Parco della Maiella. Il sindaco di Palena:«troppe incongruenze nella gestione»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PALENA. In principio furono le pale eoliche di Palena, abbandonate da dieci anni senza un perché, poi le denunce del sindaco di Palena e la risposta stizzita del direttore del Parco della Maiella. * LIPU:«CENTRALI EOLICHE LA ROVINA DEI PARCHI»
Infine, una lunga requisitoria dello stesso direttore Nicola Cimini nei confronti di PrimaDaNoi.it con gravissime accuse infamanti perché assolutamente false.
Il tutto per mezzo di un sito istituzionale, quello del Parco della Maiella.
Sulla questione -che non è passata inosservata nei tanti territori coperti del parco- si sta alzando una sorta di protesta e stanno emergendo una serie di fatti che hanno tutti al centro la gestione decennale del Parco, forse lasciato troppo ai margini dell'informazione locale.
Una gestione che non sarebbe stata sempre impeccabile.
Intanto, si registra il silenzio assoluto del presidente del Parco Maiella, Gianfranco Giuliante, lo stesso che pure per altre vicende ha minacciato querele e che finora non si è espresso sul caso.
Ma i sindaci che nei giorni scorsi hanno criticato duramente il piano del parco, firmando all'unanimità un duro documento, non ci stanno.
Capofila della protesta rimane il sindaco di Palena, Domenico Parente, tirato in ballo direttamente dagli “scritti” di Cimini pubblicati sul sito istituzionale.
«Cimini parla di interessi miei nel parco», risponde Parente, «falso: non ho interessi nell'eolico di Palena. Quanto alle speculazioni edilizie negli ultimi 5 (in cui io sono sindaco di Palena) non ci sono state compravendite speculative in quell'area, né sull'intero territorio di Palena da parte mia o della mia famiglia. Tuttavia ammetto che nell'area dietro al Convento di Sant'Antonio probabilmente erediterò un migliaio di metri quadrati di terreno che potrebbero essere edificabili (come potrebbero diventare edificabili circa 55.000 metri quadrati di terreni di quella zona…). Ma il terreno è frutto del lavoro di mio padre e di mia madre che hanno dedicato a Palena tutta la vita».

LA NUOVA SEDE A SULMONA

Intanto, pochi giorni fa è stata grande festa per una nuova sede del Parco a Sulmona. Parente interpreta questo spostamento come per «accentuare il distacco» del Parco dal territorio di Palena e si chiede quali soldi siano stati utilizzati.
Ma sono tanti gli «scempi conosciuti in quei territori», scempi ormai consolidati e digeriti, dunque “cosa normale”, come la galleria di captazione delle acque (che avrebbe nel passato captato anche miliardi di vecchie lire), soldi girati dalla Regione Abruzzo.
E poi c'è l'impianto di riciclaggio.
«Lo “squallido e deprimente biglietto da visita” che si ammira arrivando da Pescocostanzo a Palena», continua il sindaco, «non è altro che l'impianto di betonaggio che un certo direttore del Pnm volle spostare dalla Stazione di Palena a Palena. Quel tale Direttore all'epoca (oltre 10 anni fa) autorizzò ed incentivò lo spostamento. L'impianto di riciclaggio è ben nascosto dietro quello di betonaggio. E dove era Cimini quando l'impianto si realizzava? Non si accorgeva dello scempio di cui lui parla?»
Poco dopo il 2005 fu proprio l'amministrazione comunale presieduta dal sindaco Parente a denunciare alla Regione la presenza di un acquedotto sotto l'impianto di riciclaggio.
Tale segnalazione ha portato la Regione a sospendere più volte l'autorizzazione all'esercizio dell'impianto di riciclaggio ed ha ridato forza al ricorso presentato dalla precedente amministrazione comunale di Palena.
«Il Pnm invece», spiega Parente, «in una totale confusione di atteggiamenti, prima autorizza la realizzazione di un impianto di betonaggio in zona 2 del Parco, a 40 metri dal fiume Aventino, e poi si esprime negativamente sulla realizzazione dell'impianto di riciclaggio degli inerti, che a tutto ragionare non poteva che essere la logica conseguenza della prima autorizzazione. Il tutto culmina in un ricorso al Tar dove il PNM asserisce di non essere stato correttamente coinvolto nel procedimento. Tesi debole e puntualmente smentita dal Tar. Ma una idea vorrei che i lettori se la facessero leggendo il documento integrale» (che pubblichiamo qui sotto ndr).


