Ugl apre la vertenza sulle ex-municipalizzate: «basta aspettare»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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L'AQUILA. «Non è più rinviabile, dopo tre anni di amministrazione Cialente, un tavolo confederale per la riorganizzazione delle aziende partecipate del comune, Asm, Ama, Afm, Sed, Ctgs».

La richiesta arriva dall'Ugl che spiega che in tutte le aziende si stanno svolgendo assemblee dei lavoratori che esprimono «forte preoccupazione» per lo stato delle cose.
«Parliamo delle aziende ex municipalizzate che danno occupazione ad oltre 600 persone, considerato l'indotto, ed erogano i servizi essenziali alla città», ricorda la sigla sindacale.
Queste aziende svolgono servizi pubblici, necessari più che mai in questa fase post sisma: rifiuti, trasporto, servizi sociali e farmaceutici, elaborazioni informatica dei dati banca dati dell'emergenza.
Secondo il recente quadro normativo, che prevede la riforma dei servizi pubblici locali (ex art 23 bis legge 133/2008 e s.m.i.), il Comune dovrà necessariamente procedere al riordino delle aziende partecipate, al fine di poter procedere all'affido di commesse dei proprio servizi.
«L'Asm va messa in condizione di operare per l'intero cratere, sia per il ciclo integrato rifiuti che per il problema macerie», sostiene l'Ugl. «L'Ama necessita di maggiori risorse dalla regione, in base ai fondi del trasporto, secondo un nuovo piano delle percorrenze. Per l' Afm è necessario ridefinire gli affidamenti dei servizi cimiteriali e dei servizi sociali. Per il Sed occorre liquidare il socio privato Maggioli, e procedere all'affido di commesse informatiche per la realizzazione in particolare della banca dati dell'emergenza. Per Ctgs nulla si sa circa il bando di privatizzazione».
Sin dal 2008 l'Ugl ha chiesto al sindaco di costituire un tavolo che analizzasse la situazione globale di tutte le aziende: «la nostra richiesta è rimasta inascoltata e si è preferito procedere con la politica dello spezzatino: un'infinità di inutili incontri "azienda per azienda" senza che si arrivasse a nessun risultato concreto. Nell'interesse dei lavoratori e della collettività, è ora di dire basta a questo inconcludente e pericoloso stato delle cose».
Il sindacato ha così proclamato lo stato di agitazione in tutte le aziende: «qualora non avessimo concrete risposte, siamo pronti ad indire uno sciopero generale di tutto il personale interessato».

23/02/2010 12.13