Villa Pini, giornata divisa tra tribunale fallimentare e consiglio regionale

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Villa Pini, giornata divisa tra tribunale fallimentare e consiglio regionale
CHIETI. Ieri mattina il Tribunale fallimentare di Chieti si è riservato di decidere il destino di Villa Pini (la sentenza è prevista a breve, forse anche oggi).
Ieri sera il Consiglio regionale straordinario e monotematico che si è svolto a Pescara ha prodotto solo un documento di intenti, un pò generico, ma unitario e quindi condiviso da maggioranza ed opposizione: bisogna fare di tutto per tirare i dipendenti fuori dal guado e ridare loro un futuro lavorativo.
Ormai sono solo due i percorsi indicati dalla giornata di ieri: la dichiarazione di fallimento o l'applicazione della legge Prodi bis, quella che ha salvato grossi gruppi industriali (sembrano invece poco probabili il concordato preventivo e quindi l'intervento del Gruppo Neuromed) e le decisioni della Regione in materia di sanità e di personale.
Dunque quel 9 febbraio atteso da tutti come lo spartiacque della vertenza avrà una piccola appendice temporale, visti i tempi tecnici del Tribunale.
E così la speranza dei dipendenti di Villa Pini diventa sempre più come un'altalena: una volta sale, mentre si aspetta la decisione della Camera di consiglio del Tribunale fallimentare, una volta scende, quando c'è il rinvio dopo la lunga attesa.
Un'altra volta va su, quando inizia il Consiglio regionale, un'altra va giù (con tanto di buu, buu dalla sala stracolma del Comune di Pescara) quando le posizioni nette dell'assessore Venturoni e del Presidente Chiodi sembrano lasciare poche speranze di apertura.
Infine, risale a fine serata, quando tutti i Gruppi in Consiglio trovano l'accordo su un documento unitario che è l'ennesima prova di buona volontà e di disponibilità da parte della Regione. In realtà è solo quello che basta per andare a dormire almeno soddisfatti, dopo la lunga giornata iniziata alle 9 di mattina a Chieti in una vuota e spettrale Piazza San Giustino (finalmente liberata dalle auto) e conclusa alle 9 di sera sotto la pioggia di Pescara.

L'ATTESA IN TRIBUNALE

Ieri mattina un centinaio di dipendenti sono già davanti al Tribunale ben prima che abbia inizio la Camera di consiglio e rumoreggiano solo quando arriva Chiara Angelini che viene fatta salire da un'entrata secondaria.
Poi tutti su, al primo piano del Palazzo di Giustizia, in attesa della chiamata che interessa anche alcuni dipendenti che hanno presentato istanza di fallimento.
A sorpresa non c'è l'avvocato Sabatino Ciprietti, storico difensore di Angelini: avrebbe rimesso il mandato per incompatibilità dopo aver presentato un decreto ingiuntivo contro la proprietà di Villa Pini per essere pagato anche lui.


(Nella foto Francesco Fimmanò)

C'è, invece, il professor Francesco Fimmanò, legale del Gruppo Neuromed, giovane docente universitario e tecnico di fama nazionale che attende un'eventuale chiamata per spiegare meglio i contenuti dell'offerta di affitto con futuro acquisto del Gruppo Villa Pini.
L'attesa sarà vana, perché i tre Giudici (presidente Geremia Spiniello e poi Ceccarini e Valletta) non lo chiamano e sembra addirittura che durante la Camera di consiglio si parli dell'offerta Neuromed in termini generici: qualcuno racconta che sarebbe stata definita un'inutile illusione per i lavoratori e che non sarebbe stata presentata in tempi e in modi canonici.
Il che non è, spiega il professor Fimmanò: «non solo perché io sono qui, ma anche perché l'offerta è stata inoltrata regolarmente».
Le notizie che filtrano fuori dalla Camera di Consiglio quando cominciano ad uscire i dipendenti che hanno presentato istanza di insolvenza, parlano di una richiesta netta di fallimento da parte del Procuratore della repubblica Pietro Mennini, mentre sembra tramontare l'ipotesi del concordato preventivo e si affaccia la possibilità che il Gruppo rientri nei parametri della legge Prodi bis, sia per numero di dipendenti sia per il rapporto tra debito e capitale (si parla con insistenza di 100 milioni di crediti e di oltre 300 milioni di debiti, compresa una fetta importante di esposizione con l'erario).


