Wwf: «sale popolazione lupo ma c'è pericolo caccia»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

2086

ROMA. Da una stima di circa 100 esemplari di lupo nei primi anni '70 si e' passati a una attuale di circa 800 lupi.


Ma a minacciarlo c'é il bracconaggio illegale. Così il Wwf, sulle pagine on-line del suo sito, racconta di quello che ritiene un grande successo, e cioé dell'accrescimento della popolazione del lupo che comunque rimane nella Lista rossa dei mammiferi italiani in pericolo di estinzione.
La popolazione di lupo (Canis lupus) in Italia ha subito, negli ultimi 20 anni, notevoli cambiamenti sia nel numero che nella distribuzione.
Ancora più importante è l'aumento dell'areale di distribuzione del lupo che oggi occupa sostanzialmente tutta la catena appenninica dalla Calabria alle Alpi Marittime e anche la catena alpina almeno fino a tutta la Valle Stura in Piemonte.
Questa espansione del lupo, spiega il Wwf, è in continua evoluzione, ed è probabile che la specie continui ad allargare il suo areale verso nord ricolonizzando gradualmente tutte le Alpi franco-italiane e presto anche italo-svizzere.
La popolazione italiana di lupo è stata in passato descritta come sottospecie distinta, ma recentissime analisi hanno dimostrato che la distanza genetica del lupo italiano dalle altre popolazioni europee è nei limiti di una normale variabilità intra-popolazionale.
La genetica ha messo in luce anche una caratteristica unica del lupo italiano che permette il suo riconoscimento attraverso il Dna mitocondriale.
La specie di lupo (popolazione italiana) è inserita dall'Unione internazionale per la conservazione della natura nella categoria di minaccia vulnerabile.
Il lupo italiano è ormai abituato a convivere con alte densità umane e con le molteplici attività antropiche con le quali ha imparato a trovare compromessi.
La sua attività è concentrata nelle ore notturne.
Di giorno riposa nelle aree meno disturbate del suo territorio, che ha una dimensione media di 150-250 kmq.
Il lupo percorre non più di una decina di chilometri per notte, mentre i giovani possono percorrere distanze molto più lunghe.
Anche se mancano buoni dati per l'Italia (un solo caso di 85 km percorsi in una settimana), il lupo ha una capacità di spostamento e ricolonizzazione sufficiente per comparire sporadicamente quasi in ogni parte della penisola.
Nonostante l'espansione geografica e demografica, il lupo italiano continua a essere una specie minacciata per almeno due ragioni: la prima è l'alto numero di esemplari abbattuti illegalmente in Italia (15-20% della popolazione totale), la seconda è la forma dell'areale di distribuzione che è allungato sulla catena appenninica e frammentato da aree di qualità molto diversa tra loro.
Il bracconaggio resta il principale fattore di controllo della popolazione, con tempi e modi che spesso pongono seri problemi di conservazione delle piccole popolazioni locali.
E, in particolare risulta estremamente dannoso l'uso di bocconi avvelenati.
Ciò comporta dei vuoti importanti nella continuità degli areali e pone seri ostacoli al rimescolamento delle popolazioni.
Il bracconaggio, dice il Wwf, avviene da parte di allevatori in difesa del bestiame domestico e di cacciatori.

19/01/2010 11.07