Miglianico, l’appalto per la pavimentazione getta sospetti e veleni

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

3309

MIGLIANICO. Il reato di offesa al decoro dei militanti politici della sinistra non è ancora previsto dal Codice penale, nemmeno come aggravante.
Ma per Renato Ricci, ex sindaco di Miglianico della lista “Sinistra unita” è intollerabile solo pensare che siano fondate le polemiche su un appalto del Comune, oggi amministrato dal centrosinistra.
Per cui presa carta e penna ha indirizzato un esposto di fuoco al Procuratore della Repubblica di Chieti e ai vertici nazionali e locali del Pd, da Bersani a Paolucci a Di Giuseppe.
«Ci sono fatti poco chiari – scrive Ricci – e certamente questi difficilmente possono essere stati commessi da compagni della sinistra di Miglianico. Perciò indagate a tutela della nostra storia e della nostra onorabilità».
In allegato all'esposto, l'ex sindaco Ricci ha inviato il manifesto della lista di opposizione “Viva Miglianico viva” in cui si critica l'appalto per la pavimentazione di via Roma e piazza Umberto I.
Infatti la primogenitura della denuncia di presunte irregolarità e comunque di “stranezze” è del gruppo di opposizione al Comune che da tempo contesta contenuti e metodi della procedura di assegnazione di questi lavori.
Una sorta di lotta intestina tra le due anime dell'Udc, quella del sindaco Dino Di Marco ora in maggioranza con il centrosinistra ed i suoi ex amici nel Pdl, che però ha disturbato e non poco l'ex sindaco Ricci per i riferimenti al Pd.
«Il manifesto intitolato “Il SanDino del Pd” mi dà fastidio – spiega – perché si fanno riferimenti al Pd locale per appalti poco chiari e per favoritismi nei concorsi ed in qualche gara per i contratti di assicurazione. Io non ci sto: la mia storia di amministratore e quella della sinistra di ieri non può essere nemmeno sfiorata dal dubbio di vicende poco trasparenti».
In realtà, come detto, da tempo l'opposizione ha sollevato alcune questioni, solo in parte riportate sul manifesto, e riferite alle contraddizioni tra quello che è stato detto e poi scritto nella determina di appalto e quello che poi è successo.

CHIAMATE SOLO DITTE DEL TRENTINO

Il primo punto contestato è che prima si era detto che sarebbero state chiamate 15 ditte che avevano lavorato con il Comune, poi a sorpresa nessuna di queste ditte locali è stata chiamata, mentre invece sono state invitate a partecipare solo 10 ditte, tutte del Trentino, nessuna delle quali aveva avuto rapporti con Miglianico.
Del che, si dice, il Comune si sarebbe accorto solo 6 giorni dopo l'apertura delle buste, giustificando il tutto come un “refuso”. Ma le critiche non finiscono qui.
L'opposizione contesta, infatti, che il pretesto che ha giustificato l'invito alle ditte del Trentino è che si tratta di maestranze specializzate nella pavimentazione ma anche questo particolare sarebbe smentito dal fatto che nella determina per l'appalto la categoria delle aziende ammesse è quella delle “opere generiche stradali”, requisito in possesso certamente anche di ditte locali.
Infine due affondi tecnici più specifici: il primo è che la ditta che si è aggiudicata l'appalto (all'invito ha risposto una sola delle 10) ha presentato un ribasso del 6,8%, pur essendo scritto nelle norme per la partecipazione che questo tipo di ribasso non era previsto, pena l'esclusione.
La seconda –e forse più importante- è che, trattandosi di appalto unico in due lotti, si supera l'importo di 500 mila euro (limite per assegnate il lavoro a trattativa privata). Insomma ci sarebbe stato uno spezzettamento sospetto e forse irregolare dell'appalto. Anche la questione dell'urgenza dei lavori è sotto accusa: è pur vero che bisogna pavimentare prima delle feste patronali e della Miglianico tour, ma il progetto era pronto da un anno: qualcuno se ne è ricordato all'improvviso?

Sebastiano Calella 25/02/2010 9.53