(Nella foto Pietro Mennini)

E così la mattinata scorre, divisa tra i sostenitori del concordato preventivo che sarebbe più funzionale alla ripresa dell'attività della clinica e i chiarimenti sulla nuova legge fallimentare che il professor Fimmanò si presta con grande disponibilità ad illustrare.
Il problema di fondo per la gestione di Villa Pini è che il commissario Cosentino non può creare debiti nella gestione, perché andrebbe a danneggiare i creditori.
L'affitto della clinica sembra essere invece il modo migliore per ovviare a questo problema e consentire la gestione anche in perdita dei primi due anni, salvo poi l'acquisto finale con ampie garanzie per i creditori.
Sorprende il tratto di questo giovane avvocato, figlio di quella tradizione napoletana liberale di stampo crociano quando il Diritto era una specie di religione a cui dedicare la vita.
Poi improvvisa la fine della Camera di consiglio e la delusione dei dipendenti e di Neuromed.
L'avvocato Fimmanò se ne va (ma nel pomeriggio ci sarà un contatto con il Tribunale), i dipendenti si raccolgono sulla scalinata di san Giustino.
«Ci vediamo alle 5 a Pescara».



IL CONSIGLIO REGIONALE STRAORDINARIO

La sala del consiglio comunale è gremitissima, molti restano fuori. Il peso di illustrare la posizione della regione è tutto sulle spalle dell'assessore Venturoni, che esprime con chiarezza e con coraggio quello che ha in mente di fare: risanare la sanità, mettere un freno agli eccessi della sanità privata, i cui posti letto e le cui prestazioni da sole basterebbero a tutto l'Abruzzo.
I dipendenti rumoreggiano:«perché tocca a noi fare le cavie?».
L'assessore va avanti, spiega quello che la Regione ha fatto per incidere il bubbone del contenzioso con Angelini, le prospettive che vede possibili compatibilmente con il Piano di rientro.
Insomma una piena assunzione di responsabilità con l'impegno comunque a non buttare a mare i dipendenti.
Replicano Maurizio Acerbo e Camillo D'Alessandro: «la maggioranza non ha fatto molto, anzi nessuno del Pdl qui ha preso la parola ed ha formulato una proposta. Ricordiamo che il tema del Consiglio è come ricollocare il personale. Noi proponiamo di presentare una legge regionale per la riassunzione dei dipendenti, con nuove piante organiche delle Asl e con i concorsi, oppure la creazione di una società a totale capitale pubblico per riassorbire il personale e continuare ad assicurare le prestazioni».
Chiodi ribatte e riassume la storia di quello che la Regione ha fatto per i dipendenti, ma ricorda anche che per essere assunti nel settore pubblico la Costituzione prevede un concorso (di regola, suggeriscono dal pubblico, di regola...).
Alla fine breve sospensione dei lavori per scrivere un documento finale condiviso e tutti a casa.
Peccato che oggi, in attesa della decisione del Tribunale, i pazienti della riabilitazione del San Stef.ar troveranno chiusi i locali: ieri c'è stato lo sfratto esecutivo.
E le prestazioni per i 260 malati di Chieti?
Il sindaco Ricci, massima autorità sanitaria, pensa di chiedere la riapertura del centro. Come dire: i documenti unitari servono, ma i problemi incombono e le soluzioni debbono essere urgenti.

Sebastiano Calella 10/02/2010 10.09

LA PRECISAZIONE DELL'AVVOCATO SABATINO CIPRIETTI

L'avvocato Sabatino Ciprietti ha precisato che in un primo momento era stato indicato dall'amministratore di Villa Pini (Chiara Angelini) quale legale per assistere all'udienza fallimentare. In seguito è intervenuto il commissariamento che ha fatto decadere i poteri di Angelini.
«Per una ragione di correttezza», ha spiegato Ciprietti, «poiché la nomina sarebbe dovuta scaturita dal commissario mi sono astenuto e solo per questo. Non c'è, invece, nessun decreto ingiuntivo proposta da me ma è vero che vi era una procedura nella quale mi sono inserito per recuperare un mio credito inserito nel bilancio del 2007».
10/02/2010 11.44