Terreni Ex Di Properzio: Cassazione: «ora sono del Comune»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. L’amministrazione comunale di Pescara è proprietaria in via definitiva dei terreni ex Di Properzio su via Andrea Doria, la stessa superficie sulla quale, sino a qualche anno fa, insistevano i depositi di carburante.

Lo ha deciso la Suprema Corte di Cassazione che a fine 2009 si è pronunciata sul ricorso presentato dalla famiglia Di Properzio in merito alla proprietà dei terreni.
Ora il Comune attende di leggere il dispositivo della sentenza già nella prossima settimana, una sentenza che comunque ha chiuso per sempre il capitolo, aprendo ora una riflessione circa il futuro di quell'area.
«Il ‘caso' giudiziario – hanno ricordato il sindaco Albore Mascia e l'assessore Fiorilli – si è aperto con il primo ricorso presentato dinanzi al Tar dalla famiglia Di Properzio che aveva impugnato la decisione del Comune di Pescara e della Regione Abruzzo di negare ai Di Properzio sia la legittimazione sia l'alienazione dei terreni gravati da uso civico dopo la dismissione dei vecchi serbatoi, decisione assunta dal Consiglio comunale che aveva dunque riassunto al Comune stesso la proprietà della superficie».
Nel 2005 il Tar Abruzzo, Sezione di Pescara, ha rigettato il ricorso, ma la famiglia Di Properzio ha deciso di impugnare anche tale sentenza proponendo appello dinanzi al Consiglio di Stato il quale si è pronunciato due anni più tardi, confermando la sentenza del Tribunale amministrativo, dunque la legittimità del provvedimento assunto dal Comune di Pescara.
Nella sentenza, depositata il 5 febbraio 2007, tuttavia, il Consiglio di Stato ha sollevato un difetto di giurisdizione, affermando in sostanza che per quanto riguardava la contestazione sulla proprietà dei terreni, la competenza non era del giudice amministrativo, ma del giudice ordinario.
La famiglia Di Properzio ha subito presentato ricorso dinanzi alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, che ha in questi casi la competenza funzionale.
Ovviamente l'amministrazione comunale di Pescara, tramite l'avvocato Di Silvestre, si è costituita in giudizio e ha difeso la sentenza del giudice amministrativo.
«La discussione dinanzi alla Corte di Cassazione si è svolta lo scorso 20 ottobre – hanno ancora ribadito il sindaco Albore Mascia e l'assessore Fiorilli – e lo scorso 18 dicembre è stata emessa la decisione della Cassazione che ha rigettato il ricorso dei Di Properzio, trasferendo definitivamente al Comune la proprietà dei terreni di via Andrea Doria. Si tratta di un pronunciamento di fondamentale importanza: nei prossimi giorni leggeremo le motivazioni della sentenza, ma nel frattempo è chiaro che la decisione della Cassazione è ormai inappellabile».
A questo punto il terreno dei Di Properzio è entrato a far parte del patrimonio della città e spetterà all'amministrazione comunale decidere oggi la futura destinazione di un'area strategica per il territorio, «una destinazione che dovremo valutare pensando anche allo sviluppo dell'area ex Cofa, riprogettando il volto della riviera sud», ha chiuso Mascia.
09/01/10 10.25

RC: «AVEVAMO RAGIONE NOI»


Rifondazione Comunista rivendica con orgoglio la vittoria dei propri argomenti e della propria coerenza nella vicenda delle aree degli ex-serbatoi «occupate abusivamente per decenni dalla ditta Di Properzio».
«Ricordiamo agli smemorati», commenta Maurizio Acerbo, «che l'ex-sindaco D'Alfonso, facendo propria una delibera preparata dalla precedente giunta di centrodestra, intendeva “regalare” ai Di Properzio quelle aree strategiche per una cifra irrisoria. D'Alfonso», continua il consigliere di Rc, «esercitò pressioni fortissime sulla sua maggioranza presentando la delibera come un atto dovuto».
L'allora sindaco, nel ribadire l'obbligatorietà della cessione, aveva paventato l'intervento della corte dei conti nei confronti degli stessi consiglieri comunali, qualora avessero rifiutato di cedere l'area a Di Properzio per 250.000 euro.
«Grazie al nostro dissenso la delibera pro-Di Properzio non ebbe i numeri in Consiglio», continua Acerbo.
«Nel corso dell'accesa polemica fummo definiti "superficiali", "inesperti" e “ideologici” come testimonia qualsiasi rassegna stampa dell'epoca. Dovemmo mettere in minoranza la delibera del sindaco e successivamente proporne una di iniziativa consiliare che D'Alfonso non votò».
«E' quella delibera proposta da Rifondazione e dagli allora consiglieri dissidenti della Margherita, Costantini e Del Vecchio, che ha restituito alla città le aree. E' la nostra delibera che ha retto contro i ricorsi al TAR, al Consiglio di Stato e in Cassazione».
«Per onestà intellettuale», prosegue Acerbo, «va ricordato che la delibera passò grazie al sostegno di tutto il centrodestra che ci fu garantito dallo scomparso onorevole Sospiri. Non vogliamo aggiungere altro perchè oggi la vicenda dei rapporti tra l'ex-sindaco, suoi collaboratori e alcuni imprenditori è diventata materia giudiziaria. Ma questo esercizio di memoria era indispensabile per chiarire anche per il presente e per il futuro che il compito dei consiglieri comunali non è quello di alzare le manine, ma di controllare l'operato della giunta e di esercitare la piena sovranità sugli atti di propria competenza».
Soddisfatto anche il consigliere del Pd, Enzo Del Vecchio, secondo il quale la Corte di Cassazione a messo fine «ad una vicenda che si trascina oramai da tanti anni e che rappresenta un elemento fondamentale nella complicata materia degli usi civici che peraltro rileva l'ennesima conclusione positiva in favore dell'Ufficio Usi Civici regionali».

11/01/2010 9.25