Affidamenti diretti ad Ambiente spa nonostante avesse solo sei dipendenti

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Affidamento di appalti diretti e plurimi che si dovevano fare a tutti i costi. E poi polemiche e avvertimenti inascoltati.

E poi ancora discussioni che sono sempre sembrate frettolose e mai sufficientemente approfondite.
Sembra che l'obiettivo comune di tutte le amministrazioni del pescarese fosse quello di affidare in blocco i servizi di nettezza urbana alla neonata Ambiente spa come se fosse stato dato un “ordine superiore”.
Una volontà che però sottintende il fatto che le amministrazioni socie sapevano benissimo che i dipendenti erano solo 6 (decisamente troppo pochi) e che quindi il servizio doveva essere esternalizzato.
Così mentre i vertici di Ambiente spa protestano la loro innocenza e palesano il fastidio per essere stati accostati all'inchiesta sui rifiuti che fa tremare, spuntano fuori documenti che in qualche modo evidenziano possibili incongruenze o illegittimità.
Di Ambiente spa fanno parte 32 Comuni i quali hanno affidato direttamente il servizio alla società.
È capitato tuttavia che in alcuni di questi comuni la società che aveva in gestione l'appalto in precedenza è ricorsa al tribunale amministrativo che gli ha dato ragione anche in secondo grado.
Il presidente Massimo Sfamurri in conferenza stampa ha dichiarato di aver assolto e di essersi adeguato a quelle sentenze che sono valide tra le parti.
Il problema è che lo stesso tribunale ha stabilito che l'affidamento diretto ad Ambiente spa è illegittimo e siccome si tratta di modalità fotocopia adottate anche da altri comuni se ne deduce che anche per gli altri comuni l'affidamento diretto risulti irregolare.
Se la logica non è una opinione, quali interessi ostacolano la presa d'atto di questa situazione e la revoca dell'affidamento?
Un atteggiamento del tutto coerente, però, come quello tenuto nel 2007, l'anno in cui la Comunità montana vestina affidò il servizio alla spa pubblica.
Il 30 giugno 2007 il consigliere della comunità, Pio Oscar Granchelli, aveva chiesto ulteriori informazioni perché riteneva non del tutto regolare l'affidamento diretto mentre sarebbe stato più opportuno affidarsi ad una gara pubblica.
«Così facendo», scriveva nella sua richiesta, «eviteremmo la onerosa partecipazione azionaria a due società, la Ecoemme e la Ambiente spa per lo svolgimento dello stesso servizio, non daremo perciò corpo a sprechi e partecipazioni che rappresentano doppioni».
Già, un doppione che è costato caro alla comunità, che ha fatto salire le tariffe dei rifiuti e che non ha fatto decollare come previsto dalla legge la raccolta differenziata.
Granchelli ricorda anche come la Comunità avesse un' «estrema fretta» di chiudere l'operazione tanto da non espletare nemmeno un accertamento relativo alla valutazione dei requisiti minimi necessari.
«Perché non si è valutato il vantaggio economico per l'ente e per la comunità amministrata, derivante da un raffronto di offerte rispetto all'affidamento diretto?»
Domande che a tutt'oggi rimangono senza risposta.
E' palese che una gara ad offerta serve soprattutto a spuntare un prezzo migliore oltre che a garantire la libertà del mercato e la concorrenza.
Pochi mesi dopo, il 27 novembre 2007, il consiglio della Comunità montana vestina, dopo un lungo dibattito, approva a maggioranza l'affidamento diretto ad Ambiente spa.
Una fretta che ha generato l'assurdo di una società a capitale pubblico con 7 amministratori,1 consulente e 6 dipendenti che si occupano di amministrazione «e lavorano anche 13 ore al giorno», assicura il presidente Sfamurri.
Una società che è nata dalla politica ed utilizzata dalla politica.
Basterebbe questo piccolo dato per capire molte cose.
A questo si aggiunge il dettaglio che, ad eseguire materialmente il servizio di nettezza urbana, è in realtà il braccio operativo della stessa società, la Ecologica srl, che è partecipata al 49% dalla ditta Deco dei Di Zio.
Il vero inghippo allora è questo: quando i Comuni affidavano direttamente ad Ambiente spa l'appalto in realtà sapevano di affidarlo ad una società assolutamente non in grado di eseguire al meglio lo scopo per il quale è stata creata.

15/12/2009 8.10