Licenziamento manager Asl illegittimo? Ricorsi e richieste di risarcimento

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Licenziamento manager Asl illegittimo? Ricorsi e richieste di risarcimento
ABRUZZO. E se il licenziamento dei manager Asl in carica – deciso dalla Giunta regionale - fosse illegittimo?
Il dubbio tormenta gli apparati politici ed amministrativi che hanno fortissimamente voluto lo spoil system, soprattutto dopo i fantasmi agitati dal Pd in occasione di una sentenza del Tar Lazio che riguarda una situazione analoga per le nomine avvenute in quella regione.
A tenere banco qui è, invece, il ricorso al Tar L'Aquila da parte di Michele Caporossi, il manager della Asl Lanciano-Vasto, che ha chiesto l'annullamento della decisione della Giunta che il 30 settembre scorso lo ha sostituito con i commissari.
In realtà anche Mario Maresca, manager di Chieti, ha fatto ricorso al giudice, ma solo a quello del lavoro: «Non mi interessa tornare – spiega al telefono – diciamo meglio: non voglio tornare, perché nella mia vita professionale ho cambiato molte aziende e so bene che non si può lavorare quando le condizioni non sono favorevoli. Mi sono rivolto al giudice del lavoro solo come professionista che ha sottoscritto un contratto, ha onorato tutte le clausole esistenti, non sono stato licenziato per manifesta incapacità, ma per scelte imposte da altre situazioni. Se mi è dispiaciuto? Certo io avevo scommesso sull'Abruzzo e dopo la mia esperienza nella sanità delle Marche pensavo che lì ci fossero le condizioni ottimali per un salto di qualità: c'era l'Università, c'era una posizione logistica favorevole e tante altre cose. Poi mi hanno fatto perdere più tempo con Angelini che per altre vicende. Ma non ho rimpianti: so di aver lavorato bene e i dati lo confermano. Adesso sono già impegnato in un altro settore e faccio a tutti gli auguri di buon lavoro. Al giudice ho chiesto solo il risarcimento danni».
Diversa la posizione di Caporossi, espressa in un ricorso di 34 pagine inoltrato dall'avvocato Rosella Ferrara, contro il Presidente Chiodi, il commissario Gino Redigolo ed i nuovi commissari Tommaso Staniscia e Giancarlo Barrella.
La prima parte ricostruisce i fatti, dalla nomina a manager della Asl Lanciano-Sulmona (un lapsus evidente, visto che poi correttamente la Asl viene identificata come Lanciano-Vasto) avvenuta il 26 settembre 2005 con la durata di 5 anni, con 41 obiettivi da raggiungere e con una verifica da superare dopo 18 mesi.
In questa prima parte, si analizzano anche le cause di risoluzione del contratto che sono l'impedimento o l'assenza per più di sei mesi e tutte le altre cause, come da codice civile.
Poi due fatti nuovi irrompono nella sanità abruzzese: il Piano di rientro dai debiti (8 marzo 2007) e la nomina di Gino Redigolo come commissario ad acta per i debiti, avvenuta il 17 settembre 2008. Intanto il nuovo Piano sanitario regionale prevedeva al punto 3 la riorganizzazione delle Asl in quattro aziende provinciali con l'aggiunta di due aziende autonome universitarie a Chieti e L'Aquila. Il tutto con il lavoro preparatorio di due Conferenze d'area e con la chiusura dei processi di accorpamento entro il 31 dicembre 2009.
E a questo proposito la legge regionale prevedeva anche che la Giunta individuasse il Direttore generale che, tra quelli in carica, doveva procedere all'accorpamento.
Ma, come detto, intanto era stato nominato Redigolo e nel decreto di nomina era previsto che i Direttori generali fossero dichiarati decaduti solo per il mancato raggiungimento degli obiettivi economici del rientro: o il bilancio era in equilibrio o tutti a casa.
Ed il Bilancio, in particolare quello della Asl Lanciano-Vasto, era a posto, come peraltro riconosciuto pubblicamente dallo stesso Redigolo in occasioni pubbliche a Lanciano.
In questo quadro, che non faceva certo prevedere il licenziamento, irrompe un altro fatto imprevedibile: il terremoto, con la conseguenza del decreto del Governo emanato il 29 aprile scorso. Tra le altre cose, viene prevista la sospensione della creazione delle due aziende universitarie di Chieti e L'Aquila, il che, a parere del ricorrente, significa che con legge delle Stato viene annullata o sospesa la legge regionale che prevedeva la riorganizzazione territoriale delle Asl in 4 aziende territoriali e 2 aziende autonome universitarie.
In questo quadro legislativo con tutti i vari passaggi già illustrati, si inserisce la Giunta Chiodi che il 30 settembre scorso licenzia i manager con motivazioni che successivamente vengono indicate come “politiche”: una specie di “fictio iuris” che rischia di non avere le gambe per camminare.
Secondo il manager Caporossi, infatti, il licenziamento è illegittimo – tra le altre motivazioni – semplicemente perché l'atto doveva essere firmato dal Commissario Redigolo e non da Chiodi.
Infatti la competenza della Giunta per il Piano sanitario regionale è sospesa in «vigenza del commissariamento», in quanto il Piano sanitario regionale è subordinato al Piano di rientro dai debiti che è stato affidato dal Governo nazionale a Redigolo.
In aggiunta il ricorso spiega anche gli altri aspetti di illegittimità, forse dovuti alla fretta con cui sono state prese le decisioni per il licenziamento.
Tra questi, ad esempio, il fatto che i nuovi commissari non avevano – secondo il ricorso - i requisiti previsti dalla legge.
Per questo al Tar viene chiesto l'annullamento del “licenziamento”, con la condanna della Regione «al risarcimento del danno, patrimoniale e non patrimoniale, biologico e all'immagine subìto dal ricorrente a causa dei provvedimenti illegittimi contestati».

Sebastiano Calella 20/01/2010 12.25

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