO INCARICHI SOTTOPAGATI»

«E' mai possibile che tra 400 commercialisti e 700 avvocati di Chieti non c'erano professionisti in grado di lavorare al fallimento di Villa Pini?»: se lo chiede Maurizio Bucci, presidente dell'Unione dei giovani commercialisti e degli esperti contabili (Ungcdec), che in un lungo comunicato espone le lamentele e le perplessità degli iscritti sulla scelta del Tribunale di Chieti che, come noto, ha nominato l'avvocato Giuseppina Ivone di Roma come curatore fallimentare della Clinica di Angelini. «Siamo offesi – dicono i giovani commercialisti – se non godiamo la fiducia dei giudici sui fallimenti grandi (cioè economicamente più vantaggiosi per la parcella finale), non dovremmo goderla nemmeno su quelli piccoli, che spesso sono sottopagati: la verità è che siamo “sfruttati” solo per incarichi di basso profilo». Secondo l'Ungcdec di Chieti si poteva nominare un collegio di tre curatori locali, più rapidi e più economici soprattutto per le procedure iniziali («il curatore nominato ha affittato un appartamento a Chieti o va in albergo a spese della procedura?»), senza dire che l'Unione avrebbe curiosità di conoscere i meccanismi della nomina: «conoscenza dei giudici teatini o segnalazione di quelli romani?».
Raggiunto telefonicamente, Maurizio Bucci ha spiegato il perché del comunicato: «mi sono fatto portavoce del malcontento della categoria, per la quale un fallimento così grande poteva essere anche un'occasione di crescita».


Sebastiano Calella 27/02/2010 9.27

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DELUSIONE COMMISSIONE SANITA'

ABRUZZO. Ieri riunione fiume fino a tarda ora sulla vicenda Villa Pini, alla Commissione Sanità della Regione presieduta da Nicoletta Verì e con la partecipazione del presidente Chiodi.
Il tentativo dei sindacati che hanno partecipato al dibattito, è quello di trovare una soluzione per l'emergenza (gli stipendi ancora latitanti) e per il futuro delle varie articolazioni e società della galassia Angelini, dagli acuti ai cronici alla riabilitazione, passando – perché no – anche per i liberi professionisti lasciati da soli a combattere per la sopravvivenza professionale.
Qualche apertura del presidiente Chiodi si è registrata, ma scarsamente soddisfatta è la Cgil, che non riesce ancora a vedere spiragli concreti in quella che la Regione chiama “disponibilità” al confronto.
«La carta da giocare sembra alla fine una trattativa diretta del governatore, nella sua qualità di commissario alla sanità, con il Governo nazionale sia per rivedere il Piano di rientro dai debiti (Ministero dell'economia) sia per il futuro delle società satelliti», spiega Andrea Gagliardi, Cgil.
Ma certe idee emerse ieri, come quella di trovare un accordo con le banche per anticipare soldi ai dipendenti, sembrano più finalizzate a far guadagnare gli Istituti bancari (che pure non sono stati teneri con i dipendenti in crisi con i mutui...) che a far riscuotere qualche anticipo a chi lo stipendio non lo vede da un anno.
Si tratterebbe, infatti, ritengono i sindacati, solo di aumentere i debiti a chi già è con l'acqua alla gola. Un'ipotesi che anche la Cisl, con Davide Farina e Vincenzo Traniello, boccia, preferendo l'ipotesi di un'anticipazione di 1000 euro per 4-5 mesi con il pagamento diretto ai lavoratori da parte della Regione, visto che i dipendenti stanno erogando un servizio che non può essere interrotto.
Problematico è anche il destino dei lavoratori, eventualmente da raggruppare in cooperative appositamente create oppure da far assumere nelle Asl o nelle cliniche private dove confluirebbero i malati.
Difficile anche il futuro dei 17 centri SanStefar operanti in Abruzzo: la riabilitazione se la riprende la Regione o no?
La Cisl ritiene che «se le volontà politiche sono quelle di preservare in qualche modo le attività sanitarie delle strutture di questo gruppo gli strumenti idonei per perseguirli poi si trovano, se invece è quello di aspettare immobili che gli eventi determinino il futuro di queste attività è chiaro che tutte le proposte possibili ed immaginabili sembrano o possono sembrare insormontabili e non perseguibili».
Intanto le notizie fornite ieri sui malati trasferiti negli ospedali di varie Asl parlano di un assorbimento tranquillo da parte del settore pubblico di questi pazienti provenienti dal privato. Potrà valere questo sistema anche per la riabilitazione? E dove va a finire l'impegno della Commissione senatoriale che parlava del «dipendente che segue il malato?»
Chissà poi quanto saranno contenti infermieri, fisioterapisti e medici delle Asl costretti a fare i salti mortali per assicurare l'assistenza ai nuovi arrivati, quando già le piante organiche erano insufficienti...
L'impressione complessiva sulla trattativa con la Giunta è che siamo ancora nella genericità delle proposte, mentre sulla riabilitazione sembra che la Regione sia solo formalmente vicina ai lavoratori del SanStefar, le cui attività fanno gola alle onlus private e religiose che operano nello stesso settore e che sembrano oggetto della simpatia di alcuni consiglieri regionali.

s.c. 27/02/2010 13.27