Mafia. Al processo Dell'Utri chiesta audizione dell’arcivescovo dell’Aquila

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Mafia. Al processo Dell'Utri chiesta audizione dell’arcivescovo dell’Aquila
PALERMO. Anche l'arcivescovo dell'Aquila, Giuseppe Molinari, sarà sentito nell'ambito del processo del senatore del Pdl Marcello Dell'Utri già condannato in primo grado per concorso in associazione mafiosa.


I giudici della seconda sezione della Corte d'appello di Palermo sono entrati in camera di consiglio per decidere di ammettere la deposizione del pentito Salvatore Grigoli che dovrebbe riscontrare le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza.
Qualunque sia la decisione dei giudici è escluso che oggi il Pg concluda la requisitoria in quanto il rappresentante della pubblica accusa, con una mossa che rischia di allungare i tempi del processo, ha chiesto l'audizione dei cappellani del carcere di Ascoli Piceno e dell'Aquila Pietro Capoccia e Massimiliano De Simone e dell'arcivescovo dell'Aquila, Giuseppe Molinari, perché depongano sul percorso religioso intrapreso da Spatuzza.
«Il mio pentimento», ha detto Spatuzza nel corso della deposizione del 4 dicembre scorso, «è la conclusione di un bellissimo percorso spirituale cominciato grazie al cappellano del carcere di Ascoli Piceno» e proseguito all'Aquila, dove «sono stato confessato dall'arcivescovo», monsignor Giuseppe Molinari.
Proprio l'arcivescovo, quindi, sarebbe stato chiamato probabilmente per delineare il profilo del boss che oggi si dice redento.
Da fonti della curia, riportate dal Corriere della Sera qualche giorno fa Molinari avrebbe incontrato il pentito «solo una volta» per confessarlo.
Spatuzza nella deposizione di inizio dicembre ha adombrato la presenza di una regia politica dietro la strage di via dei Georgofili a Firenze (27 maggio 1993), gli attentati del 27 luglio 1993 a Milano e Roma e il fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma (6 febbraio 1994) e sostenuto la presenza di legami economici fra i fratelli Graviano e Silvio Berlusconi.
Il presidente del Consiglio ha definito la deposizione di Spatuzza «ridicola» e facente parte di «una macchinazione ai suoi danni».
Un altro boss, Filippo Graviano, qualche giorno dopo ha smentito in aula Spatuzza, sostenendo di non aver mai avuto rapporti di alcun tipo con Dell'Utri.
Il Pg ha inoltre chiesto che vengano sentiti l'imprenditore di Brancaccio Paolino Dalfone, quattro funzionari della Dia e i pentiti Pietro Romeo e Giovanni Ciaramitaro, Istanze su cui la corte deciderà all'udienza dell'8 gennaio.
Circostanza che esclude che la requisitoria possa concludersi prima di Natale.

18/12/2009 15.05