Ancora nessuna decisione per il fallimento di Villa Pini

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Ancora nessuna decisione per il fallimento di Villa Pini
CHIETI. Nemmeno ieri il parto annunciato si è verificato. Slitta ancora la decisione per Villa Pini, anche se negli ambienti del Tribunale e della Procura si fa strada l'interpretazione che il tempo è funzione dell'accuratezza del prossimo provvedimento: maggiore sarà l'attesa, migliore sarà la decisione. * TROPPI RICOVERI, ANGELINI ASSOLTO A CHIETI
Ieri pomeriggio, ma la cosa si ripete quasi tutti i giorni di udienza, il presidente del Tribunale di Chieti, Geremia Spiniello, ha terminato alle 16,45 la sua dose quotidiana di processi: 47 fascicoli, macinati uno dopo l'altro con nomi di imputati, appello di avvocati e di testi, chiamata di legali di ufficio.
Al pomeriggio gli avvocati difensori o di parte civile hanno gettato la spugna e sono rimasti a rispondere all'appello quasi solo le giovani avvocatesse, magari a caccia di difese d'ufficio, più coriacee dei colleghi maschi.
E così gli ultimi fascicoli vengono affrontati velocemente, qualche rinvio a luglio, «no, questo è più complicato lo rimandiamo a settembre», «questo è fallimentare, se lo studi bene avvocato».
Quasi alla fine dell'udienza, appare il giudice Nicola Valletta, uno dei tre magistrati che stanno studiando il caso Villa Pini e passa un foglietto al presidente.
Breve lettura, il presidente ripiega l'appunto e lo infila nel taschino: un cenno al carabiniere di servizio che si avvicina. «Mi dicono che c'è qualche problema a Villa Pini, si può informare?».
«Sapete, oggi si parla di Villa Pini – spiega il presidente ai pochi avvocati rimasti - che sarà successo?»
Mentre il carabiniere sale al piano di sopra per telefonare, chiamo io il centralino: «Nulla, non è successo nulla», conferma il telefonista: né assemblee, né movimenti strani.
Torna anche il carabiniere con le stesse notizie. Entra poi un'impiegata della cancelleria e conferma direttamente al presidente: «tutto calmo».
«Va bene, vedremo dopo l'udienza», commenta Spiniello avviandosi a concludere rapidamente.
Salutati gli avvocati superstiti, Geremia Spiniello si avvia verso il suo ufficio con altri fascicoli in mano.
«Presidente, posso? Sono un giornalista di PrimaDaNoi.it: ci sono notizie?»
«No, mi scusi, non rilascio dichiarazioni», risponde cortesemente il presidente, rifugiandosi nel no comment.
Nonostante la stanchezza di una giornata intensa, il giudice Spiniello appare molto più disponibile di come lo descrivono.
«No, non le chiedo cosa avete deciso, ma vorrei solo sapere i tempi probabili della decisione, c'è molta attesa soprattutto da parte dei dipendenti».
«Non so niente, mi scusi, dopo una giornata così... comunque non posso dire niente». «Grazie lo stesso presidente, a presto (speriamo)».
La porta dell'ascensore si apre improvvisamente, il presidente mi fa entrare e mi accompagna a piano terra.
Mentre lui sale nel suo ufficio, arriva – sono quasi le 17 – il giudice Adolfo Ceccarini, che sarà forse l'estensore del provvedimento su Villa Pini.
Dunque alle 17 di ieri al Tribunale il collegio si può riunire, ma non c'è l'aria di una decisione già presa.
Si fa strada l'ipotesi che prima di lunedì non ci saranno decisioni. D'altra parte la materia è delicata e controversa: qualche riflessione di più non guasta. Come non guasterebbe – vista l'attesa carica di tensione – che il Collegio o lo stesso Presidente convocassero una conferenza stampa per spiegare le ragioni della loro decisione senza lasciare ai giornalisti l'onere – a rischio errore – dell'informazione.

Sebastiano Calella 12/02/2010 9.02
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TROPPI RICOVERI, ANGELINI ASSOLTO A CHIETI

CHIETI. Il fatto non sussiste. Si conclude con un'assoluzione piena il processo a Villa Pini per aver tenuto più ricoverati di quanti erano i posti letto accreditati.
E proprio su questo punto ha avuto buon gioco Sabatino Ciprietti, il legale storico di Angelini, che nella sua difesa vittoriosa ha dimostrato che si è fatta confusione tra posti letto autorizzati e posti letto accreditati.
I primi erano 500, cioè la clinica aveva l'autorizzazione per l'attività sanitaria riferita a questo numero fin dal 1994, poi la Giunta regionale il 31 dicembre del '99 decise per l'accreditamento di 245 posti.
Quando dunque i Carabinieri del Nas di Pescara, a metà 2007, furono inviati per un controllo (cominciava allora la guerra Del Turco-Angelini?) trovarono ricoverati 334 pazienti.
Il che fu ritenuto un'irregolarità da punire con un'ammenda (al massimo 2.000 euro) in base ad un Regio decreto del 1934.
Insomma c'erano quasi 100 ricoverati in più.
«Errore - ha spiegato in udienza Ciprietti al giudice monocratico Patrizia Medica, che poi ha emesso la sentenza – qui si tratta di due cose diverse. Avere l'autorizzazione è un fatto generico, cioè la Clinica può ricoverare fino a 500 pazienti. Di questi, se ricoverati, la Regione ne paga fino a 245. Ma nessuno può impedire ad un imprenditore di tenere occupati anche gli altri posti. Senza dire che il regime dei ricoveri e delle dimissioni che si accavallano può comunque generare un surplus fisiologico dove non c'è nulla di irregolare. Perché comunque i due fatti, autorizzazione ed accreditamento, possono convivere senza problemi».
Giustificazione accettata in pieno dal Giudice che dopo una breve camera di consiglio ha sentenziato l'assoluzione piena di Angelini.
s. c. 12/02/10 9.58

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