Fallimento, abusi edilizi e truffe:il futuro di Villa Pini legato al suo passato

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Fallimento, abusi edilizi e truffe:il futuro di Villa Pini legato al suo passato
CHIETI. Sembrano positive le reazioni alla presentazione pubblica dell'offerta Neuromed per Villa Pini. (nella foto i vertici Neuromed: Erberto Melaragno e l'ad Fabio Valente) * DELIBERATA LA CASSA INTEGRAZIONE PER 1007 DIPENDENTI 
Ed è stata apprezzata l'iniziativa del presidente Enrico Di Giuseppantonio che sabato ha ricevuto in Provincia i vertici del Gruppo molisano.
Dissonante è, invece, la posizione del Pd che, mentre critica Chiodi per il disinteresse dimostrato, ha eccepito la dubbia titolarità della Provincia che«non ha competenze in materia di sanità».
Cosa che Di Giuseppantonio aveva ben chiarito, ed il Pd non ha dimenticato che anche il suo ex Presidente, Tommaso Coletti, aveva preso iniziative in sanità (come la creazione di una Consulta).
Nell'incontro di sabato la proprietà del Gruppo Villa Pini – era presente Duilio Carusi – ha comunicato la decisione di chiedere la Cassa integrazione anche per le altre aziende rimaste fuori dal sequestro di Villa Pini.
E così saranno previsti 250 dipendenti in cassa integrazione per il San. Stefar. 50 per Santa Maria ad Avezzano ed altri 60 tra le aziende più piccole.

DOMANI CAMERA DI CONSIGLIO DEL TRIBUNALE FALLIMENTARE E CONSIGLIO REGIONALE

La notizia meno buona è che non è sicuro che sarà possibile inserire la richiesta in quella già all'esame oggi per i dipendenti della clinica.
Ma il bollettino della vertenza propone domani due scadenze decisive: di mattina la Camera di consiglio al Tribunale fallimentare di Chieti, dove la proprietà del Gruppo dovrà presentare le ultime sue proposte per accedere al concordato preventivo, con tanto di piani industriali e finanziario.
Al pomeriggio riunione del Consiglio regionale nella sala consiliare del Comune di Pescara: è in programma una protesta – si è parlato anche di occupazione – dei dipendenti che chiedono di fare presto a sbrogliare la matassa Villa Pini e rifiutano le proposte dell'assessore alla sanità Lanfranco Venturoni sul possibile smembramento della riabilitazione dei 5 centri San. Stefar.
La Regione avrebbe presentato un piano che andrebbe solo a beneficio del settore no-profit operante in Abruzzo, senza garanzie di continuità del lavoro per gli attuali operatori dei centri.
Avranno perciò un bel da fare i sindacati che finora sono riusciti a gestire la protesta dei senza stipendi su un binario di confronto, nonostante la tensione palpabile, come venerdì mattina nell'assemblea al polo tecnico della Provincia a Chieti e nel successivo incontro con il procuratore della Repubblica di Chieti.

PREOCCUPAZIONI DELLA UIL PER LE STRANE VICENDE DEI DECRETI INGIUNTIVI

Preoccupazioni invece più evidenti per un'iniziativa imprevista da parte di alcuni dipendenti che organizzatisi sotto una sigla aziendale, hanno chiesto di partecipare alle riunioni sindacali.
Quasi un ritorno all'antico, quando le vertenze erano gestite nella clinica, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
L'altro versante che preoccupa i sindacati è l'arrivo al capolinea dei decreti ingiuntivi e delle relative assegnazioni in denaro dopo il pignoramento delle somme presso la Asl che è debitrice della clinica.
«Queste procedure hanno incontrato molte difficoltà, anche per la mancata collaborazione dell'amministrazione di Villa Pini a rilasciare titoli di credito, come le buste paga – spiega Domenico Rega, Uil Fp – certo era urgente sostenere le famiglie interessate ad evitare il collasso, urgenza rispettata da alcuni magistrati ai quali va la nostra gratitudine. Ma ricevo segnalazioni - che il sindacato dovrà verificare – sul fatto che alcuni dipendenti e altri non dipendenti e/o già pensionati, hanno avuto soddisfatte le loro richieste con ingentissime somme. Questi lavoratori, collaboratori e/o consulenti della proprietà, già in pensione con importi molto elevati (3000 -4000 euro al mese) avrebbero ricevuto somme abnormi rispetto alle normali necessità di sopravvivenza. Nessuno contesta il diritto di veder soddisfatto il proprio decreto ingiuntivo, ma sembra invece discutibile l'opportunità di assegnare somme che per dieci mensilità arrivano anche ad oltre 250 mila euro ciascuno. Sono somme vantate dalla Casa di cura e che messe insieme avrebbero potuto soddisfare le richieste di 500 lavoratori, se è vera la segnalazione di questa oscura vicenda che riguarderebbe una decina di persone».

