Perizia sul calice di Toyo Ito, Mascia dice no ai carotaggi

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Dopo il Ponte del Mare Luigi Albore Mascia prende sotto la sua ala protettrice anche il Wine Glass di Toyo Ito e dice no ad una richiesta del Tribunale «per non rovinare ulteriormente l'opera».
L'amministrazione comunale di Pescara si opporrà giudizialmente alla richiesta di effettuare dei carotaggi sullo Huge Wine Glass.
La richiesta è stata avanzata dal perito incaricato dal Tribunale, l'architetto Domenico Lucarelli.
Il primo cittadino assicura di comprendere le ragioni di Lucarelli che pure ritiene necessaria l'estrazione di blocchi di materiale dal ‘bicchiere di vino' per effettuare prove di laboratorio sulle sostanze utilizzate per la realizzazione del manufatto ma è arrivato un secco no.
«E' di tutta evidenza», ha spiegato Mascia, «che tali prove comprometterebbero per sempre la struttura, già in condizioni precarie, e un suo futuro riposizionamento sul territorio».
Anche perchè oggi quel che resta del calice di Toyo Ito è «una struttura che», ha detto ancora il primo cittadino, «al di là di qualunque valutazione estetica, è pur sempre costata 1milione 100 mila euro. Chiederemo dunque alla magistratura di valutare la possibilità di giungere alla verità dei fatti attraverso altre procedure e soprattutto chiederemo tempi stretti per consentire al nuovo governo comunale di ridisegnare rapidamente il volto del ‘salotto' di Pescara e di decidere la nuova ubicazione del Wineglass stesso».
L'istanza è stata depositata lo scorso 27 novembre, nell'ambito delle lunghe prove peritali tese all'accertamento dei fatti in merito all'incredibile cedimento dello Huge Wine Glass del maestro Toyo Ito, avvenuto nel febbraio 2009, appena 64 giorni dopo la sua installazione in piazza Salotto, avvenuta esattamente un anno fa, il 14 dicembre.
L'architetto Lucarelli ha ricevuto dal Tribunale di Pescara, lo scorso 10 luglio, l'incarico di dare risposte chiare ad alcuni quesiti: innanzitutto se gli eventuali vizi e le difformità riscontrati fossero eliminabili e con quale costo e con quale incidenza proporzionale sul prezzo convenuto; se l'opera realizzata risultasse assolutamente inadatta alla sua destinazione; se l'opera risultasse realizzata in conformità al progetto e alle indicazioni fornite dal Committente, dal Direttore dei lavori e dal progettista e se, per i caratteri di novità dell'opera, la sua realizzazione avesse comportato la soluzione di complesse problematiche tecniche. Nella propria istanza, l'architetto Lucarelli ha affermato che le risultanze della complessa attività d'indagine, esperita sino a oggi, consentono solo una risposta parziale e inadeguata ai quesiti.

TUTTE LE ANALISI RICHIESTE DAL PERITO

Per tale ragione ritiene fondamentale l'esecuzione di approfondite indagini di natura sperimentale chimico-fisico-meccaniche ossia: l'analisi spettrofotometrica infrarosso, per evidenziare eventuali monomeri non polimerizzati all'interno dello Huge Wine Glass; l'estrazione con solventi, per individuare unità monometriche od oligomeri all'interno della matrice polimerica; la risonanza magnetica nucleare dell'estratto, per identificare sostanze solubili; l'analisi cromatografica e permeazione di geli per la determinazione di masse molecolari e della loro distribuzione; l'analisi termo-gravimetrica per la valutazione quantitativa di sostanze volativi e additivi inorganici; l'analisi di resistenza meccanica per la verifica di corrispondenza alle specifiche progettuali; il controllo parametrico statistico con materiale di campione.
Tenendo conto che il ‘bicchiere' è costituito da blocchi di 20 centimetri di spessore, prodotti separatamente, l'architetto Lucarelli ha dichiarato indispensabile l'esperimento di tali indagini su almeno dodici campioni prelevati dai vari blocchi, oltre che su altri otto campioni prelevati dai collanti di giunzione dei blocchi, in altre parole ha chiesto al giudice l'autorizzazione per effettuare dei carotaggi sul ‘bicchiere', creando dei fori e prelevando il relativo materiale, un'operazione che però, per stessa ammissione del perito, con il prelievo di campioni, potrebbe innescare ulteriori quadri di degrado e dissesto del manufatto.
Non solo: tali prove avranno un costo preventivato pari a 15mila 120 euro, la cui metà dovrà comunque essere anticipata dal Comune.
«E' ovviamente nostro interesse che si faccia piena luce sulla vicenda», ha assicurato comunque Mascia. «Dopo dieci mesi dal crollo chiediamo che si giunga alla verità dei fatti perché la città ha il diritto di sapere cos'abbia provocato il cedimento di quel ‘bicchiere', progettato dal maestro giapponese Toyo Ito e realizzato dalla Clax Italia, e perché abbia resistito appena 64 giorni».
Ovviamente l'ultima parola spetterà alla magistratura che nel frattempo ha autorizzato una proroga di 30 giorni alle indagini del perito Lucarelli.

14/12/2009 10.25