Villa Pini. La Commissione Marino infuriata, Chiodi a rapporto

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Villa Pini. La Commissione Marino infuriata, Chiodi a rapporto
CHIETI. «Sì, ho informato il senatore Marino degli sviluppi della vertenza Villa Pini e soprattutto della proposta dell'assessore Venturoni, così come mi è stata riferita e cioè affidare ad altri enti i servizi fin qui erogati dal San. Stefar.». VERÌ: «DATA ERA GIA' STABILITA»
E ‘ quanto spiega il senatore Giovanni Legnini raggiunto telefonicamente al Senato.
«Non erano queste le promesse della Commissione del Senato venuta a Chieti per risolvere i problemi sul tappeto sia per i malati che per i dipendenti», continua Legnini, «Ignazio Marino e gli altri senatori, intervenuti all'assemblea del personale nella sala della Provincia a Chieti dopo aver incontrato in Prefettura i vertici della sanità regionale, avevano detto un'altra cosa: i dipendenti seguono i malati, i servizi li continueranno ad erogare gli stessi (come il San. Stefar.) che oggi lavorano senza stipendio, magari sotto l'ala del pubblico, cioè della Asl. Di affidare il servizio ad altri privati non si era parlato. Anzi era stato aggiunto che il sub commissario alla sanità Giovanna Baraldi, pur riservandosi alcuni giorni per controllare i conti, si era espressa i modo favorevole al progetto della Commissione».
E come ha reagito il senatore Marino?
«Convocando il presidente Chiodi per la prossima settimana».
Lo stupore e le reazioni dei dipendenti e dei sindacati dopo la proposta dell'assessore Venturoni - che è negativa per le prospettive del San. Stefar. - erano evidentemente già giunte al Senato.
Ma le prese di posizione molto critiche rischiano di dare alla vicenda connotati politici e pre-elettorali che non aiutano certo la soluzione del problema che è bipartisan, anche se – a dire il vero – stranamente sulla proposta Venturoni si registrano solo dichiarazioni da parte dei sindacati confederali e di esponenti del centrosinistra.

PD: «LA GIUNTA RIFERISCA IN CONSIGLIO»

Sul versante politico, Silvio Paolucci, segretario regionale del Pd, non usa mezzi termini: «L'atteggiamento della Giunta regionale su San.Stefar. è spregiudicato: aderiamo perciò alla richiesta dei sindacati di convocare una seduta straordinaria del Consiglio regionale in cui Chiodi e Venturoni dicano come vogliono risolvere la vertenza».
«Affidare i pazienti e i servizi di San.Stefar ad altre strutture senza tutelare i lavoratori non vuol dire solo calpestare i diritti dei dipendenti ormai affamati, ma anche favorire altre strutture e disattendere gli impegni che la Regione ha assunto con la commissione Marino, che aveva chiesto di garantire i lavoratori. È un fatto gravissimo – continua Paolucci - Questa posizione va discussa in Consiglio regionale perché siamo di fronte ad una bomba sociale e il rischio ulteriore è che l'Abruzzo venga bollata come una Regione inaffidabile negli impegni assunti con le massime istituzioni della Repubblica».

LA POSIZIONE DELLA CISL

Sul fronte sindacale la Cisl Fp (Vincenzo Traniello, Ferdinando De Lellis, Davide Farina) esprime «apprezzamento e solidarietà ai lavoratori dei centri San. Stefar. che con spirito di sacrificio e dimostrando forte senso di responsabilità, nell'assemblea di ieri, hanno deciso di assicurare tutte le prestazioni ai pazienti in trattamento presso i centri, nonostante le decisioni prese nell'assemblea di venerdì scorso fossero state quelle di interrompere da mercoledì 3 tutte le attività riabilitative. A fronte di questa responsabilità dei lavoratori si deve purtroppo registrare un'incapacità decisionale da parte della Regione che al tavolo di confronto con i sindacati ha formulato una proposta irricevibile immediatamente rispedita al mittente».
L'ipotesi prospettata dall'assessore, che prevedeva lo spostamento dei pazienti in altre strutture private senza che ciò significhi anche l'assunzione dei lavoratori dei centri San Stefar, per la Cisl è «uno schiaffo ai lavoratori che per dieci mesi, nonostante il mancato pagamento delle retribuzioni hanno assicurato, con immensi sacrifici, le prestazioni ai pazienti permettendo al Servizio Sanitario Regionale di erogare un servizio ineccepibile dal punto di vista qualitativo, soprattutto in quelle aree della regione più svantaggiate». Disatteso anche l'impegno a far partecipare i sindacati all'incontro di martedì con assessore, direttori generali delle Asl e sub commissari, impegno preso pubblicamente dall'assessore Venturoni nell'ultima assemblea.
Le proposte della Cisl allora sono: 1) garanzia della retribuzione mensile per i lavoratori di Villa Pini precettati al servizio dall'amministratore giudiziario dietro pagamento delle Asl delle fatturazioni mensili che il servizio garantito matura; 2) Con le stesse modalità garantire il pagamento degli stipendi dei lavoratori del San.Stef.ar. nell'attesa del pronunciamento del giudice fallimentare fissato per il giorno 9 febbraio o eventuale suo differimento; 3) Istituzione di un tavolo tecnico per ragionare in prospettiva sull'obiettivo del mantenimento dell' unitarietà ed unicità dei centri San.Stef.ar. in riferimento al loro budget regionale, al loro patrimonio di utenza nonché alla salvaguardia dei circa 500 posti di lavoro altamente professionalizzati»

