Pomeriggio di follia alla Asl di Atri:«malata di tumore trattata male»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

8301

LA STORIA. ATRI. Un pomeriggio di follia presso gli uffici della Asd di Atri nel corso di una visita per accertare lo stato di malattia di una donna, affetta da tumore. IL MEDICO SMENTISCE: «GRANDE LAVORO A FAVORE DEL CITTADINO»
La storia la racconta Stefania S., figlia della donna malata che aveva fatto nei mesi scorsi domanda per chiedere la pensione di invalidità civile.
Secondo un comma inserito nella legge di conversione del D.L. 4/2006 in materia di organizzazione e funzionamento della pubblica amministrazione la visita presso la commissione medica che deve accertare lo stato di malattia deve avvenire entro 15 giorni dal giorno della presentazione della domanda presso la ASL.
«Noi abbiamo atteso più di 5 mesi, e soltanto facendo ricorso siamo riusciti ad ottenere il tanto agognato appuntamento», racconta la donna a PrimaDaNoi.it.
«Sulla lettera che ci è pervenuta», continua Stefania, «era specificato che bisognava presentarsi con la documentazione ufficiale, accompagnata dallo stesso materiale fotocopiato. Preparo tutto il necessario ed il giorno prefissato io e mia madre ci presentiamo puntualissime presso gli uffici ASL di Atri. Dopo una breve attesa, in una sala d'aspetto in cui c'erano termosifoni che raggiungevano la temperatura di 40 gradi, ma allo stesso tempo finestre spalancate arriva il turno di mia madre».
La donna entra mentre la figlia viene lasciata fuori ad aspettare.
«Consegno la documentazione e mi metto seduta ad aspettare buona buona», racconta ancora la donna.
«Trascorrono non più di due minuti, quando la porta si apre e la dottoressa che ha preso in consegna mia mamma mi rimprovera per non aver fotocopiato alcuni documenti».
Può capitare.

LA FOTOCOPIATRICE CHE NON SI PUO' USARE


«Mi consegna 5 fogli e mi invita a rimediare, recandomi presso una cartolibreria in fondo al viale», racconta ancora Stefania.
«Alzando lo sguardo noto una fotocopiatrice in funzione, tuttavia, non oso fare domande e mi avvio, per scoprire poco dopo che la cartoleria quel pomeriggio sarebbe rimasta chiusa. Con molta gentilezza e tatto chiedo se non sia possibile usare la fotocopiatrice davanti a noi, “dopotutto si tratta solo di 5 fogli…”. La risposta è un freddo e secco “No. La fotocopiatrice non si può usare per gli esterni”».
La donna prova ad insistere, chiede se vista la situazione non sia il caso, per una volta, di fare uno strappo alla regola.
«La risposta torna ferma ed inesorabile “No. La fotocopiatrice non si può usare per gli esterni”». «Mi permetto di far notare l'assurdità della situazione e che sicuramente l'avrei segnalata».
Poi si rimette alla ricerca di una fotocopiatrice.
«Chiedo a mia madre di aspettarmi lì. Dopo circa venti minuti in giro per le vie di Atri, ne trovo una. Provvedo a fotocopiare quei 5 fogli, pago pochi centesimi e corro nuovamente, a perdifiato, verso la sede della ASL. Entrando nella sala d'aspetto, trovo mia mia madre completamente sola, al buio ed in lacrime. Mi racconta che pochi minuti prima, la dottoressa e tutti gli altri medici della commissione erano andati via. Mi dice di aver provato a fermarli, piangendo (lo stato emotivo di un malato nelle sue condizioni è comprensibile) chiedendo di aspettare per favore solo pochi minuti, perché io sarei tornata a momenti per consegnare gli ultimi documenti. Ma sono andati tutti via».
Stefania alla vista delle lacrime della mamma ha perso la pazienza: «sono entrata negli uffici senza neanche bussare o chiedere il permesso, semplicemente per far notare che non è assolutamente quello il modo di trattare un malato. Già vittima di un male che umilia di per sé, un malato non dovrebbe ricevere un trattamento simile. La segretaria non ha accennato minimamente delle spiegazioni o scuse e, anzi, mi ha minacciata con fare supponente di chiamare i Carabinieri. Mia madre dietro di me, mi ha chiesto di lasciare perdere, di andare via, poiché tanto non sarebbe servito a nulla. Mi avvio verso l'uscita, accanto a mia madre che non accenna a calmarsi. Mi chiedo se quello che ho vissuto poco prima sia accaduto sul serio o se non sia stato frutto della mia immaginazione. Al di là del fatto che siamo state trattate in maniera a dir poco degradante, non in banca o alle Poste, ma all'interno dell'Azienda Sanitaria Locale, quello che mi fa riflettere è l'ambigua concezione di rispetto verso la regole. Aspettare 5 mesi la chiamata per una visita che prevede l'attesa di massimo 15 giorni dal momento della presentazione della domanda va bene, ma usare la loro fotocopiatrice per 5 fogli che mi sono sbadatamente dimenticata di fotocopiare… “No. La fotocopiatrice non si può usare per gli esterni”».

23/02/2010 8.17

IL MEDICO SMENTISCE: «GRANDE LAVORO A FAVORE DEL CITTADINO»

«In quel pomeriggio», racconta Angelo Mucci, medico Inps che fa parte delle Commissioni ASL, «la madre della signora Stefania intorno alle ore 16 è stata regolarmente visitata dalla Commissione e valutata correttamente per quanto riguarda la sua patologia, ma la normativa vigente prevede che all'atto della visita medica vengano prodotte le documentazioni che attestino le patologie in originale o in copia autenticata».
Anche il medico conferma che mancavano alcune fotocopie, «e la signora ci ha assicurato che le avrebbe prodotte in breve tempo. La commissione ha continuato a visitare le altre persone», continua Mucci, «ed ha terminato il lavoro alle 16.45, ma nonostante ciò abbiamo aspettato fino alle 17.15, ma della signora Stefania nessuna notizia, quindi ci siamo apprestati ad andare via considerando la pratica in questione come "sospesa in attesa di accertamenti", cioè da definire una volta giunta la documentazione richiesta».
«Vedendo noi medici uscire dalla ASL», prosegue « la madre della signora Stefania ha avuto una crisi isterica di pianto ritenendo erroneamente che avessimo omesso la sua pratica, ma l'abbiamo rassicurata dicendole che la figlia avrebbe dovuto lasciare le fotocopie alla segretaria, dopodichè l'avremmo immediatamente definita. Non so a che ora sia giunta la signora Stefania, certamente dopo le 17.15 (quindi oltre un'ora dopo la visita) ed è normale che abbia trovato la madre da sola visto che a quell'ora nel Distretto Sanitario non c'è più nessuno».
«Noi medici», prosegue Mucci, «stiamo svolgendo un grandissimo lavoro a favore del cittadino nonostante le gravi carenze di organico con grande rispetto delle persone che soffrono».
Quanto all'uso della fotocopiatrice presente nel distretto sanitario il medico spiega «che nei giorni di visite mediche ne vengono effettuate anche 30 in un giorno, pertanto non è possibile fare le fotocopie a tutti per le motivazioni che si possono facilmente comprendere, anche perchè l'uso è strettamente riservato per uso interno».
11/03/2010 14.26