Sequestri e indagati: nuova futura bufera sulla Ecoemme

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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MONTESILVANO. Bufera sulla Ecoemme: una indagine della Procura di Pescara, ancora in fase embrionale, potrebbe scoperchiare qualcosa di ben più grave di quanto Montesilvano non abbia già visto con l'inchiesta Ciclone.
Già, perchè questa volta sotto la lente degli inquirenti, Squadra Mobile e pm Mantini-Varone, ci sono gli ultimi dieci anni della società partecipata che svolge attività di raccolta dei rifiuti solidi urbani e di raccolta differenziata.
Più di cinque gli avvisi di garanzia che sarebbero stati recapitati alle persone chiave che oggi siedono ai posti di comando.
E c'è stata già una prima reazione perchè Fabio Savini, ex presidente della Comunità montana vestina, raggiunto da un avviso di garanzia ha lasciato il cda.
I dubbi degli inquirenti sarebbero legati ad una tentativo di gestire i rifiuti in un regime monopolistico.
La Ecoemme è gestita al 47,83% dalla privata Deco di Ferdinando Ettore Di Zio, (amministratore delegato della partecipata) Ettore Paolo Di Zio, (del cda) e Rodolfo Di Zio, (Cda Deco).
Un altro 49,86% è gestito dal Comune di Montesilvano e il restante 2,31% dalla Comunità Montana Vestina.
Nel mirino della procura anche ipotetici appalti doppioni i cui costi sono ricaduti ovviamente sulle casse pubbliche.
Nel corso degli ultimi mesi sono state tante le interrogazioni presentate al sindaco Cordoma per far luce su vicende non del tutto chiare.
Il consigliere provinciale dell'Idv, Attilio Di Mattia, ha chiesto a luglio scorso di poter visionare i bilanci della società ma la sua richiesta è rimasta inevasa. Perché?
Il consigliere del Pd, Gabriele Di Stefano, aveva invece chiesto al sindaco di dare conto di spese e scelte sostenute a fronte di un servizio che stenta a decollare, quello della raccolta differenziata.
«Per quali motivi», chiede il consigliere, «nonostante il basso livello percentuale i costi del servizio rimangono così elevati?».
Si parla infatti di circa 800 mila euro annui di spese ma è impossibile sapere i criteri di calcolo dei costi proprio a causa della mancanza dei bilanci.
Di Stefano vuole sapere anche quali sono stati i criteri con i quali sono stati assunti operai ed impiegati negli anni dal 2007 ad oggi e per quale motivo il C.d.A. di Ecoemme «ha operato senza il rappresentante di nomina pubblica, con la sola presenza del socio privato senza che abbia proceduto alle nomine».
Un altro punto oscuro riguarda gli uffici dell'ente: «per quali motivi», si interroga il consigliere del Pd, «la sede amministrativa della società Ecoemme, sebbene lo Statuto non lo preveda, è ancora allocata preso gli uffici di Deco s.p.a. di San Giovanni Teatino e non si è dato corso al trasferimento degli stessi presso gli uffici comunali come era stato promesso?»
E poi ancora «per quali motivi la gara per la concessione del servizio che lei aveva previsto di bandire è tutt'ora relegato nel dimenticatoio?».
E poi l'interrogativo più importante riguarda proprio la percentuale di “differenziata” ferma ad un 12%. «Così», tuona Di Stefano», rischiamo di subire la applicazione dell'ecotassa da parte della Regione.

30/11/2009 10.42