Lettera al prefetto di Teramo: «le ordinanze sul crocifisso sono illegittime»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ABRUZZO. Ormai per moda o per politica da quando la corte di giustizia europea ha emanato la sentenza che chiede di rimuovere i crocifissi dai locali pubblici i sindaci di mezza Italia si stanno sbizzarrendo con ordinanze ''originali''.



ABRUZZO. Ormai per moda o per politica da quando la corte di giustizia europea ha emanato la sentenza che chiede di rimuovere i crocifissi dai locali pubblici i sindaci di mezza Italia si stanno sbizzarrendo con ordinanze ''originali''.
Anche il sindaco di Giulianova, Mastromauro, si è distinto per aver fatto un' ordinanza che multa addirittura di 500 euro chi toglie i crocifissi dai luoghi pubblici. Provvedimenti che fanno discutere e che da una parte provano a rivendicare le tradizioni e le radici cristiane e dall'altra strizzano l'occhio all'elettorato cattolico.
Il professor Pasquale Avolio, dirigente scolastico, questa mattina ha scritto una dura lettera al prefetto di Teramo nella quale spiega come tali provvedimenti siano illegittimi.
«Molti sindaci», scrive Avolio, «stanno emanando ordinanze che, a parere mio, destano vive preoccupazioni per i vizi di legittimità, quali l'incompetenza e l'eccesso di potere che esse contengono, e per la loro inopportunità in un contesto sociale caratterizzato dalla coesistenza di culture diverse e da una pluralità di visioni della vita. Si tratta di ordinanze,di cui nessun cittadino avverte il bisogno, tese a imporre l'immediata affissione del Crocifisso nelle aule scolastiche e nei luoghi pubblici sotto comminatoria di gravose sanzioni pecuniarie».
Secondo il professore tali ordinanze, anziché ottenere la preventivata approvazione dei cattolici autentici, sortiscono l'effetto contrario e si rivelerebbero «assolutamente inutili» per il nostro Paese.
«Tale imposizione», aggiunge, «si rivela inoltre pregiudizievole in una scuola che deve essere luogo di formazione comune, non omologante, tesa a favorire l'incontro e la conoscenza di culture diverse nella prospettiva di un'educazione alla convivenza democratica e ad una nuova cittadinanza unitaria e plurale. Una scuola effettivamente educativa deve dimostrare pertanto una sensibilità ed un'attenzione per tutte le convinzioni degli alunni che accoglie. E questo vale anche per un Sindaco che deve saper distinguere tra politica e religione e mostrare una scrupolosità ed una premura verso le diverse convinzioni dei cittadini che partecipano alla vita della città al fine di garantire l'espressione di esse».
Secondo Avolio «questi incauti provvedimenti servono purtroppo a scatenare nuove crociate e ad innescare spirali di odio contro la diversità».
Il professore chiede poi al prefetto se effettivamente tra i poteri del sindaco vi sia anche quella di emanare tali ordinanze e se l'irrogazione di una sanzione amministrativa non sia in contrasto con la riserva di legge in materia di illeciti amministrativi.
Infine si chiede al prefetto se la firma dell'ordinanza non si configuri nel comportamento di tali sindaci «un'indebita ingerenza nella funzione della scuola statale, autonoma e costituzionalmente laica».

21/12/2009 15.15