Depuratore, anche a Manoppello la gestione passa all'Aca

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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MANOEPPELLO. Nella seduta del Consiglio Comunale di Manoppello dello scorso 30 novembre, è stata approvata la delibera di trasferimento della gestione del depuratore comunale e delle pozze imhoff all'A.C.A.
Questo è avvenuto nonostante il voto contrario di Rifondazione Comunista e dei Consiglieri dei gruppi di minoranza “Manoppello Città Unità” e “Udeur-Verdi” .
«Noi di Rifondazione», spiega il segretario Piernicola Papa, «ci siamo opposti con forza a questa scelta scellerata in quanto dalla lettura della delibera approvata appare chiaro ed inequivocabile come questo sia l'inizio del passaggio dell'intero servizio idrico all'ACA; ma a nulla sono valsi i nostri tentativi di dialogo con gli altri consiglieri in quota PD i quali, con un atto di forza unilaterale, hanno deciso di continuare la strada intrapresa, creando così una frattura all'interno della maggioranza».
La gestione diretta delle reti idriche è sempre stato uno dei punti principali del programma elettorale di questa amministrazione che aveva resistito sinora alle pressioni ed alle minacce del gestore unico del servizio (ACA).
«La nostra battaglia», continua Papa, «contro l'affidamento delle reti idriche all'ACA trae origine dall'esperienza degli altri Comuni in cui l'esternalizzazione del servizio ha portato solo un generale aumento delle tariffe per i cittadini, a fronte di mancati nuovi investimenti, oltre che alla perdita decisionale della comunità locale rispetto al bene acqua, consegnato alle scelte a porte chiuse del consiglio d'amministrazione dell'ACA, una società di gestione ormai indebitata e prossima al fallimento».
La posizione di Rifondazione, «che può risultare anacronistica», ammette lo stesso Papa, «acquista tutt'altro valore se considerata alla luce delle recenti scelte del Governo italiano che, con una serie di norme anticostituzionali, impone addirittura agli enti locali di privatizzare tutti i servizi pubblici, acqua compresa».
Ed è in quest'ottica che qualche giorno fa Rifondazione aveva presentato una proposta di delibera per inserire nello Statuto comunale il riconoscimento dell'acqua come bene comune e del servizio idrico come servizio privo di rilevanza economica.
L'inserimento di quest'ultimo principio nella carta statutaria del Comune permetterebbe di mantenere una gestione pubblica del servizio idrico poiché la normativa nazionale prevede l'obbligo di privatizzare esclusivamente quei servizi pubblici a rilevanza economica e non anche quelli che ne sono privi.
«Un'informazione lacunosa, incompleta e di parte è riuscita a nascondere il totale fallimento degli obiettivi promessi da una martellante campagna di comunicazione sui benefici della privatizzazione», chiude Papa. «I vantaggi tanto sbandierati (maggiore qualità, maggiore economicità, maggiori investimenti), della privatizzazione e del cosiddetto partenariato pubblico-privato, alla prova dei fatti si sono rivelati totalmente inconsistenti. In molti comuni che hanno affidato il servizio idrico a privati si è registrato un peggioramento della qualità del servizio e dei rapporti con l'utenza, eccessivo spreco dell'acqua, precarizzazione del lavoro, aumento delle tariffe, riduzione degli investimenti, mancanza di trasparenza e di democrazia».
14/12/09 16.52