ASSESSORE DE CESARE:«ABUSIVISMO EDILIZIO MA AUTORIZZAZIONI DALLA REGIONE»

Dopo l'informativa dei Nas-sanità del Comando regionale di Pescara su mandato della procura e anche su richiesta della Asl di Chieti, la sorveglianza urbanistica del Comune ha controllato la regolarità delle strutture residenziali psichiatriche presenti a Chieti: gli appartamenti delle Case famiglia e le Villette.
«Abbiamo incontrato forti ostacoli da parte dell'azienda, addirittura lo stesso Angelini ha impedito ai tecnici ed alla Polizia municipale di accedere agli appartamenti destinati alla riabilitazione psichiatrica – spiega Valter De Cesare - l'esito delle procedure di sorveglianza edilizia è stato semplicemente incredibile: tutte, dicasi, tutte le strutture distribuite in vari appartamenti della città risultano mai autorizzate sotto il profilo urbanistico per il mutamento della destinazione d'uso, obbligatorio per legge. Inoltre questi appartamenti difettavano di numerosi requisiti previsti dalle norme di settore. Ciò nonostante le strutture risultavano regolarmente autorizzate dalla Regione. Anche i precedenti amministrazioni del Comune, nonostante fossero pervenute alcune segnalazioni, non avevano mai disposto accertamenti e controlli».
Dopo l'accertamento di queste irregolarità, come si è mosso il Comune?
«Ha sanzionato dal punto di vista amministrativo la società Villa Pini e le varie società del Gruppo proprietarie dei vari immobili. Addirittura la sede di una di queste società, la srl Novafin, è stata demolita prima che si potesse notificare l'accertamento e la sanzione edilizia».
Ma è possibile che nessuna struttura fosse stata autorizzata con regolare concessione edilizia?
«L'unica struttura risultata autorizzata dal punto di vista urbanistico è quella delle “villette” e “padiglione” - continua l'assessore De Cesare - Ma la concessione edilizia del 4 marzo 1998 è risultata illegittima ed è stata pertanto annullata in sede di autotutela. Sono pertanto del tutto abusivi e saranno presto oggetto di ordinanza di demolizione. Le strutture sono risultate, infatti, carenti per violazione degli standard edilizi sia funzionali che dimensionali degli alloggi, di alcuni servizi igienici e soprattutto per violazione del criterio legale della localizzazione in zona ospedaliera, che non è permessa per la psico-riabilitazione ossia per la fase dell'assistenza psichiatrica post-acuzia».

L'INTRECCIO TRA LA POLITICA E GLI AFFARI DELLA SANITÀ PRIVATA TARGATA ANGELINI

Dalla lettura del fascicolo amministrativo e delle informative trasmesse dalla Asl e dai Nas è emerso con chiarezza che la vicenda è emblematica per comprendere l'intreccio tra politica ed affari della sanità privata.
Come noto, e se ne parla proprio questi giorni per il trentennale della morte di Basaglia, la legge 180 del 1978 che porta il suo nome, venne recepita dalla Regione Abruzzo con molto ritardo nel 1994.
A Chieti la Asl istituì il Dipartimento di salute mentale nel 1995 e sottoscrisse l'atto di negoziazione aziendale con Villa Pini nel 1996 per la deospedalizzazione di oltre 300 malati psichiatrici ricoverati allora a Villa Pini.
La clinica presentò per questo un progetto chiamato “Sorridere”.
A fronte di una previsione del Piano sanitario regionale di 36 posti letto in strutture protette e semi-protette, vennero riconosciuti a Villa Pini 300 posti letto per una spesa annua di 10 miliardi e 500 milioni di lire sulla base di un processo di riconversione della struttura ospedaliera che prevedeva un prezzario già allora di tutto rispetto per le spese in conto capitale.
Ad esempio: la spesa per la costruzione dei nuovi locali venne stabilita in misura lire 3 milioni m/q, la spesa per i bagni 2, 5 milioni al m/q; 2 milioni e mezzo per arredo di ogni posto letto, insomma una previsione per residenze extralusso.
Venne pertanto negoziato il riconoscimento, tenuto conto delle spese in conto capitale e le spese del personale, di una diaria giornaliera per ogni posto letto di lire 180.000 (ossia 10 miliardi e 700 milioni per il 1996 e circa 19 miliardi e mezzo all'anno successivamente a regime).

