Cappelletti:«In molti della maggioranza eravamo contrari ma Angelucci imponeva»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Cappelletti:«In molti della maggioranza eravamo contrari ma Angelucci imponeva»
FRANCAVILLA. «Si fa presto a dire “Giunta Angelucci”. Ma su tanti problemi di Francavilla, in primis la storia del residence di Viale Alcione (e mi sembra di ricordare che c'erano problemi anche per altre due costruzioni) noi della maggioranza eravamo contrari al 70% sia come assessori che come consiglieri».
«Ricordo bene il Consiglio comunale in cui ci scontrammo, come ricordo le perplessità di molti sulla vicenda dei canoni enfiteutici».
Rocco Cappelletti, oggi esponente di primo piano dell'opposizione (quella non vociante) e ieri anche assessore della Giunta Angelucci, scende in campo per chiarire responsabilità e ruoli delle scelte operate dalla passata amministrazione ed oggi quasi tutte sotto inchiesta.
«Il residence di Viale Alcione fu imposto da Angelucci»
Ma queste cose non le poteva dire alla Sirena, quando nei giorni scorsi l'ex sindaco ha convocato l'incontro pubblico “i love Francavilla”?
«Non ci sono andato. Anche Pdn era assente».
In realtà non siamo stati invitati
«Roberto è come Berlusconi: se dici qualcosa che non gradisce, non ti chiama».
E l'Angelucci simpatico e riccioluto che fine ha fatto?
«Non lo so. Ricordo però benissimo che quando si trattò di approvare la zona 15, quella che riguardava il Residence, io chiesi pubblicamente non quell'intervento, ma una variante al Prg. Roberto Angelucci prese la parola e disse: “approvate la zona 15 ed io mi faccio garante per la variante (che invece non c'è stata). Chi non è favorevole è fuori dalla maggioranza. Ce ne sarebbero di cose da raccontare…».

CAMBI IN VISTA NELL'OPPOSIZIONE A DI QUINZIO?

Oggi che è all'opposizione, cosa pensa di quello che succede in Comune, sia sul versante delle inchieste che su quello dell'amministrazione in carica?
«Sulla Giunta Di Quinzio non condivido la posizione di chi è contro “a prescindere” e non sono d'accordo su un tipo di opposizione solo barricadiera. Io sono per la governabilità, perché alla fine l'elettore ti punisce se fai solo contestazioni distruttive e non costruttive. Ma mi sembra che qualcosa stia cambiando nei metodi e negli uomini di centrodestra».
E' vero che state puntando su qualche esponente deluso della vecchia maggioranza, cioè su Carlo De Felice, come futuro leader dell'opposizione?
E' una scelta decisiva: lui sostiene sempre che bisogna dire la verità.
«Queste scelte non dipendono da me e quindi non ne posso parlare – spiega Cappelletti – sul fatto di dire la verità sono d'accordo, anche per evitare informazioni parziali o confuse. Facciamo l'esempio dei canoni enfiteutici di cui si è parlato in questi giorni».
Mi chiarisca: siamo o no di fronte ad un buco da due milioni di euro?
«Non sono in grado di quantificare la cifra, ma confermo che questi canoni non sono stati riscossi o lo sono stati in modo marginale. La storia è più complessa di quella che appare a chi non l'ha vissuta».

LA “VERA” STORIA DEI CANONI ENFITEUTICI ED IL RUOLO DELLA SER.TEC

Questa la ricostruzione dei fatti, secondo i ricordi di Rocco Cappelletti.
Nel 2001 il Consiglio comunale affidò a terzi il rilevamento dei terreni con questi censi ed il calcolo dei canoni esistenti.
Per giustificare la scelta si disse che gli Uffici comunali non erano in grado di gestire il problema.
Fu incaricato Nino Pagano, il dirigente della Ripartizione finanziaria, per appaltare il servizio con una gara ad evidenza pubblica.
Non arrivò nessuna offerta e così a licitazione privata l'incarico fu affidato alla società Ser.tec sas, l'unica che aveva presentato un'offerta e che faceva capo al figlio dell'ingegner Franco Di Muzio, allora esponente della maggioranza.
L'aggio previsto era del 23 % sulle somme riscosse, in pratica un quarto delle riscossioni.
«Noi eravamo perplessi, ci pareva troppo – racconta Cappelletti – ma i tecnici comunali ci spiegarono che il lavoro era complesso tra planimetrie e calcoli, per cui il 23% era un costo congruo».
Successivamente però in Giunta fu affrontato il problema del metodo di calcolo da applicare a questi canoni, c'era un massimo e c'era un minimo. Si poteva scegliere il medio, ma fu scelto il minimo e così la Ser.tec si trovò ad aver fatto un lavoro pensando ad un guadagno, ma questo guadagno era stato fortemente ridimensionato. Di qui la decisione di rivolgersi al Tar per chiedere un risarcimento di 520 mila euro. E la causa è ancora in piedi.

DIPENDENTI DEL COMUNE PAGATO IL 10% DEL RISCOSSO

Dopo il 2004 ci fu anche una delibera di Giunta per armonizzare tutti i calcoli e tutte le rilevazioni e fu creato un gruppo di lavoro interno tra l'ufficio legale, quello dell'urbanistica e quello finanziario che avrebbe guadagnato il 10% degli introiti.
Il solito meccanismo di consentire ad alcuni di guadagnare di più dello stipendio tabellare, con la novità che stavolta funzionava con l'accordo dei sindacati: insieme si indicavano le figure professionali in grado di lavorare su questo argomento che, come si ricorderà, all'inizio era stato affidato all'esterno per mancanza di professionalità interne.
Fu allora che la Ser.tec tentò la via di una transazione per farsi pagare almeno il lavoro già svolto, ma non andò a buon fine.
Intanto si scoprì che il regolamento comunale non prevedeva tutte queste manovre, per cui furono bloccate le lettere da inviare ai cittadini, ma alcuni le avevano già ricevute e magari avevano anche pagato.
Insomma una gran confusione che di fatto ha creato la sostanziale esenzione dai canoni, privando il Comune di entrate preziose.
Il gruppo interno al Comune si smembrò per liti interne ed incomprensioni: qualcuno addirittura aveva chiesto anticipi sulle future riscossioni. Insomma o per incapacità o per voracità eccessiva (in Comune qualcuno protestò perché sempre i soliti avevano ottenuto un extra sullo stipendio) i canoni enfiteutici furono sotterrati. Salvo a riemergere ora che i soldi non ci sono e non si sa dove trovarli. Ma di questo alla Sirena non si è parlato.

Sebastiano Calella 14/12/2009 10.18