Villa Pini: ora si scoprono abusi edilizi ovunque

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Villa Pini: ora si scoprono abusi edilizi ovunque
CHIETI. Abusive le Villette, il complesso di casette dove erano ospitati i malati che poi sono stati trasferiti per primi e che si trovano alle spalle di Villa Pini, sulla strada per Torrevecchia Teatina.
Abusive le case famiglia disseminate in città in vari condomini e che ospitavano malati psichiatrici in fase di riabilitazione. Qualche problema anche per il corpo centrale di Villa Pini. Forse abusiva la villa di Angelini abbattuta a San Salvatore e comunque demolizione non autorizzata.
Dunque si apre il fronte dell'abusivismo diffuso nella lunga battaglia tra le Istituzioni e l'ex impero di Angelini.
Il servizio di sorveglianza edilizia, attivato dall'assessore Valter De Cesare, si è mosso da tempo e sta raccogliendo i primi risultati, con la notifica delle varie irregolarità riscontrate.
Sulla villa abbattuta in particolare è previsto un sopralluogo della Polizia urbana che è slittato di qualche giorno perché la notifica dell'intervento era stata compilata indirizzando il provvedimento al Commissario Zurlo.
Quando questi non ha accettato ed è arrivato Cosentino, il documento è stato riformulato il che ha comportato qualche giorno di ritardo.
Sempre sulla villa scomparsa in una mattina, al di là di quelle che sono le dicerie sui possibili fantasmi, risulterebbe, invece, che era la sede della Novafin, la società del Gruppo Angelini che era proprietaria dell'ex Convitto Paolucci, la struttura che si trova a Chieti all'inizio della strada Fondo Valle Alento e che era utilizzata per altri malati non autosufficienti, già trasferiti, e per alcune attività delle cooperative sociali che operavano per la riabilitazione dei malati attraverso il lavoro artigianale.
Dunque le Villette erano state costruite negli anni senza autorizzazione e senza concessione edilizia, in una zona agricola dove non sarebbero stati rispettati gli standard e nell'assoluto disinteresse delle vecchie amministrazioni comunali.



Per gli appartamenti in città, le cosiddette case-famiglia, le irregolarità sarebbero dovute alla mancata comunicazione del cambio di destinazione d'uso, peraltro non sempre possibile e che comunque spesso aveva suscitato le proteste inascoltate dei condomini, costretti a convivere con situazioni difficili.
Insomma un quadro di abusivismo diffuso che significa, sul versante fiscale, una possibile evasione dei tributi comunali e non solo.
Resta ancora senzaa risposta la domanda circa il perché finora nessuno si era mai accorto di tali macroscopiche violazioni.

LA REGIONE NICCHIA: IL PERSONALE SAN.STEFAR A RISCHIO POSTO DI LAVORO

Si complica il contenzioso del Gruppo Villa Pini sul versante della proprietà e non va meglio la vertenza anche sul piano occupazionale, dalla parte dei lavoratori.
Dopo le buone (si fa per dire) notizie sulla cassa integrazione dei dipendenti di Villa Pini, ieri, infatti, si è registrato un inatteso stop al processo di stabilizzazione per i lavoratori della riabilitazione dei centri San.Stefar.
A sorpresa, l'assessore regionale alla sanità ha presentato ai sindacati ed ai lavoratori quella che per la Regione sarebbe una soluzione: la riabilitazione passa ad altri centri privati, con la possibilità di assunzione dei dipendenti San.Stefar in queste nuove strutture che altrimenti sarebbero impossibilitate a fornire le prestazioni.
Dunque, niente riassorbimento della riabilitazione nelle Asl e niente posti di lavoro nel settore pubblico.
Di contro i sindacati, che hanno respinto la proposta di Venturoni, insistono per dare anche a questi lavoratori uno sbocco lavorativo sicuro, sia con una scelta di riportare nel settore pubblico la riabilitazione (il che comporterebbe anche un risparmio notevole per le casse delle Asl) sia con la creazione di una società mista pubblico-privato che potrebbe riassorbire i lavoratori.
Ma per accedere alle provvidenze previste dalla legge, con lo sgravio degli oneri contributivi, è indispensabile che anche questo personale transiti nella cassa integrazione per poter essere poi riassunti.
Questa soluzione è caldeggiata soprattutto dalla Uil, mentre Cgil e Cisl preferiscono attendere il 9 febbraio per conoscere le decisioni del Tribunale fallimentare ed eventuali altri commissariamenti.
Al termine della difficile giornata di ieri alla Regione, si ha l'impressione che l'assessorato regionale alla Sanità sia molto più preoccupato della condizione dei malati per la possibile interruzione dell'assistenza dei servizi (in questo caso la riabilitazione) che della condizione dei lavoratori che questi servizi assicurano senza stipendio da un anno circa e assumendosene tutte le responsabilità. Forse un comportamento di questo tipo sarà pure secondo legge, viste le competenze dell'assessorato, ma allora – dicono i sindacati – ci dovrà pensare qualche altro assessore o il presidente Chiodi nella sua veste di commissario della sanità: la Commissione senatoriale di Ignazio Marino, quella che ha sbrogliato la matassa di Villa Pini, ha assicurato lavoro e speranza per tutti. O no?

Sebastiano Calella 03/02/2010 9.11

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