Smaltimento rifiuti. La ditta: «su PrimaDaNoi.it notizie false e disoneste»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

7119

Smaltimento rifiuti. La ditta: «su PrimaDaNoi.it notizie false e disoneste»
MONTESILVANO. «Notizie false, tendenziose, non verificate e dannose», seguono le rituali minacce per prossime aggressioni giudiziarie. * PALUSCI: «ESPOSTI E DENUNCE DAL 2005
Non inizia in modo originale la risposta dell'avvocato della Riab, Vittorio Iovine che replica all'articolo di PrimaDaNoi.it che riportava le lamentele documentate e verificate dei residenti che parlavano di «[url=http://www.primadanoi.it/notizie/24933-La-ditta-di-smaltimento-tra-le-villettee-le-istituzioni-stanno-a-guardare]inerzia delle istituzioni[/url]».
«Quando nella relazione della Asl», precisa l'avvocato,«comunque risalente al 2007, si dice che nell'“area” è presente l'odore di materiale ferroso ossidato, nel caso specifico per “area” si intende il sito della ditta Riab srl, e non certo “area” in senso ampio di quartiere o zona».

«EMISSIONI REGOLARI E AL DI SOTTO DELLA SOGLIA»

Con foto a portata di mano abbiamo affermato che il materiale ferroso sarebbe stoccato «senza copertura», «a cielo aperto», avremmo «ipotizzato un reato ambientale», che non si profila secondo l'avvocato Iovine per un'azienda «certificata Iso14001» che «adotta per il suo sistema produttivo buone prassi per il costante monitoraggio degli aspetti ambientali diretti ed indiretti».
Come testimonierebbe «la partecipazione attiva della Riab, a titolo gratuito, con propri mezzi e uomini, a manifestazioni di primo livello in difesa dell'ambiente».
Infatti, secondo l'avvocato, «non corrisponde a verità che le ditte rientrino tra quelle che producono vapori o gas e “che possono riuscire oltremodo pericolosi per la salute degli abitanti”».
Notizia «stravagante» anche quella che riguarda «il fantomatico capannone» protetto da una montagna di pietre e sorvegliato da un impianto di telecamere.
«Nemmeno la Asl è riuscita ad entrare» è l'affermazione che l'avvocato non ha mandato giù.
Era stata però la Asl, nella relazione del 2007, a scrivere che nel capannone non era entrata riportando la dichiarazione di un referente della ditta che spiegava che la struttura era «un deposito di rifiuti».

«NON CI SONO DENUNCE»

«Non è vero che esistono decine di denunce penali nei confronti del mio assistito», scrive l'avvocato.
Ma anche questo era stato detto, nel gennaio 2009, dall'allora dirigente comunale dei lavori pubblici, l'ingegnere Bellafronte Taraborrelli a PrimaDaNoi.it («è pieno di denunce»).
«Vero è che,- continua il legale- dall'unica denuncia penale, è sortita una vera e propria ridda di sopralluoghi delle più varie e disparate autorità, nonché azioni giudiziarie parallele proposte in sede civile da quegli stessi privati che avevano denunziato il mio difeso in sede penale. In una di questa azioni civili pende addirittura una richiesta risarcitoria a 5 zeri, ben si comprende dunque per quali ragioni si tenda da una certa parte a soffiare sulla brace dello scalpore giornalistico».
Poi viene elencata una serie di affermazioni «false e non comprovate da alcun accertamento di valore giudiziale».
«E' falsa», dunque- secondo Iovine- l'affermazione « “è impossibile vivere bene” nella zona dove sorgono le ditte. Al riguardo si fa presente che negli ultimi 3 o 4 anni sono sorte a diretto contatto con il sito in questione alcune decine di unità abitative, e non si comprenderebbe proprio secondo quale logica imprenditoriale gli operatori immobiliari avrebbero mai potuto costruire così a ridosso di un “luogo insalubre”, sperando addirittura di potervi trarre lucro».
Ed è questo forse l'elemento più rilevante della storia che comprende –è vero- una certa inerzia degli enti ma anche una iperattività a trasformare aree originariamente artigianali in aree urbanizzate.

