Villa Pini. Il mistero della villa di Angelini rasa al suolo

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Villa Pini. Il mistero della villa di Angelini rasa al suolo
CHIETI. C'è un mistero in più nella lunga storia di Villa Pini. Forse un fantasma. La villa bunker di Enzo Angelini, nei pressi della Clinica, è stata abbattuta in poche ore ed è scomparsa apparentemente senza motivo. (nella foto il rudere rimasto in piedi)





Si tratta di quella abitazione che sorge(va) sulla collina di San Salvatore, sulla strada che porta al Villaggio del fanciullo: «alle 7 di mattina, quando sono passato per andare al lavoro c'era – racconta un infermiere – quando a fine turno sono uscito nel primo pomeriggio non c'era più. Ho visto all'opera un paio di grossi mezzi meccanici ed un camion pieno di detriti. Ma della costruzione non c'era nemmeno l'ombra». Quella che è rimasta è invece una vecchia costruzione rurale in mattoni che qualcuno dice molto antica e vincolata dalla Soprintendenza.
Il viandante o l'automobilista che saliva da Tricalle verso la Clinica o che da San Silvestro di Pescara o da Torrevecchia veniva a Chieti, fino a poco tempo fa scorgeva ai lati della strada una lunga recinzione, a metà tra la muraglia cinese ed il muro di Berlino, che abbracciava il terreno seguendo l'andamento della collina e della proprietà.
Alla sommità, il vecchio rudere e la villa bunker. Oggi, abbattuta la costruzione, si vedono da lontano solo alcuni quadrupedi, forse asini, che pascolano tranquilli ed indisturbati.
La vista oggi è preclusa dagli alberi e dalla siepe cresciuti ai bordi della strada provinciale, ma sbirciando dietro il cancello di ferro chiuso come il portone di un carcere non si notano movimenti di nessun tipo, salvo gli animali che pascolano.

UN FANTASMA NELLA VILLA BUNKER O C'ERANO VINCOLI PAESAGGISTICI?

«Si diceva che qui in passato è morta una donna. Forse il suo fantasma era diventato un'ossessione, quasi un simbolo che portava solo guai, insomma la jella personificata», spiegano i contadini del circondario.
«Ma quale sfortuna, chi ci crede a queste cose – commenta l'infermiere che ha scoperto la vicenda – è stata un'operazione edilizia strana, fatto sta che alcuni colleghi mi hanno detto che parte dei calcinacci è stata portata nel terreno della Clinica. Chissà che c'era in quella casa, soprattutto nei due piani sotto terra».
Altri raccontano di vincoli paesaggistici non rispettati, di intervento della Forestale, di diffide per abbattere il manufatto moderno.
Invece di correre dietro i “si dice” o addirittura dietro ai fantasmi, lo abbiamo chiesto direttamente ad Enzo Angelini.
Come mai la villa è stata abbattuta?
« Se ne stava a calà – ha risposto deciso – e non era la prima volta che dava problemi. Ho preferito risolvere il problema alla radice».
Forse ora il fantasma sarà più tranquillo, i posti sono tornati a come erano prima.

IL PRIMO INCONTRO DEI SINDACATI CON IL COMMISSARIO COSENTINO

Sabato pomeriggio c'è stato il primo incontro tra i sindacati ed il Commissario giudiziale Sergio Cosentino, accompagnato da Francesca Catini per la parte sanitaria.
Clima disteso, ampia discussione sullo stato di crisi aziendale che oggi verrà dichiarato con la possibilità immediata di accedere agli ammortizzatori sociali in deroga per i lavoratori dipendenti della società Villa Pini D'Abruzzo.
I sindacati hanno assicurato che saranno mantenuti i necessari livelli di presenza di personale in Azienda per la garanzia delle cure necessarie ai pazienti ancora presenti in clinica secondo i Livelli essenziali di assistenza. Al commissario è stato chiesto di interessarsi anche per la Cig in deroga delle altre società del gruppo. All'incontro, di cui è stato stilato un verbale, c'erano oltre il commissario, Francesca Catini, Luca Cosentino, Giuseppe De Iulis, Domenico Rega, Edgardo Giangrante, Davide Farina, Maurizio Spina, Carmine Ranieri, Andrea Gagliardi, Angela Scottu, Di Gregorio.

E' CENTRALE LA SOLUZIONE DEL NODO “PERSONALE”

Mentre sembra avviata a soluzione la vicenda dei 600 dipendenti della Clinica, i sindacati sono preoccupati per la perdita di altre decine e decine di posti di lavoro nelle società di servizio. Ci sono 61 impiegati e 75 liberi professionisti in particolare che stanno subendo le conseguenze della crisi di Villa Pini. E poi tutto l'indotto, dalla mensa (che ora paga la Asl) agli autisti che sono senza soldi da mesi e mesi. Cisl, Cgil e Uil stanno formalizzando alcune proposte per risolvere in blocco tutti i problemi. In particolare, dopo la richiesta alla Regione di inglobare la riabilitazione, si sta pensando di costituire una società a capitale pubblico che senza vincoli concorsuali, ma solo con criteri oggettivi di selezione possa funzionare come ammortizzatore sociale per una collocazione di tutto il personale attraverso lo strumento del comando per collocare il personale dove occorre. Infatti da una parte c'è carenza di personale nelle Asl, dall'altra c'è la necessità di erogare ai cittadini i servizi che prima erogava Villa Pini. Il tutto avverrebbe senza spendere un euro in più di quanto già impegnato prima.

ALLA FINE PAGHERÀ TUTTO LO “STATO SOCIALE”

Ma la preoccupazione dei sindacati è che ancora una volta stuoli di commercialisti e avvocati possano studiare il percorso migliore per dividersi le parti ancora succose dell'azienda e regalare i debiti allo Stato. Il fallimento infatti prevede il pagamento di tre mensilità e di parte del Tfr a carico del fondo di garanzia dell'Inps e la procedura di cassa integrazione permetterà al curatore fallimentare di pulire l'azienda senza l'assillo dei dipendenti per consentire l'acquisto della clinica da parte di un privato. Si tratta dei benefici dello Stato sociale, che spesso viene criticato quando si pagano le tasse, ma che è sempre presente nei momenti di crisi.

Sebastiano Calella 01/02/2010 10.10

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