Gestione dissennata Civeta:«ora 30 Comuni devono interrompere differenziata»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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CHIETI. Una gestione da sempre nell’occhio del ciclone, con polemiche e dissidi interni, costi alle stelle per una emergenza imperitura. Al rosso del bilancio ora ci pensa la Regione Abruzzo che cancellerà gli errori del passato con una iniezione di liquidi pari a 1,3 milioni di euro.



E' la storia del Civeta e di una discarica portata al collasso.
Ed ora rischia di bloccarsi la raccolta differenziata in buona parte della provincia di Chieti, 30 comuni, perché i rifiuti devono essere portati lontano e questo costerebbe troppo alle piccole municipalità.
A protestare è il sindaco di Fara San Martino, Antonio Tavani (Pdl), che è anche uno dei comuni con una percentuale di rifiuti differenziati più alta.
«Vengono vanificati a valle un decennio di sacrifici, di sforzi, attività di informazione alle famiglie e alle imprese, da parte di decine di virtuose Municipalità della Provincia di Chieti», dice Tavani, «e soprattutto vengono annullate le buone prassi di migliaia di famiglie che hanno definitivamente introdotto nel loro stile di vita per la gestione del rifiuto la pratica più diffusa al nord e nei paesi civili: quello della Raccolta differenziata».
Un pericoloso ritorno al passato che potrebbe costare tanto non solo in termini culturali e sociali ma anche monetari.
Il problema deriverebbe secondo Tavani proprio dal consorzio Civeta di Cupello che avrebbe disatteso completamente la propria vocazione al trattamento dei rifiuti organici.
Da qualche settimana infatti decine di Comuni sono costretti a trasferire il loro “rifiuto umido” a Notaresco, in provincia di Teramo, al fine di mantenere le proprie percentuali di raccolta differenziata e sostenere la propria politica ambientale con notevole aggravio del costo del trasporto nonché dell'impatto ambientale (camion che vanno su e giù per l'Abruzzo carichi di monnezza).

«Chiedo alla Regione Abruzzo», ha aggiunto tavani, «di dare risposte autoritarie, nell'esercizio di una delega esclusiva, senza mettere in campo azioni non risolutive, che alleviano solo temporaneamente il problema di 30 comuni ma sotterrano definitivamente la possibilità di far emergere le gravi responsabilità di una gestione “allegra” che ha formato in qualche anno 5-6 milioni di € di debito che gravano oggi proprio sui quei 30 comuni».
«Mi domando», conclude Tavani, «come si può ancora sostenere di voler aiutare con soldi pubblici chi ha permesso di mantenere una discarica, quella del Civeta, fuori dalle regole tecnico-ambientali (mancanza di autorizzazioni a ogni livello)? E come si può ancora sostenere di voler aiutare con soldi pubblici chi ha permesso di mantenere una discarica fuori dalle regole finanziarie, con i propri Comuni che hanno continuato a pagare 35-40€ per tonnellata di rifiuto smaltito mentre i restanti Comuni della Provincia ormai da anni finanziano la propria discarica pagandone 100-110 €?».

I problemi non sono finiti anche pare che sia solo l'inizio.

12/12/2009 17.17