IL CASO DELL'ANEMOMETRO


Il sindaco -in piena guerra aperta con i vertici del parco - accenna un'altra storia, quella dell'istallazione di un anemometro nei pressi dell'impianto eolico non funzionante.
«Cimini spiegasse a tutti il contenuto del provvedimento di diniego del Pnm, sembra che il provvedimento parli di un impianto eolico da realizzare e non della installazione di un anemometro finalizzata all'eventuale ripristino o sostituzione di un impianto esistente, quando quest'anemometro avesse rilevato dati di vento compatibili. Pertanto ricordo ancora ai lettori che le pale eoliche a Palena già c'erano».
La ditta Enermol (società di scopo) commissionò alla Jonica Impianti di Taranto l'installazione di un anemometro (un palo di 50 m sorretto da 4 tiranti).
Insomma si chiedeva di installare un anemometro proprio nelle adiacenze dell'impianto di Palena (fermo) per capire l'intensità del vento ed eventualmente valutare se fosse il caso di sostituire le pale danneggiate con tre più potenti.
«Come mai Cimini», si chiede Parente, «nell'ottobre 2008 ha ceduto alle istanze del Comune di Palena che chiedeva di poter proseguire nella produzione di energia elettrica nella zona in questione, salvo il rispetto delle norme in materia di eolico che vietano la realizzazione di impianti nelle zone a protezione speciale (come le aree parco)?
Non è che il vero degrado sia l'incapacità di rendere chiare le norme, compresi i provvedimenti dirigenziali? Non sarebbe opportuno che i provvedimenti si basassero sulle leggi vigenti?».

12/12/2009 12.01

GLI ARTICOLI PRECEDENTI SULLE PALE EOLICHE ABBANDONATE DI PALENA





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LIPU:«CENTRALI EOLICHE LA ROVINA DEI PARCHI»

«Le centrali eoliche, e ancor più quelle di ultima generazione, sono di grandissimo impatto non solo sul paesaggio ma anche sull'ambiente e sulle sue componenti faunistiche», denuncia Stefano Allavena, delegato Lipu per l'Abruzzo.
Il territorio viene modificato enormemente dalle opere per la messa in opera degli aerogeneratori: grandi fondamenta per tenere in piedi le torri eoliche, altri scavi di varia natura, strade diffuse, rumore.
Allavena sottolinea che gran parte delle centrali eoliche vengono realizzate in ambienti di grande pregio naturalistico.
«Molti uccelli (e molti pipistrelli) vengono fatti a pezzi dalla collisione con le pale rotanti. Nella “Risoluzione sull'impatto degli impianti eolici industriali sull'avifauna” approvata a Sabaudia, il 17 ottobre scorso, dai partecipanti al XV Convegno Italiano di Ornitologia, si legge, tra l'altro, che le centrali eoliche costituiscono una delle più gravi minacce per l'avifauna, capace di determinare estinzioni (di specie di uccelli) su tutto o su gran parte del territorio nazionale».
Si chiede pertanto, nella stessa Risoluzione, di escludere la realizzazione di centrali eoliche nelle aree protette nazionali e regionali, nonché in un'adeguata fascia di protezione mai inferiore a 5 Km. attorno alle suddette aree.
«Del resto è ovvio», sottolinea l'esponente della Lipu, «che la realizzazione di opere aventi un impatto tanto elevato su ambiente, fauna e paesaggio debba essere interdetta nelle aree tutelate, qual è appunto il Parco Nazionale della Maiella. In caso contrario si annulla il significato del Parco stesso e si va a distruggere proprio quei valori che sono alla base della costituzione del Parco Nazionale. I valori ambientali e paesaggistici del Parco Nazionale della Maiella sono unici, di grandissimo livello».
Allavena chiede che sindaci accorti e lungimiranti valorizzino attentamente queste risorse, «materia prima per lo sviluppo di un adeguato turismo di qualità, vera risorsa economica sostenibile e di lungo respiro di tante zone dell'Abruzzo interno e non distruggerla con opere, quali appunto le centrali eoliche, di così pesante impatto sul paesaggio e sull'ambiente».
Un discorso del tutto analogo vale per il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, spiega l'esponente della Lipu, «dove centrali eoliche sono in progetto in diversi comuni, come Introdacqua, Villalago e Gioia dei Marsi, in zone fuori dal Parco ma ad esso assai vicine e di grande importanza, tra l'altro, come insostituibile ambiente di vita per l'orso marsicano».
«E si potrebbe continuare ricordando ad esempio gli scempi che si stanno perpetrando e si sono già perpetrati nel Parco Regionale Sirente-Velino (Collarmele, Pescina, ecc.) e nell'Alto Vastese, e altri ancora. Andando avanti in questo modo è facile prevedere, entro pochi anni, l'estinzione in Abruzzo di diverse specie di uccelli, come l'aquila reale e il grifone, e la grave rarefazione di molte altre».

12/12/2009 12.30