Villa Pini. Troppe soluzioni possibili, ancora nessuna decisione

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Villa Pini.  Troppe soluzioni possibili, ancora nessuna decisione
CHIETI. Un fulmine a ciel sereno la rinuncia all'incarico di Commissario giudiziale di Villa Pini da parte del commissario Ugo Zurlo.





Una notizia che ieri ha monopolizzato il dibattito in corso tra i sindacati e tra le forze politiche in attesa di un contatto ufficiale che non ci sarà con Zurlo ma con il suo successore Sergio Cosentino.
L'appuntamento con il commissario dimissionario era previsto per lunedì ma il collega che ha preso il suo posto ha già bruciato i tempi ed infatti è operativo da ieri: il suo primo impegno – come ha fatto sapere - sarà quello di dichiarare lo stato di crisi della Clinica per consentire ai dipendenti la Cassa integrazione in deroga.
Si tratta di un provvedimento atteso, che riguarda però solo Villa Pini.
Ieri comunque, proprio nell'incontro in cui ha comunicato la nomina di Cosentino, l'assessore Venturoni avrebbe detto che la Regione si sta muovendo per assicurare anche agli altri dipendenti del Gruppo Angelini, San.Stefar. in primis, la possibilità di essere assunti dalle Asl.
Una dichiarazione impegnativa che attende di essere confermata perché molto difficile da realizzare e piena di conseguenze, non ultima una guerra tra i poveri: i precari già sono in fibrillazione per la loro mancata stabilizzazione, mentre da fuori Regione ed anche in Abruzzo molti premono da anni per la mobilità che è stata sospesa.
Più probabile dunque che sia stata una promessa per un futuro impegno a salvaguardare i posti di lavoro, più che un impegno di oggi forse strappato dai dipendenti San. Stefar. che minacciano di bloccare l'attività di riabilitazione se non ci saranno iniziative concrete anche per loro.

LE PROPOSTE SUL TAPPETO PER RISOLVERE LA CRISI DI VILLA PINI

Come detto, questi giorni sindacati e politici stanno cercando di approfondire le proposte di salvataggio del Gruppo Villa Pini emerse nell'ultimo mese e che in pratica girano attorno ad un solo problema: il destino lavorativo (oltre che il pagamento il più rapido possibile degli stipendi arretrati) dei 1600 dipendenti.
Si parla con insistenza dello “spezzatino” del Gruppo Villa Pini per favorire la vendita ad un privato, si studia con attenzione la proposta della Commissione del Senato secondo la quale “il dipendente segue il malato” (in questo caso trasferito in diverse realtà ospedaliere ed assistenziali), si torna a discutere dell'applicabilità della Legge Prodi sulle crisi delle grandi aziende (per capirci: la soluzione Parmalat), della possibilità di creare una nuova società mista (anche a termine) pubblico-privato e dell'acquisto da parte di un altro Gruppo che opera nella sanità.
Il tutto nel quadro - che ormai si impone - di una diversa politica complessiva rispetto al tetto rigido per la spesa del personale delle Asl, chiamate (Chieti soprattutto) a far fronte ai trasferimenti dei malati senza poter assumere nuovo personale, peraltro già ridotto rispetto alle esigenze reali dell'assistenza ospedaliera.
Si commenta poi con stupore che il mancato pagamento dei dipendenti di Villa Pini, un vero e proprio triste primato in Italia, non è mai diventato “caso nazionale”, come tante altre vicende similari che pure hanno bucato i programmi televisivi Rai o Mediaset.
Eppure politici e sindacati confermano che ci sono state innumerevoli pressioni perché se ne parlasse, ma sono state inutili. Perché? Quali interessi lo impediscono?
Al contrario hanno avuto una maggiore eco sui giornali ed in Tv le vicende del processo sulle tangenti che Angelini ha confessato di aver pagato ai politici del centrosinistra e del centrodestra, una storia che la stampa nazionale ha trattato soprattutto con un taglio assolutorio per gli arrestati, senza nemmeno accennare che forse c'è un rapporto tra le tangenti pagate e la crisi di Villa Pini.

