Revisore conti Provincia Teramo, bufera sulla nomina della cugina di Chiodi

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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TERAMO. E' bufera sulla nomina del nuovo revisore dei conti della Provincia di Teramo. La scelta è ricaduta sulla cugina del presidente Chiodi.
Riccardo Mercante, consigliere provinciale dell'Idv è imbufalito.
A far montare la sua rabbia è stata la nuova nomina alla Provincia del revisore dei conti.
Una nomina che forse sarebbe passata inosservata se la fortunata prescelta non fosse stata la cugina del governatore, Ilaria Valentini, nonché socia dello studio Chiodi.
Apriti cielo.
Mercante non mette in dubbio le capacità professionali della Valentini ma si chiede come mai «su cento candidature la scelta sia caduta proprio su di lei».
Impossibile, per il consigliere d'opposizione, non pensare in questi casi ad una 'parola buona' spesa dal cugino eccellente, o magari qualche complimento in più caduto inavvertitamente sulla professionista, considerata talmente brava dal presidente Chiodi da averla inserita anche nel proprio studio.
Eppure Mercante torna indietro nel tempo e ricorda che «già quando Chiodi era sindaco di Teramo nominò assessore alle Finanze il collega di studio, nonché nipote di Paolo, Carmine Tancredi».
Anche nella giunta regionale attuale Chiodi ha puntato su due assessori esterni al consiglio, persone di fiducia che ha scelto personalmente. Il primo è Mauro Di Dalmazio 39 anni, avvocato, già assessore a Teramo quando Chiodi era sindaco. La seconda è stata Paola Carpineta, imprenditrice e vecchia amica di famiglia del presidente.
Facoltà più che lecita per un presidente della Regione che può scegliere uomini di fiducia chiamati a fare azione politica di concerto con il presidente.
Ma in questo caso la prescelta dovrà ricoprire un ruolo “tecnico” non politico o discrezionale e i dubbi degli avversari politici si fanno più consistenti.
Se è un tecnico dovrà pronunciarsi sulla regolarità dei bilanci e non avrà discrezione: o i conti sono a posto o non lo sono. Per questo per l'opposizione risulta arduo parlare di “meritocrazia” in casi come questi anche se Chiodi più volte ha detto di voler lasciare spazio al merito e alle caratteristiche professionali più che parentali.
«La maggioranza della Provincia si è rivelata prona e ligia al volere dei maggiorenti del Pdl teramano», attacca Mercante, «e il presidente Catarra ed i suoi consiglieri, in barba ai minimi canoni di decenza, sono stati scavalcati».

29/12/2009 10.30

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