«NESSUN ACCERTAMENTO GIUDIZIALE SULLE NOTIZIE»

«Nessuna ritorsione» nei confronti della signora Maria Teresa Palusci, abitante della casa attigua e autrice della denuncia penale in quanto, aggiunge sempre l'avvocato della Riab, «non esiste alcun ingresso auto di proprietà della signora che sia stato chiuso. Vero è invece che il terreno limitrofo ad un'apertura, certamente realizzata senza alcuna autorizzazione, nel muro di cinta della proprietà della predetta signora, è attualmente interessato da un cantiere circoscritto da recinzione rimovibile».
Quindi è ora l'avvocato a delineare un reato in capo alla signora Palusci.

«NESSUNA RESPONSABILITA' SU EMISSIONI E CONTAMINAZIONI»

«Nessun accertamento, di carattere penale e/o civile, allo stato, ha ricondotto alla responsabilità della Riab srl il riferito episodio della inalazione di sostanze irritanti da parte della signora Ada Ciavattella, al contrario, un perito del Tribunale ha espressamente escluso questo genere di immissioni».
Nel comprensorio vi lavorano numerose ditte, ribadisce l'avvocato. «Nessuna paternità della contaminazione» delle acque del pozzo della signora Ciavattella.
Nel 2008, il giudice ordinava la realizzazione di una seconda strada d'accesso al sito.
Le cose nel 2010 sono cambiate, dice l'avvocato, «con l'ordinanza del Tibunale di Pescara del 26.01.2010 non viene ritenuto opportuno realizzare la predetta via alternativa, e non c'è né in detta ordinanza, né in altro provvedimento giudiziale, alcuna imposizione rispetto all'asserito obbligo di pavimentazione dell'area delle “vasche”».

«NESSUNA CONNIVENZA CON LE ISTITUZIONI»

Per la Riab è un' «illazione totalmente infondata e indice di disonestà intellettuale» anche quella riferita al fatto che “le istituzioni siano rimaste a guardare” perché «suggerisce capziosamente al lettore che possa esservi addirittura una situazione di connivenza da parte di chi è chiamato a controllare».
La ditta, riferisce l'avvocato, sarebbe stata sottoposta a stringenti verifiche da parte di tutte le istituzioni coinvolte nel caso, per non parlare della «pressante attenzione dell'Autorità comunale, la quale ha tenuto sotto costante controllo l'esecuzione di tutti gli interventi migliorativi».
«Se oggi la situazione fosse davvero quella da voi descritta, qualcuna di queste autorità non avrebbe mai potuto omettere di rilevarlo», conclude l'avvocato della Riab.

m.r. 11/02/2010 15.41
[pagebreak]

PALUSCI: «ESPOSTI E DENUNCE DAL 2005

Maria Teresa Palusci replica alle affermazioni dell'avvocato Iovine della Riab e spiega che sul caso «c'è una denuncia penale fatta da quattro persone datata 12 aprile e sono ancora in corso le indagini,ci sono due esposti regolarmente depositati presso vari enti e la Procura della Repubblica datati dicembre 2005 firmato da 32 famiglie. In data 24 ottobre 2008 è stato fatto un provvedimento cautalere vinto da me, datato con il quale si impone alla ditta Riab di mettersi a norma di tutta una serie di cose».
Palusci chiede all'avvocato Iovine «in quale categoria farebbe rientrare l'attività della sua assistita: così su due piede non mi pare artigianale e neppure piccola industria».
Secondo punto sull'apertura del cancello scorrevole della donna: «sono stati apposti dei blocchi abusivi come da ordinanza n.225 del 28/04/2009», continua Palusci. «Con una ulteriore ordinanza giudiziale R.G.N 2986/08-1971/09 il giudice condanna nuovamente la ditta Riab ad ultimare le barriere fonoassorbenti, ad insonorizzare il motore della cesoia, ma di monitorare il futuro operato della resistente nella realizzazione dei lavori che pur dovuti non sono stati ancora realizzati per, dichiara l'ordinanza, lentezze ed omissioni ad essa imputabili».