Ingegnere palpa le donne sotto la gonna, arresti domiciliari

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ROMA. Servono gli arresti domiciliari, confermati dalla Cassazione, per tenere a bada le "pulsioni sessuali" di un ingegnere abruzzese di 38 anni con il vizio di mettere le mani sotto la gonna delle donne.


Per la Suprema Corte, infatti, chi ha già manifestato tale vizio incontenibile - beccandosi per questo altre denunce - costituisce un pericolo per la collettività e, in attesa della condanna definitiva per violenza sessuale, non può lasciare la sua abitazione nemmeno per andare al lavoro scortato dai carabinieri.
In particolare la Cassazione - sentenza 4903 - ha respinto il ricorso con il quale Giuseppe S., ingegnere della Regione Abruzzo, ha protestato contro l'ordinanza del Tribunale de L'Aquila che, a settembre, aveva confermato la decisione del gip di Chieti del 18 agosto, di convalida del domicilio coatto.
La misura era scattata dopo il palpeggiamento, sotto la gonna, di una madre di famiglia che passeggiava con marito e bambini.
Un primo episodio simile, Giuseppe S. lo aveva messo a segno nel 2005.
Senza successo l'ingegnere 'palpone' ha chiesto almeno di poter uscire di casa per andare al lavoro, magari anche accompagnato dai carabinieri.
Ma i supremi giudici hanno detto 'no' per il rischio di reiterazione del reato e perché le "esigenze di tutela della collettività escludono la possibilità di uscire di casa per svolgere attività lavorativa".

05/02/2010 8.09