A Teramo è scontro sulla riforma delle società partecipate dalla Provincia

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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TERAMO. Ieri sera il consiglio provinciale di Teramo ha votato un atto di indirizzo sulle società partecipate dall’ente. La minoranza però ha abbandonato l’aula in segno di forte protesta.


Questa mattina in una conferenza stampa il presidente Valter Catarra ha spiegato le ragioni del suo governo ed il senso della votazione.
«Abbandonare il Consiglio», ha detto Catarra, «è stato un atto brutale, questa minoranza non merita l'attenzione e l'ascolto che gli abbiamo dato. Anche noi avremmo potuto fare demagogia sull'argomento ma abbiamo preferito portare il dibattito in aula. Incomprensibili i toni e la presa di posizione visto che la deliberazione arrivata in Consiglio, proprio per venire incontro alle richieste della minoranza, era già stata modificata – spiega Catarra – e invece di sancire l'immediata uscita dell'ente da alcune specifiche società, come avremmo voluto, conferisce mandato all'assessore Ezio Vannucci di approfondire alcuni aspetti per poi riportare la materia in Consiglio».

Il Presidente, l'assessore al ramo, Ezio Vannucci, e il capogruppo della lista “Al centro per Catarra”, Enrico Mazzarelli hanno quindi illustrato la posizione dell'amministrazione rispetto alle società partecipate e all'atto adottato.
L'articolo 3 della Legge Finanziaria del 2008 ha previsto per gli enti locali una serie di limitazioni alla nuova istituzione e al mantenimento della partecipazione in società di capitali. Già la precedente amministrazione guidata dall'attuale capogruppo della minoranza, Ernino D'Agostino, aveva commissionato un dettagliato studio sulle “partecipate” della Provincia.
«A quello studio, costato qualche decina di migliaia di euro, abbiamo fatto riferimento per adempiere a quello che è un obbligo di legge. Entro il 2010 dovremo rivisitare tutte le nostre partecipazioni nelle società di capitali così come richiesto dalla normativa che ha ristretto oltremodo la possibilità per gli enti locali di partecipare a società che gestiscono direttamente servizi».

Sono state individuate, quindi, quelle società il cui oggetto sociale sembra essere “strumentale” alle finalità perseguite dalla Provincia (fermo restando l'opportunità per alcune di esse di compiere ulteriori verifiche): Gran Sasso teramano Spa; Link (da compiere ulteriori verifiche); Agena; Borghi scarl (ulteriori verifiche); Consorzio Alfa (ulteriori verifiche) Socart (ulteriori verifiche; Cemtro Ceramico Castellano (ulteriori verifiche); Leader teramano (ulteriori verifiche); Società edizioni scientifiche.
Le società sulle quali, invece, «sussistono delle perplessità circa il legittimo collegamento istituzionale» sono: Finanziaria partecipazioni e investimenti (ex Sara): Teramo Ambiente; Arpa; Innovazione; Sviluppo Italia; Banca Etica.
«Nella trasparenza più assoluta – ha affermato il Presidente – ci siamo anche posti il problema della presunta incompatibilità di alcuni consiglieri, due di maggioranza e uno di minoranza, e siccome la moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto abbiamo tenuto in debita considerazione anche questi elementi».
Sulla questione del doppio ruolo dei consiglieri che siedono anche negli organismi di gestione di alcune società (Arpa, Teramo Ambiente e Innovazione) il consigliere Enrico Mazzarelli ha dichiarato: «Non esiste un problema di incompatibilità fra i due ruoli e certo non esiste un'autorità in Consiglio che può dichiarare l'incompatibilità del consigliere il quale si autodetermina rispetto alle circostanze che si presentano decidendo se partecipare al voto o meno; in ogni caso è legittima la sua presenza in aula per il raggiungimento del numero legale. Se parliamo di arroganza e approssimazione ieri la minoranza (che in aula ha chiesto la verifica della compatibilità dei consiglieri ndr) ha dato prova di un ampio campionario».
Rispetto ai criteri che indirizzano le scelte si è espresso l'assessore alle Attività produttive, Ezio Vannucci:«Ci sono le leggi, abbiamo tempo fino a dicembre e dobbiamo avviare le procedure per arrivarci con le carte in regola. Non possiamo stare nelle società di capitali se non sono di totale proprietà del pubblico; non possiamo stare nelle società miste dove il partner privato non è stato scelto secondo un bando ad evidenza pubblica; non possiamo stare in quelle società sulle quali non operiamo un controllo. Siamo entrati nell'Arpa per avere voce in capitolo sul piano dei trasporti; oggi il Piano, per legge, lo redigiamo noi insieme alla Regione. La gestione dei trasporti, quella che fa l'Arpa, non è compito che ci riguardi. In ogni caso avevamo solo lo 0,2%. Quanto alla Team, la situazione è ancor più chiara. La Provincia ha promosso la costituzione dell'Ato unico dei rifiuti, organismo verso il quale abbiamo compiti di controllo. Ma vi pare possibile che la Provincia rimanga socia di una delle società che deve controllare? Anche in questo caso avevamo solo lo 0,2% e comunque nessuna delle società nostre partecipate produce un utile. Non stiamo rinunciando ad alcun beneficio».

20/01/2010 15.40