UIL: UNA SOCIETÀ A CAPITALE PUBBLICO E TANTE CARTOLINE A CHIODI

Domenico Ludovico Rega, dirigente Uil Fp, ha preso invece un'iniziativa singolare: spedire da parte degli interessati e dei loro familiari, una mail o una cartolina al presidente Chiodi con la scritta: “Dipendenti del Gruppo Villa Pini, quale futuro?” L'iniziativa fa riferimento ad un documento intitolato: «Quello che fa un privato, il Pubblico può e sa farlo meglio».
Secondo Rega e la Uil, l'idea più promettente sin qui avanzata è quella di costituire subito una specifica società di diritto privato, capitalizzata con i circa 60 milioni di euro che la regione Abruzzo già pone in bilancio per l'erogazione di servizi sanitari svolti in passato dalla Casa di Cura Villa Pini D'Abruzzo, non permettendo a società civette o prestanome di speculare vendendo i debiti e capitalizzando i profitti.
Se, come sembra, Villa Pini si avvia al fallimento, allora è certo che quello che conviene al pubblico è l'acquisizione della struttura a costi contenuti, evitando speculazioni del tipo San Raffaele di Roma.
Per gli altri centri, molti dei quali sono semplicemente in affitto, è sufficiente subentrare o de-localizzare in strutture più idonee le attività e l'erogazione di prestazioni sanitarie di tipo riabilitative.
Potrebbe essere utile la partecipazione con quote societarie di società no profit e fondazioni che garantirebbero una gestione snella e collaudata, operando queste strutture da tempo nel sociale. «Mai più profitti sulla salute», secondo Rega e la Uil, dovrebbe essere la parola d'ordine per gli amministratori presenti e futuri.

L'ASSESSORE PAOLO GATTI: «PRONTI A DELIBERARE LA CIG PER 600 DIPENDENTI»

Intanto ieri mattina l'assessore al Lavoro, Paolo Gatti, ha incontrato a Pescara il commissario Sergio Cosentino, amministratore giudiziario della società Villa Pini Abruzzo srl, ricevendo la richiesta di stato di crisi per la stessa società.
L'assessore Gatti ha contestualmente convocato per lunedì 8 febbraio, alle ore 11, a Pescara, una riunione straordinaria del Cicas per deliberare la cassa integrazione in deroga per 600 lavoratori.
«Per seicento lavoratori abbiamo trovato finalmente uno spiraglio», ha sottolineato Gatti, «adesso auspichiamo che la proprietà delle altre società del Gruppo Villa Pini, allo stato dell'arte l'unica legittimata a farlo, ci sottoponga il prima possibile la richiesta di cassa integrazione in deroga per tutti i lavoratori interessati allo stato di crisi, con la precisa indicazione numerica delle esigenze per poter subito intervenire».

Sebastiano Calella 04/02/2010 8.00

VERÌ: «DATA ERA GIA' STABILITA»

«E' noto», replica Nicoletta Verì, «che da tempo era stata fissata la data del 10 p.v., posticipata di una settimana per l'audizione del Commissario Chiodi, come da programma di lavoro della Commissione di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del servizio sanitario nazionale, presieduta dal Sen. Marino. Non è vero quindi che il Commissario Chiodi è stato convocato “a rapporto”».
«Non fa onore ad una persona del calibro del senatore Legnini», continua Verì, «diffondere informazioni non vere per fini politici e strumentalizzare la grande difficoltà di centinai di famiglie che vivono una così drammatica situazione. La commissione di inchiesta è un Organo Istituzionale che procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni della Autorità giudiziaria. L'attività della Commissione è diretta a fornire alle amministrazioni dello Stato indicazioni sulla realtà sanitaria e sui sistemi gestionali connessi. Esulano pertanto dai poteri e dalle funzioni della Commissione valutazioni, proposte e suggerimenti per la risoluzione di problematiche squisitamente politiche. E' inutile quindi cercare di utilizzare l'attività della Commissione per fini puramente ideologici e di parte. Sarebbe opportuno», chiude la Verì, «evitate mere teorizzazioni, ma piuttosto collaborare alla ricerca di soluzioni possibili, nell'interesse e per la tutela degli stessi lavoratori».

04/02/10 19.37