Tribunale, Asl conceda gratis farmaco con cannabis

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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AVEZZANO. Il tribunale di Avezzano ha riconosciuto il diritto di un malato a ottenere gratuitamente dall'Asl un farmaco a base di cannabis.

Il giudice ha deciso così in base all'articolo 32 della Costituzione, che riconosce il diritto inviolabile alla salute.
«La decisione assunta è funzionale a trattare gravi patologie, in quanto altri medicinali usati dal paziente non sono risultati idonei», ha dichiarato all'Ansa il giudice che ha emesso la sentenza, Elisabetta Pierazzi.
«Il medicinale somministrato - ha precisato - è a pagamento e non viene prodotto in Italia. Viene importato di volta in volta in piccole quantità. Quindi deve essere somministrato a pagamento, con costi elevatissimi».
Sulla vicenda è intervenuta l'Aduc, associazione diritti utenti e consumatori.
«C'é da constatare ancora una volta - si afferma in una nota - che, per ottenere il rispetto di un diritto costituzionale, un cittadino è stato costretto a fare causa. Solo poche Asl in Italia, grazie a dirigenti e medici illuminati, rimborsano farmaci a base di cannabis, che devono essere importati attraverso complicate e costose procedure».
All'Asl di competenza (L'Aquila-Avezzano-Sulmona) non è ancora pervenuta alcuna notifica del provvedimento, secondo quanto riferito dall'Ufficio stampa.
Lo scorso mese, il Senato ha approvato un ordine del giorno bipartisan in cui si chiedeva al Governo di promuovere una sperimentazione per la produzione di farmaci cannabinoidi in Italia. «Abbiamo gia' il know-how e istituti pubblici pronti a darsi da fare», ha spiegato ancora l'Aduc, «il tutto con costi modesti per i cittadini rispetto a quelli che oggi siamo costretti a pagare a produttori farmaceutici stranieri. Basta la volonta' politica del Governo, e quella in particolare del ministro della Salute Ferruccio Fazio, perche' migliaia di cittadini possano migliorare drasticamente la qualita' della loro vita senza dover ricorrere a spese insostenibili (anche 500 euro al mese) o peggio ancora rischiare il carcere con autocoltivazioni di fortuna o recandosi dal pusher sotto casa».

10/02/2010 12.14