Carcere. A Sulmona quarto tentativo di suicidio in 10 giorni. Emergenza a Vasto

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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SULMONA. Ancora un tentativo di suicidio, il quarto in 10 giorni nel carcere di Sulmona.
Un detenuto della sezione internati, quella che sta letteralmente scoppiando per la drammatica situazione di sovraffollamento in cui si trova, ha tentato di strangolarsi con i lacci delle scarpe da tennis. Il recluso era già cianotico quando sono arrivati due agenti di polizia a salvarlo.
Trasportato in infermeria, il detenuto è stato rianimato grazie all'intervento dei medici del 118 dell'ospedale di Sulmona.
La lista di episodi autolesionistici era iniziata subito dopo l'Epifania con il suicidio di Tammaro Amato.
Morte a cui era seguito, a distanza di poche ore, un altro tentativo di suicidio.
Appena due giorni fa poi un altro detenuto aveva tentato di impiccarsi e darsi fuoco durante la visita della parlamentare radicale Rita Bernardini.
E la Uil penitenziari ha inviato una lettera proprio alla Bernardini attraverso la quale ha chiesto espressamente un'interrogazione parlamentare al fine di consentire la chiusura della Casa Lavoro del Carcere di Sulmona ed il trasferimento di tutti gli internati in un'altra struttura più consona ai dettami normativi previsti per questa tipologia di ristretti.
Gli ultimi accadimenti che hanno caratterizzato gli internati hanno reso il clima nuovamente incandescente ed il personale di polizia penitenziaria non ce la fa più a sostenere ritmi «davvero insostenibili».
Molte sono le defezioni da parte di quest'ultimi e il prestare servizio presso la casa di reclusione è divenuto impossibile.
Il sovraffollamento che sta caratterizzando la sezione internati sta ancor più peggiorando la situazione per cui la Uil teme un aumento pericoloso delle criticità.
«L'ordine e la disciplina potrebbero subire forti ripercussioni anche in considerazione del fatto che altri agenti distaccati da diversi mesi presso la struttura peligna sono stati richiamati dalle sedi di provenienza ed entro pochi giorni sono stati obbligati a ritornarvici», dicono dal sindacato.
A questi si andranno ad aggiungere un'altra decina che partiranno dal carcere di Sulmona per partecipare ad un corso per sovrintendenti e che li tirerà fuori dall'organico attuale.
A Marzo inoltre ci sarà la prevista tornata elettorale che così come previsto dalla legge 121/81 non permette ai poliziotti di svolgere servizio durante il periodo della campagna elettorale e allora in quel caso solo l'esercito potrà garantire la sicurezza sia all'interno che all'esterno della struttura.

CGIL CHIEDE INCONTRO CON IONTA

La Cgil chiama in causa il capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Franco Ionta. «Chiediamo un urgente incontro a Ionta - scrive Matteo Balassone, coordinatore regionale della Funzione pubblica Cgil di polizia penitenziaria, e Gino Ciampa, responsabile sindacale della Fp-Cgil - per discutere la riorganizzazione e la gestione dell'istituto di pena. Nell'immediato chiediamo un confronto con il Dap per verificare, in tempi strettissimi, l'idea che il ministero ha sull'istituto di Sulmona. Nell'immediato, però, si chiede anche una riduzione degli internati, che dia non solo respiro alle condizioni lavorative degli agenti e di tutti gli operatori civili, ma anche condizioni di sicurezza adeguate. Quanto denunciato è dimostrato dalle ripetute aggressioni avvenute a danno del personale di polizia penitenziaria, dai numerosi atti di autolesionismo, dai tanti tentativi di suicidi, messi in atto soprattutto dagli internati, dove si registrano le maggiori criticità. Purtroppo gli intenti di trasformare - concludono dalla Cgil - la casa lavoro del penitenziario di Sulmona la più grande del Paese, cozza con le caratteristiche dell'istituto, che non consente di dare lavoro a tutti gli internati, nonostante i laboratori di falegnameria, calzoleria e sartoria, che non vengono sfruttati per le loro potenzialità».
18/01/10 10.51
 
ANCHE A VASTO PROTESTE ED EMERGENZA

Rifiutano i pasti della mensa di servizio a oltranza, a partire da oggi, gli agenti della polizia penitenziaria in servizio al carcere di Torre Sinello a Vasto.
A base della protesta, annunciata da sei sigle di categoria, c'e' la presunta condotta unilaterale del direttore del penitenziario che, si legge in una nota, avrebbe leso e sminuito le prerogative sindacali. Tutto questo a oltre un mese dall'avvio dello stato d'agitazione.
«La protesta - concludono i sindacati - andra' avanti fino a quando l'attuale dirigente non rispettera' le procedure sulle materie soggette a concertazione».
Osapp, Uil, Cisl-Fns, Snappe, Ugl e Cnpp denunciano, tra l'altro, le precarie condizioni di sicurezza sul lavoro degli agenti di custodia, aggravate dal sovraffollamento del carcere.
18/01/2010 14.13