Villa Pini: dipendenti ancora nel pantano, sindacati all’attacco

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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CHIETI. Si rianima il dibattito sindacale dopo la delusione dell'ultimo Consiglio regionale che non ha saputo o voluto dare risposte certe ai lavoratori del Gruppo Villa Pini.

Stamattina a Chieti la Uil ha indetto un'assemblea nella sala della Provincia per dibattere la sua proposta di creare una società pubblica per assorbire il personale delle società di Villa Pini in crisi e per assicurare le prestazioni ai cittadini che ne hanno bisogno.
E' un tema che è stato lanciato più volte e che oggi verrà approfondito dal punto di vista tecnico e giuridico.
Sempre che la Regione poi voglia dar seguito a questa proposta anche se l'assessore alla sanità e presidente della Regione non hanno mai spiegato l'incongruenza tra la scelta politica abruzzese e quella per un analogo caso nel Lazio e sempre ad opera del centrodestra.
Si chiariscono anche alcuni temi del dibattito sulla diversità di approccio alla vicenda di Villa Pini da parte dei sindacati.
In particolare la Cisl Fp, con Vincenzo Traniello e Davide Farina, ricorda che mai, per il suo dna, ha fatto o farà il tifo per il fallimento delle aziende: «al contrario, la Cisl cerca di perseguire la conservazione delle attività produttive per garantire i livelli occupazionali, la prima preoccupazione del sindacato. Nel caso di Villa Pini, sarà il tribunale di Chieti in base agli elementi acquisiti ed alle proprie competenze a stabilire se, come e quando decidere per le altre strutture. Solo a quel punto la Cisl agirà per tutelare l'assistenza sanitaria e garantire l'occupazione».
Sempre la Cisl sollecita la famiglia Angelini ad adottare un comportamento responsabile per le altre strutture (San. Stef. Ar. Maristella, la Cicala, c.d.c. Santa Maria, c.d.c. Sanatrix ecc.) e chiede che la Regione convochi la proprietà per decidere quale strada prendere.
«Al presidente Chiodi chiediamo infine - concludono Traniello e Farina – di individuare al più presto la forma giuridica legittima per pagare i dipendenti in servizio, in particolare quelli del SanStefar che continuano a sacrificarsi per non danneggiare i pazienti, ma che non hanno nemmeno certezze per il futuro».
Intanto cercano di far sentire la loro voce anche i liberi professionisti di Villa Pini. Si tratta di medici, di fisioterapisti, di tecnici, di operatori sociosanitari e di amministrativi che non essendo dipendenti non possono aspirare alle provvidenze dello stato sociale come la cassa integrazione.
Sono situazioni altrettanto drammatiche di quelle dei dipendenti, con complicazioni aggiuntive dovute alle diverse forme di lavoro: in affitto, co.co.co., libero professionale, licenziati ecc. L'appello che rivolgono è che qualcuno si occupi anche di loro.

s. c. 26/02/2010 8.52

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