Processo D’Alfonso, difetto di notifica: tutto rinviato al 6 aprile

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Processo D’Alfonso, difetto di notifica: tutto rinviato al 6 aprile
PESCARA. Un “disturbo” di appena 15 minuti. Tutti dentro e tutti fuori in un batter d’occhio senza nemmeno fare l’appello. Udienza rinviata al 6 aprile 2010 per difetto di notifica.
Gli abruzzesi hanno imparato a conoscere i tempi e gli errori della giustizia e della burocrazia sottesa e così anche la prima udienza preliminare per l'inchiesta Housework (quella della famosa "lista Dezio"), quella che ha portato all'arresto dell'ex sindaco Luciano D'Alfonso un anno fa, è finita nel nulla.
Tre le notifiche errate che hanno regalato un bonus di 4 mesi ai 25 indagati nell'inchiesta su presunte tangenti, appalti e finanziamenti occulti all'ex primo cittadino.
Questa volta però le carenze di organico degli ufficiali giudiziari non c'entra.
Infatti ad operare le notifiche è stata la polizia giudiziaria, postale e squadra Mobile, che hanno indagato e eseguito gli arresti.
La legge infatti prevede che in caso di ordinanze cautelari (come nel caso dell'arresto di D'Alfonso, Dezio e De Cesaris) ad eseguire le notifiche per l'udienza preliminare siano gli stessi investigatori.
Ma gli indirizzi non erano tutti giusti e così alcuni degli indagati non sono stati avvisati.
Piccola o grande che sia l'indagine bisogna comunque passare per questo tipo di “errore obbligato”.
Nessuno degli indagati era presente (perché esporsi inutilmente mediaticamente?).
Il giudice Guido Campli dunque non ha potuto fare altro che fissare l'udienza al prossimo 6 aprile, una data molto importante per l'Abruzzo (sarà il primo anniversario del sisma) che farà passare in secondo piano questo processo che come tanti stenta a partire.
Poche le dichiarazioni dei difensori tra cui quella dell'avvocato Claudio Di Tonno, nominato dalla giunta Mascia, ed incaricato di costituirsi parte civile nel processo penale.
Per lui ci sarebbero «danni diretti e indiretti» dall'azione amministrativa di D'Alfonso.
Il che significa che il Comune farà di tutto per ottenere un risarcimento dall'eventuale danno subito dall'ente pubblico a causa della presunta associazione a delinquere e dall'adozione di atti illegittimi.
Danni che dovranno eventualmente essere pagati dai responsabili ma solo alla fine, al momento della eventuale sentenza di condanna (in primo grado).
La parte civile potrà intanto beneficiare e rifarsi sui beni sequestrati all'ex sindaco (la villa di Lettomanoppello).


UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE


A Luciano D'Alfonso, Guido Dezio, Marco Molisani, Luciano Di Biase, Vincenzo Cirone, Antonio Dandolo, Pierpaolo Pescara, Marco Presutti, Fabrizio Paolini, Giampiero Leombroni, e' contestata l'associazione per delinquere.
Per il pm Gennaro Varone, D'Alfonso era «capo e promotore», gli altri partecipi. Lo scopo finale quello di «commettere una serie di delitti contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica ed il patrimonio» volti «al reperimento di risorse per l'arricchimento personale, per il finanziamento dell'attività politica di Luciano D'Alfonso e per la propaganda presso i potenziali elettori in favore del sindaco».
Durante le indagini gli inquirenti hanno poi scoperto come dai conti ufficiali del sindaco non venisse mai prelevato denaro: una prova ingegnosa “a contrario”, cioè pur non trovando il “tesoro” la procura ha creduto di dimostrare che il sindaco per mantenere la famiglia ed il suo tenore di vita ha dovuto per forza beneficiare di entrate ad oggi ancora sconosciute..
Nell'ordinanza di arresto del 15 dicembre 2008 il gip parlava inoltre di «inquinamento della democrazia» e di «mortificazione dei diritti fondamentali».
Dubbi e sospetti emersero poi anche sulla imponente villa dell'ex sindaco, a Manoppello.
Ma i giochi sono tutt'altro che fatti.
Come già detto altre volte, questo, più che altri, sembra un processo strano al quale nessuno crede e dove gli indagati “minori” non sembrano preoccuparsi più di tanto, protetti dalla lunga ombra di D'Alfonso.
C'è chi parla di prescrizione e di possibile sfoltimento degli indagati secondari che così uscirebbero di scena tra qualche anno.
C'è poi chi parla di processo non facile perché bisognerà provare con precisione tutte le contestazioni e dimostrare una associazione a delinquere di questa portata non sarebbe cosa semplice.
Ma è presto per avventurarsi in problemi che potrebbero essere affrontati solo tra un paio di anni quando forse si arriverà al dibattimento.
Intanto per D'Alfonso ed alcuni degli altri indagati ci saranno gli impegni giudiziari dovuti ad altre indagini: quella del concorso Dezio, per esempio, mentre si attende da mesi anche la chiusura dell'altra inchiesta sugli accordi di programma e urbanistica che vedrebbe coinvolti moltissimi indagati dell'inchiesta Housework.
Qualche insidia inoltre potrebbe essere rappresentata da qualche stralcio dell'inchiesta, pure avviato tra Pescara e Chieti, oppure da qualche altra indagine partita molto tempo fa che potrebbe maturare a breve.
Insomma anche questi fatti danno ragione a chi pensa che l'era D'Alfonso non sia finita.

a.b. 22/12/2009 14.00


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