Spadaccini, Toto e l’appalto della Protezione civile dei Canadair

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Spadaccini, Toto e l’appalto della Protezione civile dei Canadair
ABRUZZO. Gli appalti alla Maddalena, la Protezione Civile, il «sistema gelatinoso», le dichiarazioni smentite dalle intercettazioni di Gianni Letta occupano le prime pagine dei giornali. (Nella foto: Giuseppe Spadaccini)
Mentre tutto tace su una vecchia vicenda molto simile che ha un legame, anzi un'origine, in Abruzzo.

E' una storia molto vecchia ma torna d'attualità perché gli ingredienti sembrano analoghi all'inchiesta di Firenze: Protezione civile, un «appalto strano», imprenditori, politici, e una somma considerevole: 370 milioni di euro.
Qualche giorno fa è stato il quotidiano La Repubblica a ritirare fuori la storia che in molti preferiscono non ricordare: un appalto per la gestione dei Canadair vinto dall'imprenditore abruzzese Giuseppe Spadaccini.

GAIERO: «E' UN CASO CHE SONO TUTTI ABRUZZESI?»

«Si sta parlando tanto dei 300 milioni alla Maddalena, ma la questione dei 370 milioni per i Canadair è stata insabbiata: si andrebbero a toccare troppi poteri».
A ricordare bene quel periodo è l'imprenditore di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, Carlo Gaiero, rintracciato da PrimaDaNoi.it che precisa di non essere in contrapposizione ai Canadair ma a certe logiche non sempre lineari.
All'inizio degli anni '90, in Polonia aveva visto degli aerei agricoli (Dromader M18), piccoli, maneggevoli ed affidabili per spegnere gli incendi.
Spese quindici anni della sua vita, come racconta, per dimostrare l'economicità dei suoi mezzi.
Costituì così una società, l'Avianord, con l'intenzione di prendere commesse dalla Protezione Civile.
«Faccio una sperimentazione in Basilicata su incarico della Protezione Civile e i risultati sono ottimi e sono documentati», ricorda Gaiero «ma alla fine non si fa più nulla, anzi la Protezione civile mi deve ancora 500 mila euro e in appello la Presidenza del Consiglio è stata condannata al pagamento». Una sperimentazione che secondo l'imprenditore poteva aprire la strada ad un altro modo di arginare il problema degli incendi che potrebbero essere prevedibili e dunque superare il concetto di "emergenza".
«Che devo pensare? – si domanda- Che i nostri aerei costavano troppo poco? Fatto sta che hanno fermato gli imprenditori, quelli veri, a dispetto dei proclami di Berlusconi a favore dell'iniziativa imprenditoriale. Questo è un paese senza futuro».
«In tutta questa vicenda io non voglio pensare che ci siano state le mazzette e non ci sono elementi per crederlo», continua al telefono con PrimaDaNoi.it, «anche perché il problema non sono i corruttori ma le istituzioni che si lasciano corrompere».
Ma Gaiero vuole porre qualche interrogativo sulla situazione dell'aviazione nazionale, e quindi abruzzese, vista la grossa fetta ad appannaggio di Spadaccini e Toto.
«Può essere un caso che Gianni Letta, Spadaccini e Toto siano abruzzesi?», domanda l'imprenditore, «andiamo a leggere cosa è successo nel mondo dell'aviazione in questi ultimi 5 anni. Spadaccini ha preso un contratto da 370mln di euro, Toto gli fa causa, dopo 4 anni ricompare Toto con un'azienda che sta per morire, l'Airone, e guarda caso va a finire nelle braccia di Alitalia. C'è un regista dietro queste cose? Possibile che accadano tutte per caso? Possibile che non ci sia un triestino, un umbro e un calabrese?».
Per fortuna ci sono imprenditori aerei anche di molte altre regioni ma come spesso accade i dubbi sono figli della poca chiarezza, delle bugie che non reggono e della pochissima trasparenza che vige nel paese.

