Magie politiche. Arit: tre anni per dire no, un mese per pagare

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ABRUZZO. Parli dell’Arit e spuntano le corna. Un articolo semplice semplice ha fatto scatenare ieri una serie di ripercussioni, telefonate e mail in redazione. Evidentemente era troppo tempo che non ci occupavamo dell’ente strumentale più ignoto di tutti.
ABRUZZO. Parli dell'Arit e spuntano le corna. Un articolo semplice semplice ha fatto scatenare ieri una serie di ripercussioni, telefonate e mail in redazione. Evidentemente era troppo tempo che non ci occupavamo dell'ente strumentale più ignoto di tutti.Dove grazie alle nuove tecnologie (argomento ostico per molti) si sono aggiudicati appalti per milioni di euro e dove è possibile imbattersi in situazioni che scatenano domande senza mai risposte.
In molti però ricordano il 2005, un'ottima annata si direbbe, dove vennero spremute risorse pubbliche per milioni di euro.
Allora a governare c'era l'ex presidente Del Turco che aveva affidato il settore al suo braccio destro, Lamberto Quarta.
Leggendo il nostro articolo sul mancato accesso agli atti richiesto dall'associazione Codici e decretato dall'Arit (che evidentemente crede di produrre documenti segreti), un testimone oculare del famoso affidamento per la gara Mmg, l'appalto dell'Arit da 4,2 milioni di euro affidato tra le proteste, prima suggellato dal Tar e poi cancellato per ben due volte dal Consiglio di Stato è saltato sulla sedia e ci ha raccontato qualche particolare.
Ma la notizia “fresca” riguarda proprio il contestato appalto giudicato illegittimo dal Consiglio di Stato e contro la sentenza del quale l'Arit si è sempre opposta non ottemperando. Tanto che c'è voluta una seconda sentenza per obbligare l‘ente strumentale a pagare motivazioni pubblicate a maggio 2009.
A luglio 2009 (delibera 476 del 9 luglio 2009) però il direttore generale Ernesto Esposito si decide a firmare finalmente la delibera che liquida ad Almaviva (ex Finsiel) circa 233mila euro.
La stranezza è che lo stesso Esposito si era opposto per oltre due anni al pagamento nonostante una sentenza inappellabile.
L'altro dato, forse trascurabile, è che nel frattempo era cambiata l'aria: alla Regione era subentrato il centrodestra.
Nelle stanze si favoleggia di certe pressioni volte al pagamento della somma, se non altro per limitare i danni.
Sta di fatto che però l'intervento della politica potrebbe essere stato dettato anche da altri fattori.
Nel frattempo, infatti, è nato un certo “Comitato tecnico regionale per l'informatica” a capo del quale Gianni Chiodi ha chiamato Agostino Sciascia, molto vicino all'assessore Mauro Febbo, titolare di una azienda che lavora con assiduità con le pubbliche amministrazioni locali nell'ambito dell'informatica.
La ditta di cui è legale rappresentante Sciascia è Apprise srl.
Sembrerebbe proprio la ditta che in società con Finsiel e Webred hanno vinto il ricorso due volte al Consiglio di Stato contro l'Arit (anche se per ben due volte nelle sentenze il nome della ditta è scritto in maniera non precisa, ndr).
E l'Apprise ritorna spesso nelle vicende informatiche della Regione Abruzzo, per esempio ritorna per certi subappalti ricevuti da un'altra ditta nota ai lettori di PrimaDaNoi.it, la ditta Cyborg, proprio quella risultata vincitrice di un appalto bandito dal Comitato per i Giochi del Mediterraneo.
Intanto, forse, una parte della storiaccia legata a quell'appalto si è conclusa ma non è detto che non se ne riparli perché comunque è indubbio che sia stato causato quantomeno un danno alle casse pubbliche e la colpa sarà pure di qualcuno.
Magari –sempre che si abbia la voglia di andare a fondo- alcune persone dovranno spiegare come mai tanta fretta nell'aggiudicare appalti molto complessi e milionari, come mai il giorno dell'aggiudicazione dell'appalto Mmg ci furono contestazioni e non furono prese in considerazione, come mai nei faldoni vi sono verbali stringatissimi e non è chiaro quali metodi venissero utilizzati per stilare le offerte tecniche.
Molti degli appalti di quel lontano 2005 gestiti dall'Arit furono contestati e nonostante si parlava di una trentina di milioni di soldi pubblici tutto è sempre filato liscio.
Seguirono poche polemiche, subito dimenticate, ma i fiumi di denaro sono finiti lo stesso nelle casse di alcune ditte, per progetti spesso di secondo o terzo piano per i quali è praticamente impossibile a volte anche capirne persino gli scopi.
Ed è un caso se nella lista delle ditte vincitrici i nomi che ricorrono sono sempre gli stessi.
Ora la musica sarebbe cambiata con il nuovo direttore Carlo Greco, ex Ibm, che in passato ha lavorato molto per il Senato e proprio in quel frangente pare abbia conosciuto il senatore teramano Tancredi che lo avrebbe indicato per il ruolo all'Arit.
Finora però delle moltissime incongruenze del passato non risulta abbia stilato rapporti o denunciato irregolarità, ma per segnare il cambio di rotta c'è sempre tempo.
Intanto come sempre a fine anno c'è fibrillazione per la scadenza dei contratti di collaborazione e dei co.co.co, proprio quelli che l'Arit ha avuto una certa difficoltà ad inserire sul proprio sito e lo ha fatto dunque con moltissimi mesi di ritardo, vedendosi costretta ad integrare con oltre 30 nomi la magra lista di quattro consulenti della prima ora.
E c'è chi scommette che ancora una volta saranno prorogati tutti i contratti temporanei.

29/12/2009 11.51

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