Trifuoggi e Colapietra: «corruzione: oggi come a fine ‘800»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. «Non è cambiato molto tra allora e adesso: il fine era accumulare più denaro possibile con più strumenti possibili» ha dichiarato il professore di Storia, Raffaele Colapietra ospite dell’incontro organizzato dall’associazione Codici.

 
La sala Figlia di Jorio della Provincia di Pescara ieri pomeriggio era piena nonostante l'argomento fosse di nicchia: “La questione morale in Italia alla fine ‘800”.
Ad introdurre Colapietra ci ha pensato il procuratore capo di Pescara Nicola Trifuoggi con una ampia panoramica rigorosamente a braccio.
Un convegno breve, pensato da Giovanni D'Andrea segretario regionale dell'Associazione di consumatori Codici, al quale hanno assistito il capo della squadra  mobile Nicola Zupo, il consigliere regionale Maurizio Acerbo, il consigliere provinciale Gianni Teodoro, il presidente del consiglio comunale di Pescara Licio Di Biase e il presidente del Tar Umberto Zuballi.
«Ci pare importante ricordare il passato – ha affermato D'Andrea- perché per costruire il futuro bisogna analizzare la storia: solo in questo modo si può evitare di rifare gli stessi sbagli».
Il periodo della fine dell'800 è stato scelto perchè «ci sono non poche analogie tra i giorni nostri e allora quando imperversavano il clientelismo e la corruzione».
Si è parlato a lungo dello scandalo della Banca Romana che aveva coinvolto il presidente Crispi e molti deputati.
Il professor Colapietra ha rilevato «una vistosissima analogia dei fatti di una volta con quelli attuali soprattutto nell'informazione, nell'uso dei titoli di giornale, nelle parole, nello screditare le fonti». Altro elemento ricorrente usato per insabbiare i casi di corruzione è il «patriottismo esasperato». «L'onore e il patriottismo erano gli espedienti perfetti per sgonfiare la questione morale» ha sottolineato Colapietra.
Al momento di intraprendere un'inchiesta parlamentare, dunque, veniva sventolata la bandiera dell'onore e della credibilità del paese che in caso di scandalo sarebbero venuti meno.
Buona motivazione per archiviare tutto.
Il procuratore Trifuoggi, oltre ad aver richiamato la storia della Banca Romana, ha prospettato una via d'uscita dal sistema di corruzione e clientelismo ricordando un pensiero di Benedetto Croce: «è normale che ci sia la corruzione, ma è grave se non c'è reazione alla corruzione».
Il dibattito si è concluso con molte domande da parte di un pubblico attivo ed interessato.
m.r. 14/01/10 11.47