Nuova inchiesta sui canoni enfiteutici mai riscossi a Francavilla

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Nuova inchiesta sui canoni enfiteutici mai riscossi a Francavilla
FRANCAVILLA. Un altro buco milionario nelle casse del Comune di Francavilla al mare. E un'altra inchiesta ha già mosso i primi passi.
Si cerca di scoprire come e perché non sono stati pagati i canoni enfiteutici a favore del Comune.
Si tratta di canoni di affitto per i suoli pubblici su cui sono stati costruiti negli anni edifici, autorimesse, strade, insomma attività private: negli altri comuni questi introiti sono una buona iniezione di liquidità per il bilancio, a Francavilla no.
E tutto con il pericolo di prescrizione quinquennale.
In pratica chi non ha pagato i vecchi canoni non li pagherà più ed il Comune non ha più speranza di incassare circa due milioni di euro, almeno secondo un stima di massima.
Francavilla il paese di “Bengodi”?
Così sembra, visto che tra oneri di urbanizzazione non riscossi, Ici dimenticata, tributi comunali arretrati e forse decaduti, impianti sportivi pubblici gestiti dai privati senza canoni di nessun tipo, insomma entrate poco controllate, i cittadini godevano di esenzioni di fatto rispetto agli altri comuni del circondario dove tasse e tributi comunali si pagano tutti.
E si spiega così anche la necessità della vecchia amministrazione di far ricorso alle anticipazioni di cassa per far fronte alle spese correnti, quelle operazioni di factoring che hanno scavato una voragine di oltre 10 milioni di euro anticipati dalla Banca Ifis: se i soldi non entravano dai tributi comunali, è chiaro che dovevano essere presi a prestito con tanto di aggravio per interessi.
Ma si spiega così anche la popolarità del vecchio sindaco la cui immagine è più quella di un benefattore che di un amministratore che ha lasciato in eredità debiti e contenziosi che peseranno a lungo sul Comune.
Come quello per i canoni enfiteutici, la cui gestione è oggi all'esame del Tar di Pescara per un ricorso presentato dalla società che doveva gestire la riscossione. Perché la storia dei canoni enfiteutici non riscossi è un pò la sintesi del modo di amministrare sotto inchiesta: privilegi e soldi per alcuni dipendenti del Comune, esenzione di fatto per gli affittuari, entrate inesistenti per il Comune.
Perché la Giunta Angelucci ad un certo momento affidò la riscossione di questi canoni ad una società (sui cui titoli l'inchiesta sta indagando) che si avvaleva dell'operato di dipendenti comunali (quasi una replica del progetto “Cittadino +”) ai quali veniva riconosciuto un premio del 10% del riscosso.
A lavoro quasi concluso (sarebbe stato sufficiente incaricare un geometra esperto di catasto) per contrasti sull'importo da riconoscere alla società, la Giunta Angelucci diminuì drasticamente il valore dei canoni, peraltro fissati dalla Giunta regionale, con un provvedimento d'imperio che forse non era legittimo e che suscitò le ire di chi aspettava guadagni più consistenti.
Infatti, una cosa per la società era riscuotere l'aggio del 10% su due milioni di euro, un'altra era riscuotere questa percentuale su 200 mila euro.
Di qui il ricorso al Tar per far dichiarare illegittimo il provvedimento di riduzione dei canoni enfiteutici.
Con il pericolo oggi che al di là dei canoni persi, se il Tar darà torto al Comune, si dovranno pagare pure le spese ed i danni, aprendo un'ulteriore voragine nel bilancio comunale.
Peccato che di questo ennesimo problema l'ex sindaco Roberto Angelucci non abbia parlato nell'incontro pubblico convocato alla Sirena per spiegare che lui “ama” Francavilla. Infatti lui chiama “amore” il Residence di Viale Alcione, lo scempio edilizio finale della sua amministrazione che ha cancellato così l'ultima spiaggia libera rimasta.

Sebastiano Calella 11/12/2009 9.58

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