Piano del Parco Maiella. Tutti contro:«troppo vessatorio per la popolazione»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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GUARDIAGRELE. Il 4 dicembre scorso a Guardiagrele, la Comunità del Parco della Maiella, costituita dai rappresentati degli enti locali hanno approvato un documento importante che segna l’ennesima rottura con l’ente Parco. * IL DOCUMENTO INTEGRALE SOTTOSCRITTO
Nel documento si richiede di sospendere l'efficacia del Piano del Parco in quanto «estremamente vessatorio nei confronti dei cittadini del Parco, dei turisti ed in genere di tutti i fruitori del Parco».
Un documento sottoscritto da 39 comuni, 4 comunità montane, le province di Chieti, Pescara e L'Aquila oltre alla Regione Abruzzo.
Con l'adozione del Piano le amministrazioni si troverebbero davanti enormi divieti e molti dubbi.
Infatti nei territori montani, con l'entrata in vigore delle nuove norme, non è più chiaro se sarà possibile raccogliere legna secca, se sarà possibile raccogliere funghi o tartufi, se sarà possibile portare bestiame al pascolo, se sarà possibile regimare le acque per evitare dissesti dei terreni, se sarà possibile dissodare prati per la semina di essenze per la zootecnia, se sarà possibile praticare lo scoutismo, se sarà possibile effettuare escursioni a piedi in bicicletta o con i cavalli, se sarà possibile visitare monumenti e ricchezze culturali ed ambientali, in quanto tutto è rimesso alle autorizzazioni del Parco. In definitiva è messa in discussione la presenza millenaria dell'uomo sulla Maiella.
Il documento firmato dagli enti che ricadono nel territorio del Parco della Maiella è stato illustrato dal sindaco di Palena, Domenico Parente, ma che raccoglie le istanze di tutti i comuni e mette in evidenza i limiti di un Piano del Parco che non terrebbe in alcun conto le esigenze dei territori ma perseguirebbe l'unico obiettivo dichiarato di “deantropizzare” i territori inclusi nel Parco.
Il documento, inoltre, formula proposte e richieste affinché venga restituito «il giusto ruolo alle comunità locali e venga riconosciuta la secolare opera di conservazione fatta dalle stesse popolazioni».
I divieti posti dal Piano del Parco, infatti, vanno ad inibire anche i più elementari diritti dei popoli montani.
«Il provvedimento, adottato nel 2004 ed approvato nel dicembre 2008 dalla Regione Abruzzo», spiega il sindaco di Palena, «ha accolto pochissime osservazioni formulate dai comuni mettendo a repentaglio, inibendone la realizzazione, ogni iniziativa che tenda a moderare lo spopolamento delle aree interne ed in definitiva alla loro conservazione ed alla conservazione delle culture e tradizioni di cui queste aree sono state la culla».
Gli interventi successivi di vari rappresentanti dei Comuni e delle Province di Chieti e Pescara, hanno fatto risaltare come il documento presentava istanze troppo «timide» e che quindi andava accentuata la volontà degli enti locali e l'inaccettabilità delle imposizioni del Piano del Parco.
Il documento è stato approvato all'unanimità dei presenti.

08/12/2009 20.08

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IL DOCUMENTO INTEGRALE SOTTOSCRITTO

PIANO DEL PARCO NAZIONALE DELLA MAIELLA
Stato di attuazione e possibili azioni per mitigare
l'impatto sulle popolazioni e sull'economia locale

Premessa.

La recente pubblicazione del Piano del Parco Nazionale della Maiella ha riproposto l'annosa emergenza dei suoi vincoli e le gravi limitazioni di utilizzo del territorio da parte delle comunità locali, con gli inevitabili effetti negativi sulle attività economiche ivi comprese quelle che tradizionalmente si svolgono nei relativi territori.
Il Piano del Parco, approvato, mette in risalto il problema immediato di disagio sulle popolazioni e l'atavico problema generale della legge fondante che tiene in marginale considerazione le volontà delle Comunità locali. Appare pertanto opportuno agire su questi due fronti, con priorità diverse, ma con pari tempestività.

Problema generale.