TOTO:«SOLUZIONI CHE TENGANO CONTO DI PAZIENTI E DIPENDENTI»

Ieri, prima che si diffondesse la notizia della rinuncia di Zurlo, avevamo registrato due dichiarazioni importanti in entrambi gli schieramenti politici.
«Per Villa Pini va ricercata una soluzione orientata dalle esigenze di pazienti e dipendenti – aveva dichiarato l'onorevole Daniele Toto, Pdl – pur nel rispetto di quello che deciderà la Magistratura, ritengo prioritario che i dipendenti siano pagati e che i pazienti, sia quelli psichiatrici che gli altri che debbono scontare le lunghissime liste d'attesa degli ospedali, non debbano pagare un prezzo pesante per la crisi di quella struttura sanitaria. Le uniche riserve che mi sento di fare rispetto alle diverse soluzioni prospettate sono solo quelle della legalità e della trasparenza».
Ritiene possibile e percorribile l'assorbimento del personale di Villa Pini nelle Asl? «Francamente mi sembra un percorso accidentato, irto di incognite».

LEGNINI:«LA COMMISSIONE DEI SENATORI HA DECISO REGOLA»

«Sì, conosco tutti i dibattiti sull'applicabilità della legge Prodi alla crisi di Villa Pini – aveva dichiarato invece il senatore Giovanni Legnini – ne abbiamo già parlato, ma la Commissione senatoriale ha proposto la soluzione del “dipendente che segue il malato”, cioè un percorso che coinvolge le Asl e la Regione. E' chiaro che non abbassiamo la guardia e l'attenzione. Ma da avvocato mi pare che in fin dei conti la Legge Prodi, che pure ha dato ottimi risultati, non dia al commissario poteri maggiori di un normale curatore fallimentare».
La lentezza delle decisioni politiche e giudiziarie è un ostacolo?
«Mi sembra che la Giustizia si stia muovendo, mentre la Regione è un pò ferma – aveva dichiarato il senatore Legnini – al di là delle procedure che si possono o si debbono adottare, con la legge Prodi o con il curatore fallimentare e il commissario giudiziale, il tema da affrontare subito è il pericolo che Villa Pini possa scomparire come attività economica. Sarebbe un gravissimo danno per tutti, non solo per i dipendenti e per i malati. Purtroppo la dispersione dei pazienti sta provocando la lenta eutanasia di questa Clinica».
Ci sono strumenti per invertire la rotta?
«La Regione e la Asl si debbono muovere in fretta, altrimenti tra un mese o due di che parleremo, se la Clinica non c'è più? La mia impressione è che si stia risparmiando sulla pelle dei lavoratori, perché il riferimento della Regione è sempre e solo il Piano di rientro dai debiti. E questo non è quello che la politica deve fare».

IL NUOVO RUOLO DEI SINDACATI: DIFENDERE I LAVORATORI E NON LA PROPRIETÀ

Tra gli “effetti collaterali” della crisi di Villa Pini va registrato il nuovo ruolo che i sindacati hanno assunto nella vertenza che oppone i dipendenti alla proprietà del Gruppo Angelini.
Da un paio di anni è cambiata, infatti, la posizione di subalternità dei dipendenti agli interessi del “padrone” che li usava come forza di pressione per ottenere sempre di più dalla Regione.
Chi ha vissuto la storia della clinica ricorda le innumerevoli manifestazioni di piazza organizzate con gli autobus pagati non dai sindacati e contro gli assessori alla sanità in carica.
Ad ogni minaccia di licenziamento, con i dipendenti in piazza, seguiva un aggiustamento del contenzioso Villa Pini – Regione fino alla successiva vertenza. Forse è ingeneroso per quei pochi iscritti che anche allora credevano nelle organizzazioni confederali definire quello come il periodo del “sindacato giallo” visto anche il proliferare di altre sigle strane, ma è un fatto che dal 2008 in avanti – come si può leggere anche nei comunicati ufficiali – il sindacato non ha più supportato Angelini che, invece, è stato visto come… la controparte.
Cioè Cgil, Cisl e Uil hanno ripreso il loro ruolo di difesa degli interessi dei lavoratori, emarginando tutti quelli che in passato difendevano soprattutto l'imprenditore.
Un ossimoro che qualcuno pure aveva notato e denunciato invano.
Di qui il nuovo dibattito sulle possibili soluzioni a favore dei dipendenti, di qui le proposte da inoltrare alla Regione, di qui la difesa ad oltranza dei diritti di chi lavora. E ieri doveva essere proprio un incontro propositivo: ad esempio sul tappeto c'è il futuro della riabilitazione del San. Stefar., con il possibile assorbimento delle strutture di Montesilvano e di Pescara da parte del Paolo VI o del Don Orione.
Ora le speranze sono nel piglio manageriale del nuovo Commissario e nelle decisioni della Procura e del Tribunale fallimentare, con quel che segue: vendita del Gruppo Villa Pini, cassa integrazione, ruolo delle Asl, assistenza ai malati, ripresa delle attività in una struttura vitale per l'economia di Chieti.

Sebastiano Calella 30/01/2010 9.10