Provincia Pescara, targa per sicurezza stradale. Associazione vittime:«vergogna»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. La Provincia di Pescara, rappresentata dall'assessore alle Grandi infrastrutture, Pianificazione del territorio e Trasporti, Andrea Faieta, e dal comandante della Polizia Provinciale, Giulio Honorati, ha ricevuto a Roma la "Targa Blu 2009 'Honoris Causa'" per i meriti conseguiti nel settore della sicurezza stradale.



Secondo quanto comunicato vi sarebbe stata una riduzione del 30 per cento della mortalità e della qualità della mobilità.
Cifre e meriti che colgono di sorpresa.
Per il presidente della Provincia Guerino Testa il premio è «un ulteriore stimolo a migliorare e rafforzare le attività di prevenzione ed educazione alla sicurezza stradale sul nostro territorio e allo sviluppo di progetti mirati».
«Nel Piano triennale - ha annunciato Faieta - sono previsti interi capitoli destinati alla sicurezza stradale per diversi milioni di euro».
Critico e indignato invece Paolo D'Onofrio, referente per l'associazione Familiari vittime della strada, dice:«è una vergogna».
«Davanti a queste offese non possiamo chiudere gli occhi», h aggiunto, «occorre usare parole chiare e deplorare coloro che vorrebbero 'cancellare' le gravissime colpe. Da anni denunciamo la guerra civile in atto sulle strade, le vittime innocenti e l'immane dolore generato a causa dell'illegalità e mancato rispetto delle regole e del prossimo. Da anni gli organi preposti – personalmente sensibilizzati – tacciono e/o omettono le proprie funzioni amministrative; vanificando così tutti gli sforzi profusi soprattutto nella prevenzione rivolta ai nostri giovani figli».
«Noi dell' ‘Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada onlus'», ha aggiunto D'Onofrio, «conosciamo fin troppo bene le “dinamiche” scatenanti l'incidentalità: 35 miliardi di euro l'anno, tanto ‘fattura' l'Industria Sinistri SpA, la quale sottrae risorse economiche altrimenti destinate ad attuare le condizioni di messa in sicurezza e salvaguardia della vita umana».
D'Onofrio ricorda poi la sua teoria personale di dolore e pessima amministrazione in cui si è imbattuto.
«Mio figlio Marco», racconta, «è stato travolto da un autocarro, a quindici anni, su uno svincolo realizzato per un centro commerciale a Città Sant'Angelo, con una corsia troppo breve e una banchina con dislivello. E la cosa peggiore è che alle istituzioni tutto ciò era stato segnalato. I colpevoli sono loro. Certe opere sono veri e propri illeciti e chi le progetta, esegue, collauda, autorizza, tutti devono rispondere delle proprie responsabilità».
L'Ente Provincia di Pescara fu condannata, nella persona dell'ingegner Melilla, e in solido a ‘rifondere' il danno provocato…
«Ad oggi», conclude D'Onofrio, «dopo nove anni - denuncio una ‘resistenza cavillosa', ingiustificata e avvilente, che vittimizza ulteriormente l'intera famiglia superstite, attraverso una persecuzione giudiziaria. I ‘carnefici' beneficiano della prescrizione del reato mentre le vittime sono perseguitate attraverso il cavillo e il ‘vuoto legislativo' esercitato da ‘professionisti' che occupano contemporaneamente cariche amministrative».

21/12/2009 10.20