IL PROCESSO PER TRUFFA A PESCARA ESTINTO PER PRESCRIZIONE

«Questa vicenda – ricorda De Cesare - fu oggetto di indagini penali della Procura di Pescara che chiese ed ottenne il rinvio a giudizio del direttore generale Asl, Mauro D'Eramo, dell'Assessore regionale alla sanità Del Colle e di Angelini per truffa aggravata e falso (D'Eramo ed Angelini) e per abuso Del Colle, con il concorso di D'Eramo ed Angelini in danno della Regione e della Asl (come si legge nel capo di imputazione) per aver procurato indebiti profitti alla clinica Villa Pini per circa 30 miliardi. Uno dei capi di imputazione riguardava proprio le strutture psico-riabilitative di Villa Pini cui veniva addebitato di aver richiesto “fraudolentemente” alla Regione un credito di 72 miliardi di lire per il 1995 ed una proiezione per il 1996 di 70 miliardi di lire espressamente escludendo la Regione, la Asl e Villa Pini, in frode, il budget precedentemente concordato per il trasferimento dei 300 malati psichiatri e cioè 10 miliardi e 700 milioni per il 1996».
Il risultato di questo processo?
«Intervenne la legge ex-Cirielli, una delle tante leggi ad personam, che abbreviò drasticamente i tempi di prescrizione del reato di truffa nei confronti della Pubblica amministrazione ed il Tribunale di Pescara, dopo alcune derubricazioni ed esclusioni, dichiarò il reato estinto per prescrizione. Vi è da dire che la Regione Abruzzo e la Asl non si costituirono parte civile e non agirono poi, almeno che si sappia, in sede civile con azioni di danni contro Villa Pini per il recupero della somma in sede civile».
Per quanto riguarda le Villette come furono costruite?
«Vennero realizzate in strutture prefabbricate ed assemblate con una spesa di gran lunga inferiore a quella prevista nell'atto di negoziazione e furono costruite senza i requisiti di legge ed in area ospedaliera. Ossia tutto illegale – conclude De Cesare - nessun controllo e con tanto di autorizzazione regionale. Il Comune oggi ha disposto i dovuti controlli ed ha annullato la concessione edilizia. Come noto, già il sindaco ha dovuto emanare una ordinanza per la chiusura della struttura. Villa Pini ha impugnato avanti al Tar Pescara l'ordinanza chiedendo la sospensiva, che è stata rigettata. Intanto la crisi del gruppo si è aggravata come tutti sappiamo».

Sebastiano Calella 08/02/2010 8.54


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DELIBERATA LA CASSA INTEGRAZIONE PER 1007 DIPENDNETI DEL GRUPPO VILLA PINI

ABRUZZO. La cassa integrazione in deroga, per un periodo di 13 settimane, a favore di 1007 lavoratori delle società del Gruppo Villa Pini, è stata deliberata all'unanimità, questa mattina, a Pescara, dal Cicas, in riunione straordinaria convocata e presieduta dall'assessore al Lavoro, Paolo Gatti.
L'importo complessivo stanziato è di 4,5 milioni di euro. Per i 600 lavoratori della società "Villa Pini Abruzzo Srl" la cassa avrà decorrenza dal 2 febbraio, giorno in cui l'amministratore giudiziario, Sergio Cosentino, ha dichiarato lo stato di crisi.
Per gli altri 407 lavoratori delle altre società del gruppo la cassa decorrerà dal momento in cui la proprietà invierà formalmente la dichiarazione di stato di crisi, come concordato nell'accordo sindacale di sabato scorso. «Dopo dieci mesi di buio», ha commentato l'assessore, «mille e sette famiglie, mille e sette ripeto, intravedono finalmente uno spiraglio di luce. Per mesi si sono prospettate strade da percorre in spregio alla legge, illudendo i lavoratori e aizzandoli contro chi quelle strade indicava come scorciatoie pericolose e illegali. Oggi mi sento di ringraziare in particolar modo il dottor Cosentino, con il quale fin da subito abbiamo intensamente lavorato per seguire l'unico iter praticabile e indicato da tempo: l'immediata dichiarazione di stato di crisi per Villa Pini da un lato e dall'altro una moral suasion pressante per impegnare la proprietà a dichiarare lo stato di crisi anche per tutte le altre società del gruppo. Il provvedimento assunto oggi destina ai lavoratori circa 9 miliardi delle vecchie lire e rappresenta il primo segnale concreto che queste persone ricevono da molti mesi a questa parte».

08/02/2010 13.30