Tributi Italia cancellata da albo verso fallimento: deve 753 mila euro al Comune

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Quello che nessuno si augurava è successo: la società di riscossione Tributi Italia è stata cancellata dall'albo dei soggetti abilitati alla riscossione ed è quindi sull’orlo del fallimento non potendo più incassare i tributi.
La decisione è stata presa ieri pomeriggio dalla VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati che si occupa dei riscossori.
La cancellazione definitiva dall'albo ministeriale (istituito presso il Dipartimento delle Finanze) giunge dopo il provvedimento di sospensione dello scorso 30 novembre, a cui la commissione ministeriale era arrivata anche a seguito della pronuncia della commissione Finanze della Camera che, esaminato il caso, aveva decretato la «pericolosità della Tributi Italia».
Sulla cancellazione di Tributi Italia dall'albo ministeriale dei Riscossori, è intervenuto subito il deputato del Pd, Ludovico Vico, che ha prodotto un'interrogazione sull'operato della società.
«Il provvedimento – ha spiegato Vico - arriva dopo le denunce di molti comuni, che dopo aver affidato il servizio di riscossione dei tributi alla società in questione, non vedevano arrivare nelle loro casse i soldi di Ici e Tarsu. Il buco accertato», continua il deputato del Pd, «è di circa 90 milioni di euro».
Giuseppe Saggese, fondatore della società, ora amministrata dalla sorella Patrizia, ha deciso, con i propri legali, di fare ricorso al Tar contro la decisione della Commissione parlamentare. Ieri pomeriggio, la notizia è piombata addosso anche ai 1.053 dipendenti in tutta Italia.

LA SOCIETA' HA UN DEBITO CON IL COMUNE DI PESCARA DI 753 MILA EURO

La società, con sede a Chiavari, è il concessionario per la riscossione per 500 Comuni in Italia. Tra questi c'è anche Pescara.
Dagli atti del Comune, dalle delibere di Giunta, si può notare come il caso fosse all'attenzione degli addetti ai lavori e molti ne fossero al corrente, ma nulla mai era trapelato sulla stampa.
Il fallimento della società era lo scenario più difficile nel quale muoversi, quello al quale nessuno voleva pensare ma che tutti credevano possibile e che alla fine si è avverato.
Per monitorare le vicende della Tributi Italia, l'amministrazione aveva già attivato «un'unità di crisi comunale pronta a intervenire anche nel caso di un fallimento». L'assessore ai Tributi, Massimo Filippello, aveva precisato solo dieci giorni fa:«l'unica difficoltà potrebbe registrarsi nel caso di una cancellazione dall'albo dei riscossori della società stessa, perché l'amministrazione, a quel punto, dovrebbe determinare come proseguire il servizio, eventualità che già stiamo verificando e organizzando».
Oggi Tributi Italia ha un debito nei confronti del Comune di Pescara, derivante da un mancato ristorno della riscossione, di 753 mila euro.
Inizialmente la somma dei contributi incassati dalla società e non versati al Comune era pari a 1, 5 mln. Tramite una rateizzazione, deliberata dalla ex Giunta, ed attraverso un'operazione di “cash pooling” il debito si è dimezzato.
Cos'è il “cash pooling”?
In buona sostanza tutti i soldi che Tributi Italia (Ex Gestor) riscuoteva nell'anno 2009 venivano girati direttamente nel conto del Comune, senza che la società potesse prelevare l'aggio spettante dal contratto (circa il 16% su ogni riscossione).
La città di Pescara non sarebbe a rischio di dissesto finanziario, ma la perdita di quel credito è dietro l'angolo, salvo poi rivalersi in futuro. In tutti i casi si dovrà far fronte all'inesigibilità del credito nell'immediato. In tutta Italia ci sono città grandi e piccole che rischiano molto di più in tutta questa vicenda. Il Comune di Bologna ha un credito di 4,8 mln di euro.

QUELLE FIDEJUSSIONI FANTASMA…

I Comuni potranno rivalersi sulle fidejussioni stipulate? Macchè.
Nella storia Tributi Italia e Comune di Pescara- la stessa per tanti Comuni italiani- ci sono delle fidejussioni.
In questo caso tre.
Ma tutte e tre hanno dato del filo da torcere.
Sul caso, infatti, c'è un esposto alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica presentato nel 2008 da uno dei componenti del Collegio dei Revisori dei Conti del Comune di Pescara. Il revisore dei conti aveva rilevato che le fidejussioni erano «false».
Una era stata emessa da una società fallita all'atto della escussione, una seconda stipulata successivamente a garanzia del debito di 1,5 risultava essere stata emessa da una società già cancellata dall'albo degli intermediari finanziari da Banca Italia. Nella cronistoria delle azioni intraprese dal Comune in questi anni, consegnata pochi giorni fa ai giornalisti dall'ex assessore al Bilancio Camillo D'Angelo, spiccano infatti le richieste di chiarimenti sulle tre fidejussioni. Dopo i chiarimenti, null'altro. Chi doveva verificare?
«Quello che avevamo denunciato è avvenuto», ha spiegato Adelchi Sulpizio, capogruppo Idv in consiglio comunale, «ed ora qualcuno ci dovrà spiegare perché nulla è stato fatto e perché Tributi Italia ha continuato ad operare nel Comune di Pescara gestendo le tasse ed i soldi dei pescaresi come se nulla fosse, sebbene fosse evidente lo stato di illegittimità e la continua violazioni di leggi. E ci dovrà pure spiegare se le regole esistono e vanno rispettate solo dai cittadini i quali se non pagano le tasse si vedono bersagliati da interessi, pignoramenti, fermi amministrativi, o anche per gli stessi esattori».

TUTTI SPERANO NEL GOVERNO

Nei corridoi e nelle stanze dei gruppi consiliari già si vociferava da giorni: «il Governo interverrà per salvare i Comuni dal dissesto». Per ora non c'è nessuna notizia ufficiale, ma in molti invocano l' aiuto dello Stato.
«Ora il Governo deve dare due risposte concrete al tavolo tecnico chiesto dall'ANCI – ha affermato il parlamentare del Pd, Vico - il risanamento per i comuni coinvolti e il futuro occupazionale dei circa mille dipendenti che allo stato attuale non percepiscono stipendi dal mese di agosto».
Dal canto suo l'assessore comunale Massimo Filippello, qualche giorno fa, dichiarava la volontà «di accertare ulteriori responsabilità individuali e di adottare adeguati provvedimenti di tutela dell'Ente pubblico».

Manuela Rosa 15/12/2009 10.41

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