Processo breve, oggi sciopero penalisti. A rischio anche piccoli tribunali

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ABRUZZO. Giornata calda oggi sul fronte giustizia. Si torna anche a parlare della soppressione dei piccoli tribunali: 4 quelli a rischio in Abruzzo.



I circa 9mila avvocati aderenti all'Unione delle camere penali di tutta Italia sciopereranno contro il processo breve (alla vigilia della discussione del provvedimento al Senato) e le mancate riforme strutturali per il settore, a cominciare dalla separazione delle carriere in magistratura.
Mentre il plenum del Csm discuterà il parere della Sesta Commissione che di fatto boccia il decreto legge con il quale il governo intende risolvere il problema dei vuoti di organico nelle procure.
Il tutto nello stesso giorno in cui si terrà il vertice sulla giustizia del Pdl che segnerà il rientro ufficiale del premier dopo la convalescenza.
A due mesi di distanza dall'ultima protesta sull'emergenza carceri, i penalisti torneranno dunque a incrociare le braccia.
Il problema dei rapporti tra politica e giustizia va risolto con «riforme organiche anche costituzionali», è la loro tesi; mentre invece il ddl sul processo breve è «una nuova e inammissibile scorciatoia», destinata a portare a un «ulteriore blocco del processo riformatore», che dovrebbe partire dalla separazione delle carriere, dalla riforma del Csm e dell'azione penale.
E non è tutto: il provvedimento, secondo gli avvocati, contiene «macroscopici profili di illegittimità costituzionale», visto che «discrimina gli imputati sulla base di condizioni soggettive o della natura e gravità del reato».
Se i penalisti contestano il processo breve, il Csm mette invece in discussione il decreto sulle procure che assegna a Palazzo dei marescialli la possibilità di procedere a trasferimenti d' ufficio per colmare i circa 150 posti vacanti in 80 sedi giudiziarie, soprattutto in Calabria, Sicilia e Sardegna.
Il parere che sarà discusso oggi dal plenum sottolinea «l'irragionevolezza di un provvedimento urgente non inserito in un piano complessivo di interventi strutturali come la revisione delle circoscrizioni giudiziarie e il ripensamento delle piante organiche degli uffici» e che non interviene sulle cause che hanno prodotto i «drammatici» vuoti nelle procure, come il divieto di destinare in quegli uffici i magistrati a inizio carriera.
Ma non basta: il potenziamento del trasferimento coattivo delle toghe impone di «verificarne la compatibilità con le garanzie costituzionali di inamovibilità», avvertono i consiglieri, e di fatto sarà inefficace: soprattutto al Sud si tradurrà «in un perverso giro di valzer» tra magistrati delle diverse sedi disagiate che non risolverà il problema.

BASTA CON I PICCOLI TRIBUNALI

Ma il Csm dice anche basta ai piccoli tribunali, che sono inevitabilmente «disfunzionali perché non in grado di assicurare una tempestiva risposta di qualità alla domanda di giustizia».
La maggior presenza di piccoli tribunali in Abruzzo e nel distretto dell'Aquila: oltre allo stesso ufficio giudiziario del capoluogo, ci sono quelli di Sulmona, Lancino e Vasto.
Perché un ufficio giudiziario possa essere efficiente deve avere dai 20 ai 40 magistrati nel proprio organico.
L'indicazione viene dal Csm e se venisse accolta dal ministro della Giustizia Alfano- a cui oggi il plenum chiederà di procedere alla «non più procrastinabile revisione delle circoscrizioni giudiziarie»- determinerebbe quasi una rivoluzione.
Sì perché potrebbe mettere in discussione l'esistenza di ben 88 tribunali in tutta la penisola ,che oggi hanno un organico inferiore alle venti unità e che sarebbero destinati a soppressioni e accorpamenti;e cambierebbe la dislocazione degli uffici giudiziari sul territorio, che è vecchia di oltre un secolo, visto che dall'unità di Italia ad oggi non si è mai ridisegnata con un intervento organico la geografia giudiziaria.
E poi anche per il sistema delle incompatibilità processuali, che per garantire l'imparzialità impedisce per esempio allo stesso giudice di pronunciarsi sulle indagini preliminari e poi di partecipare al dibattimento.
Alla luce di tutto questo i consiglieri ritengono «necessario» per i tribunali prospettare piante organiche che vadano dalle venti alle quaranta unità, ma con i necessari correttivi: è «irrinunciabile» per esempio la presenza di un tribunale ordinario in ogni capoluogo di provincia, così come nelle aree maggiormente interessate dal fenomeno della criminalità organizzata o «da una peculiare densità imprenditoriale e commerciale».

11/01/2010 8.39