Centrale nucleare a Termoli, anche Vasto e San Salvo dicono no

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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TERMOLI. Sono 120 le adesioni di amministrazioni pubbliche, associazioni, sindacati e ordini professionali alla manifestazione che si svolgerà domani a Termoli.

TERMOLI. Sono 120 le adesioni di amministrazioni pubbliche, associazioni, sindacati e ordini professionali alla manifestazione che si svolgerà domani a Termoli.

L'appuntamento è stato organizzato per dire no al progetto per la realizzazione di una centrale nucleare.
Tra le amministrazioni figurano la provincia di Campobasso e 15 comuni, dei quali due abruzzesi - Vasto e San Salvo - e tre pugliesi (Lesina, Peschici e Rodi Garganico).
Organizzazioni sociali, ambientaliste, agricole, comitati civici ed enti hanno gia' aderito all'appello.
Anche l'Ordine dei medici della provincia di Campobasso dice 'no'.
«La presenza in una zona a forte vocazione turistica di 3 industrie chimiche, una turbogas di piccole dimensioni, 1 turbogas da 800 MW e una centrale biomasse - ha detto il presidente provinciale, Gennaro Barone - non pò essere sottovalutata per la contemporanea dismissione in atmosfera di prodotti differenti e non sempre noti».
«Il Comune di Termoli», spiega il comitato promotore della giornata della marcia pacifica di domani, «ha espresso ripetute volte, in via ufficiale, la propria contrarietà al nucleare in Molise e in Italia, attraverso atti di Giunta, dichiarazioni ufficiali e soprattutto deliberazioni di Consiglio Comunale».
Anche i Vescovi delle Diocesi molisane hanno firmato un appello affinché anche la Regione Molise si attivasse per ricorrere alla Corte Costituzionale contro il nucleare, così come fatto da altre Regioni italiane.
Un appello, questo, recepito “formalmente” dal Consiglio Regionale, ma che poi è caduto nel vuoto.
«Moltissimi segnali, purtroppo, fanno pensare che il Governo Nazionale sia sempre più propenso a far ripartire il nucleare proprio da Termoli», dicono dal comitato.
Dieci i motivi del no alla centrale, sottoscritti anche da Legambiente: «non rispetterà gli accordi internazionali sul clima, non ridurrà la bolletta energetica del paese nè le importazioni di energia, lo smaltimento delle scorie e' impossibile, il funzionamento rilascia inquinamento radioattivo, può essere obiettivo di attacchi terroristici, l'unico "smaltimento" avviene producendo armi e proiettili, le riserve di uranio sono sufficienti solo per pochi decenni, i nuovi reattori sono un vero e proprio flop e Chernobyl» che avrebbe dovuto insegnare qualcosa.

18/12/2009 14.17