Giovane si impicca nel carcere di Sulmona. Altro detenuto si taglia le vene

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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SULMONA. Un detenuto del supercarcere di Sulmona si è impiccato ieri nella sua cella. Il cadavere è stato scoperto in serata dagli agenti di custodia. SINDACO DI SULMONA: «SONO PREOCCUPATO»
Il detenuto che ieri si è tolto la vita si chiamava Amato Tammaro, era di Villa Literno, in provincia di Caserta e aveva 28 anni.
Mercoledì eri era tornato in carcere dopo un permesso premio.
Tammaro, che occupava da solo una cella, si è impiccato legando le lenzuola alla grata del bagno.
Il detenuto è stato soccorso dagli agenti di polizia penitenziaria che lo hanno portato nell' infermeria del carcere dove poco dopo sono arrivati i sanitari del 118, ma ormai Tammaro era già morto.
Oggi è in programma l'autopsia.
Nel carcere di Sulmona vi sono oltre 500 detenuti, dei quali 120 con problemi psichici.
Sulla vicenda il sostituto procuratore della Repubblica di Sulmona, De Siervo, ha avviato un'inchiesta.
La vicenda getta nuove ombre sul penitenziario peligno da sempre al centro di polemiche e denunce. Il supercarcere, che ospita anche detenuti del 41 bis, è noto come il "carcere dei suicidi", per le numerose morti avvenute negli anni scorsi (10 in 15 anni).
Tra quelli che hanno fatto più scalpore, la morte della direttrice del penitenziario Armida Miserere, che si è tolta la vita il 19 aprile 2003 sparandosi un colpo di pistola alla testa, e quello del sindaco di Roccaraso, Camillo Valentini, il 16 agosto 2004, trovato nella sua cella soffocato da un sacchetto di plastica stretto in gola da lacci per le scarpe.
In quel caso, però, i parenti della vittima non hanno mai creduto all'ipotesi del suicidio.
In tutti gli altri casi, i detenuti sono morti impiccati, come ieri il giovane di Villa Literno.
Numerosi anche gli episodi di autolesionismo da parte di detenuti. Continue, invece, le denunce da parte degli agenti di polizia penitenziaria che da sempre parlano di condizioni di lavoro non adeguate.

HA USATO LACCI DELLE SCARPE

Il giovane suicida per impiccarsi ha usato i lacci delle proprie scarpe da ginnastica.
E' quanto emerso dai rilievi della Polizia scientifica di Sulmona effettuati ieri nel tardo pomeriggio, attività coordinata dal vice questore Egidio Labbro Francia consistente in un minuzioso rilievo fotografico gia' depositato sul tavolo del sostituto della Procura della Repubblica di Sulmona, Federico De Siervo.
Il pm notificherà domani alle ore 10 l'incarico all'anatomopatologo Ildo Polidoro che dovrà effettuare l'autopsia sulla salma del detenuto, esame che si svolgerà all'obitorio dell'ospedale di Sulmona tra domani e domenica. Amato Tammaro soffriva di disturbi psichici.

08/01/2010 8.53

NUOVO ATTO AUTOLESIONISTA A SULMONA, DETENUTO SALVO

Ancora un episodio di autolesionismo nel supercarcere di Sulmona, a solo qualche ora dal suicidio di un detenuto del casertano, trovato impiccato nella sua cella, di ritorno da un permesso premio. Nella nottata, all'interno della sezione internati, il detenuto ha prima cercato di tagliarsi le vene con una lametta, poi si è appeso con un lenzuolo al collo alla grata della cella tentando di impiccarsi.
Lo hanno salvato gli agenti di polizia penitenziaria e il medico in servizio in quel momento. L'uomo infatti è stato subito soccorso e rianimato.
Il secondo episodio di questo genere nel giro di poche ha riportato alla ribalta la drammaticità in cui si vive all'interno del carcere di Sulmona, un penitenziario che rischia di "scoppiare", come più volte denunciato nelle ultime settimane dai sindacati che hanno avviato anche numerose azioni di protesta per cercare di risolvere una situazione che sembra stia degenerando.
08/01/10 13.45

SINDACO DI SULMONA: «SONO PREOCCUPATO»

«Troppi detenuti in un carcere che rischia di scoppiare, dove manca sia il personale di vigilanza sia quello di assistenza medico e sociale e dove è sempre più difficile per i reclusi accedere al servizio sanitario nazionale».
La denuncia è del responsabile dell'area medica del carcere di Sulmona, Fabio Federico, che si dice «fortemente preoccupato» soprattutto per la situazione in cui versa la sezione degli "Internati", teatro dei due ultimi episodi autolesionistici e tanti altri negli ultimi mesi.
«Non è possibile che un solo agente debba controllare 100 detenuti, tutti altamente pericolosi - afferma Fabio Federico - detenuti che hanno finito di scontare la pena ma proprio perché ritenuti socialmente pericolosi vengono trattenuti in carcere per essere impiegati nella casa lavoro. Ma sono solo pochi quelli che hanno la possibilità di poter lavorare il che genera malcontento e situazioni pericolose all'interno della loro sezione».
Il medico ha poi evidenziato la grave situazione di disagio provocata dalla particolare tipologia degli altri detenuti, affetti da patologie psichiche anche molto gravi.
«170 detenuti con problemi psichici affidati alle cure di un solo psichiatra - prosegue il responsabile dell'area sanitaria del carcere - se a questo si aggiungono le difficoltà che ha comportato il passaggio del servizio sanitario dall'Amministrazione penitenziaria alle ASL, il quadro è completo».
08/01/10 17.34