Negli anni passati, si sono verificati continui contrasti tra le singole Amministrazioni ed il PNM, generalmente su progetti specifici. Molti di questi contrasti, quando non si sono risolti in maniera positiva per le Amministrazioni Locali, sono sfociati in ricorsi alle Autorità Giudiziarie competenti. In generale, comunque, anche in caso di esito positivo delle controversie, è apparsa evidente la “fatica” a sincronizzare le volontà delle Amministrazioni, che generalmente perseguono lo sviluppo economico dei territori, con lo spirito prettamente conservatore che ha animato il PNM in questi anni.
Tale mentalità è espressamente affermata nei provvedimenti del PNM ed è posta come principio fondante del Piano del Parco su cui ci troviamo a discutere, la cui esplicita finalità è di “deantropizzare” i territori interessati dal PNM. E' ormai conclamato che tale principio è inaccettabile per le popolazioni che abitano e che hanno conservato e preservato i territori per secoli.
Nonostante la fatica di amministrare e l'evidente incompatibilità ed inconciliabilità tra gli obiettivi delle Amministrazioni Locali (di qualsiasi colorazione politica) ed il PNM, non si è mai riusciti a condurre un'azione condivisa e coordinata che supportasse in maniera generale e generica le istanze provenienti dai territori. Anzi, proprio questo deficit, questo procedere in ordine sparso hanno indotto le Amministrazioni a condurre singole “battaglie” per ridurre i danni inesorabilmente apportati allo sviluppo locale, una sorta di resistenza contro lo strapotere legale del PNM, in cui ognuno cercava di salvare il proprio “peculiare”.
In effetti, tale tattica ha prodotto anche i suoi frutti, in quanto la Legge Quadro lasciava sufficienti spazi di manovra, e la forte frammentazione degli interessi delle Amministrazioni Locali, spesso agitate da divisioni di partito che le consegnavano in balia di decisori senza alcun legame ed alcuna conoscenza delle realtà e delle specificità dei territori, ha indotto il PNM all'offensiva definitiva, che si sostanzia nell'approvazione di un Piano che incarna tutti i divieti che il PNM ha cercato di opporre in questi anni ai progetti concreti di Comuni e di privati.
Il rischio incombente riporta in primo piano l'errore commesso in passato: non soffermarsi sul fatto che i contrasti potevano essere sradicati definitivamente con la revisione della Legge fondante.
Percorso apparentemente utopistico, divenuto ancora più debole per la frammentazione di intenti manifestata dai Comuni, dalle Provincie e dalle Comunità Montane ricadenti nel PNM.
La revisione che si auspica non dovrà affermare il sopravvento di un Comune su un altro, o di una Provincia su un'altra, ma dovrà semplicemente restituire protagonismo o almeno pari dignità alle volontà delle comunità locali, vere depositarie della conservazione del territorio, nelle decisioni di sviluppo del territorio del Parco e nella pianificazione socio-economica ed ambientale. In netto contrasto con quanto accade oggi, con elementi contestuali e normativi particolarmente penalizzanti per le Amministrazioni Comunali.

Proposta al problema generale

L'ipotesi di avviare un percorso normativo che porti ad una revisione della Legge Fondante il PNM non può prescindere dal muoversi a livello nazionale.
Una delle strade su cui muoversi potrebbe trovare stura nel coinvolgere l'ANCI Nazionale, attraverso il direttivo regionale dell'Abruzzo, e la sua struttura legale, al fine di elaborare una proposta di modifica della legge fondante sottoscritta da tutti i sindaci e da tutti gli enti locali facenti parte del PNM.
La proposta di legge dovrà ribadire il principio per cui nella gestione del PNM deve assumere un ruolo preminente la volontà delle Comunità Locali, attraverso la mobilitazione ed il ricorso dei Consigli comunali e dei Sindaci.
Per pura esemplificazione, si potrebbe, tra l'altro, proporre:
• un Consiglio Direttivo formato da 7 rappresentati della Comunità del Parco e da 5 esperti;
• un maggior grado di governo del Consiglio Direttivo: la sua necessaria approvazione per gran parte dei provvedimenti licenziati dal PNM;
• una minore complessità procedurale nella convalida dei Consiglieri indicati dalla Comunità del Parco;
• un peso specifico maggiore, in termini decisionali, conferito alla Comunità del Parco, con possibile veto su alcuni provvedimenti di carattere generale e con prerogativa propositiva sulla pianificazione del territorio.