LA STORIA

All'origine si trattava di una gara d'appalto indetta dalla Protezione Civile (allora gestita da Franco Barberi, ora presidente della Commissione Grandi Rischi) nel 1997 per l'affidamento del servizio antincendio, fino a quel momento gestito da una società dell'Alitalia.
Il servizio per lo spegnimento degli incendi boschivi fu assegnato a trattativa privata (perché la prima gara fu dichiarata «deserta»), scalzando la concorrenza (Sisam di Alitalia), ad una ditta abruzzese con poca esperienza nel campo della difesa ambientale. Era la Sorem di Giuseppe Spadaccini, uomo molto vicino a Gianni Letta, amico di Sabatino Aracu, datore di lavoro dell'ex vicepresidente Pd, Enrico Paolini, e in ottimi rapporti con molti altri personaggi politici dell'arco costituzionale.
Imprenditore aeronautico, socio con Bud Spencer e proprietario del “Aeroservice group” che comprende quattro società: San/Aem (manutenzione), Air Columbia (aerotaxi), Sorem (Canadair) e Itali Airlines (voli commerciali e turistici).
Cosa doveva fare Spadaccini per la Protezione Civile?
Equipaggiare, fare manutenzione ed intervenire in caso di incendi a bordo dei sedici Canadair comprati dallo Stato.
All'inizio l'organizzazione è sembrata stentare forse per la poca esperienza od il rodaggio.
Poi nel 2000 l'appalto venne rinnovato per altri tre anni.
Nel 2002, la Corte dei Conti verificò i contratti e stabilì che l'azienda del pescarese Spadaccini non aveva i requisiti per partecipare alla prima gara.
Venne chiesto alla Protezione Civile un risarcimento di 21 miliardi di vecchie lire per il danno causato all'erario dato che in un periodo, per garantire il servizio, sarebbero stati pagati aerei extra alla Forestale, impegnando piloti Alitalia.
Così Bertolaso, allora direttore della Protezione civile, sembrava aver abbandonato l'idea di rinnovare il contratto alla Sorem alla scadenza del 2003.
Un «appalto strano», lo definirono in molti politici di sinistra, ma anche lo stesso Bertolaso.
Ma a difesa di Spadaccini scesero in campo 130 parlamentari di Forza Italia e di An, primo firmatario Fabrizio Cicchitto, con una lettera indirizza a Silvio Berlusconi per denunciare «intenzioni discriminatorie nei confronti della Sorem».
Tra le pieghe della storia si ritrova anche una corposa sponsorizzazione al giornale “L'Avanti”, notoriamente schierato a destra, per circa 3 milioni di euro operata da una società di Spadaccini minore: una cifra imponente per un giornale che vende poche copie.
Sarà stato merito della grande professionalità di Spadaccini,della lettera o della sponsorizzazione (la pubblicità qualcuno l'ha vista?), fatto sta che il corposo appalto per lo spegnimento degli incendi per i nove anni successivi (2005-2014) se lo aggiudica “l'altro Toto”, Giuseppe Spadaccini (40mln annui).
Con buona pace anche di Carlo Toto (che aveva partecipato al “derby”)?
Non proprio.
Infatti, il patron di AirOne ha fatto causa al conterraneo ma nel 2006 il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso di Toto e la vicenda si è conclusa a favore di Spadaccini.
Anche la Sisam nel 1997 aveva contestato l'assegnazione del primo appalto.
Il resto della storia si perde nella nebbia tra archiviazioni e prescrizioni.
Sono però diverse, ma con punti di contatto, le inchieste ancora aperte che riguardano i due imprenditori del volo abruzzesi.
Su Spadaccini pende l'inchiesta della Procura di Pescara che lo vede indagato, insieme al commercialista Giacomo Obletter di Chieti e all'avvocato Francesco Valenti di Pescara, per reati che vanno dall'associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e al riciclaggio di denaro.
Su Carlo e Alfonso Toto pendono le inchieste su presunte tangenti all'ex sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, sul presunto tentativo di aggiustare la gara per aggiudicare la costruzione, riqualificazione e gestione dell'area di risulta e dei parcheggi dei dintorni.
Una gara alla quale la ditta Toto ha partecipato da sola e che la procura avrebbe dimostrato addirittura concordata grazie all'ex dirigente del comune Giampiero Leombroni, oggi in forze alla Toto spa.
Toto è dentro anche ad un'altra inchiesta “dormiente”sulla variante alla Mare-Monti: altro appalto, stessa storia.

Manuela Rosa 18/02/2010 9.04
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