Problema sovraffollamento delle carceri? In arrivo a Sulmona altri 200 internati

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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SULMONA. Arrivano 200 nuovi detenuti a Sulmona. Ad annunciarlo è l'onorevole Paola Pelino che ha evidenziato la necessità di potenziare le possibilità di impegno nella più grande Casa lavoro d'Italia, proprio in previsione dell'arrivo della nuova ondata di reclusi.
«Penso a una vera azienda agricola in cui far lavorare tutti gli ositi della casalavoro di Sulmona», afferma la Pelino, «un'azienda agricola, con tanto di serra, orti e animali d'allevamento. La struttura penitenziaria sulmonese ha tutte le capacità per diventare un fucina lavorativa che sia in grado di far fronte anche a tutti i problemi legati alla psiche dei reclusi. Sarebbe bello poter vedere, come un tempo, i detenuti impegnati in lavori manuali proprio in strutture da realizzare fuori dal carcere e parliamo anche di una semplice serra con del terreno da coltivare».
Per l'onorevole del Pdl è quindi da escludere la proposta di chiudere la casa lavoro avanzata nei giorni scorsi da Giovanni Lolli.
«Un esempio di carcere 'eccellente' è quello della Gorgona»,' conclude la parlamentare sulmonese, «dove si pratica agricoltura biologica e si allevano bovini, suini ed altro. Dove i detenuti percepiscono anche un salario».
«È davvero stravagante la proposta dell'onorevole Pelino, che pensa di risolvere il sovraffollamento del carcere di Sulmona, facendo coltivare i campi ai detenuti».
E' invece il parere dell'assessore provinciale, Teresa Nannarone che aggiunge:«il numero degli internati nella casa lavoro del carcere di Sulmona, che tra l'altro e' divenuta la più grande d'Italia, va notevolmente ridotto per consentire condizioni più dignitose di vita e anche per risolvere il problema sanitario all'interno del carcere, di cui la Regione Abruzzo, non si è mai interessata. La proposta dell'on Giovanni Lolli va esattamente in questa direzione. L'on Pelino ha invece dato prova ancora una volta del suo approccio superficiale ai problemi».
Da qualche mese inoltre è aperto un serrato dibattito sulle condizioni carcerarie e sui problemi reali che si scontano ogni giorno nei penitenziari. I molti fatti di cronaca di questi ultimi periodi stanno facendo discutere ed investono anche la polizia penitenziaria che attraverso i sindacati di categoria lanciano svariati allarmi.
«Molto si è detto sui detenuti, ma non una parola è stata spesa per il personale di Polizia Penitenziaria che continua a soffrire una situazione di disagio peggiore di quella che soffrono i detenuti».
All'indomani della visita della V Commissione consiliare della Regione, la Uil Penitenziari interviene per stigmatizzare il comportamento dei politici che hanno avuto parole di solidarietà solo per i detenuti.
«E' vero che offrire opportunità di lavoro servirà a far star meglio gli internati e i detenuti comuni», ha detto il rappresentante regionale della sigla sindacale, Mauro Nardella, «ma non è assolutamente prevedibile che il personale di polizia penitenziaria possa vivere di riflesso il miglioramento delle condizioni dei ristretti presso il carcere di Via Lamaccio. Di sicuro la Uil vigilerà attentamente sull'operato dell'amministrazione regionale anche perché di chiacchiere ne abbiamo sentite sin troppe e di essere presi in giro, soprattutto per l'enorme sacrificio che profondiamo nell'espletamento della nostra mansione, siamo stanchi».
La parlamentare radicale Rita Bernardini invece punta l'attenzione sul fatto che in Abruzzo manca della figura del garante dei detenuti al contrario di altre regioni italiane.
«Quella del garante è una figura sconosciuta e assente nella regione Abruzzo, nonostante il problema e le complessità delle carceri siano enormi - afferma Bernardini -. Tanti problemi sono emersi i questi ultimi anni nelle carceri abruzzesi :dal sovraffollamento alla mancanza di assistenza sanitaria che ha prodotto vari decessi e poi i tanti, troppi suicidi, termometro tragico di una invivibilità totale».
«Alla luce di questa realtà - prosegue la parlamentare -, è indispensabile istituire la figura del garante delle carceri regionale ed è un primo passo di attenzione da parte delle istituzioni verso questo mondo. Il garante serve a creare un ponte tra i due mondi: quello della libertà e quello della reclusione, a fare rispettare i diritti anche per coloro, i quali sono privati della libertà personale. Serve a creare una sinergia tra la regione e le problematiche dei penitenziari come per esempio quella importante della sanità, in quanto le asl sono competenti della sanità penitenziaria, poi anche sulla sfera del lavoro la regione può intervenire istituendo e finanziando i corsi di formazione professionale come anticamera di un inserimento da parte dei detenuti nel mondo del lavoro. Il garante - conclude Rita Bernardini - ha anche il compito di creare un osservatorio permanente sulla vivibilità nelle carceri e verificare se si verificano dei soprusi».
Favorevole all'istituzione si è detto il consigliere regionale Maurizio Acerbo.

29/01/2010 8.27