Problema immediato.

L'entrata in vigore del Piano del Parco mette in crisi gran parte delle attività tradizionalmente svolte nei Comuni del PNM, con specifica e particolare penalizzazione nei confronti della zootecnia e della selvicoltura. Rende, altresì, impraticabile la raccolta di legna secca, di funghi, di tartufi e di altri frutti che il territorio spontaneamente offre. Ma, allo stesso tempo e con effetti ancor più gravi, determina ripercussioni deleterie nei confronti dello sviluppo turistico legato al settore escursionistico e a quello naturalistico. Temi quest'ultimi, su cui l'attenzione da parte del PNM dovrebbe essere particolarmente riservata.
Le prescrizioni del Piano in zona A e B vanno a limitare fortemente il diritto di uso civico per i residenti, in violazione degli articoli 11 e 12 della Legge 394/91 che fanno salvi i diritti di uso civico, da sempre ritenuti inalienabili.
La zonizzazione non è condotta seguendo i principi dettati dalla Legge 394/91, ad esempio ampi tratti di territorio anche produttivi, sono stati messi in zona A, mentre questa dovrebbe essere riservata solo alle alte cime ed alle aree inaccessibili ed impervie.
Altra peculiarità negativa del Piano, è che le limitazioni vengono fuori con evidenza solo nella lettura coordinata di norme e zonizzazione: le norme lette disgiuntamente dalla zonizzazione appaiono ragionevoli, ma se poi si interseca la zonizzazione con le norme si comprende come i territori siano fortemente vincolati.
L'esempio più evidente è l'inclusione di boschi produttivi e di pascoli in zona A e parte in zona B, riservando all'esclusivo imperio del PNM la possibilità di esercitare le attività che più tradizionalmente hanno caratterizzato l'Abruzzo montano e che da sempre hanno fornito risorse economiche a comuni e proprietari.
Il 20 luglio 2009 è stata emanata una delibera presidenziale contenente divieti e sanzioni, mai trasmessa affinché fosse esposta all'albo pretorio dei comuni. Tale delibera prevede sanzioni irragionevoli ed assolutamente inaccettabili per le popolazioni anche per la forte discrezionalità ed indeterminatezza delle violazioni.
Si riportano alcuni esempi:
• la cattura e l'uccisione della fauna selvatica sono equiparate al disturbo, dove però non si precisa cosa si intenda per disturbo e quali siano i comportamenti per evitare o che incarnino tale disturbo;
• il danneggiamento di piante è equiparato all'apertura ed esercizio delle cave e miniere;
• il divieto di asportazione di minerali è quanto mai generico ed approssimativo;
• l'irrazionale ed impraticabile divieto al dissodamento di prati (ammenda pari a € 200 a metro quadrato!);
• il divieto di accesso con cani (con o senza guinzaglio);
• le forti limitazioni del pascolo in zona A;
• l'impraticabile divieto del pascolo brado.
A fronte di tale e tanta irragionevolezza, risalta una totale e diffusa disinformazione sull'argomento, tanto che l'informativa di dettaglio risulterebbe prerogativa ad oggi appannaggio dei soli Comandi di Stazione del Corpo Forestale dello Stato.

Proposta sul problema immediato

Al fine di attutire gli effetti del nuovo Piano è necessario porre in essere azioni immediate, anche attraverso la Comunità del Parco, ed in particolare:
1. richiedere con forza e determinazione, al fine di tutelare le popolazioni locali, il ritiro di urgenza della Delibera Presidenziale sulle sanzioni;
2. organizzare un'adeguata informazione mediante convegni e seminari da tenere presso i Comuni del PNM, per illustrare le nuove norme del Piano, anche in relazione alla zonizzazione;
3. organizzare, in caso di ostinazione nel rigetto delle proposte, conferenze stampa e manifestazioni pubbliche con la partecipazione delle associazioni professionali e con gli operatori economici dei settori più fortemente penalizzati;
4. concordare i contenuti del Regolamento in relazione all'art. 11 ed in particolare dei commi 4, 5 e 6 della 394/91 (vedi stralcio sotto)*;
5. avvio immediato dell'iter di revisione del piano con particolare riferimento alla zonizzazione ed alle norme di attuazione.