Ground zero. Il gip revoca carcere e concede domiciliari

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. E' durato poco meno di due ore l'interrogatorio di Italo Mileti, arrestato lunedì scorso insieme a Claudio D'Alesio nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Pescara su presunte illegittimità negli appalti della ricostruzione aquilana post sisma. * IL VIDEO. LA7: RISCHIO TANGENTOPOLI DOPO IL SISMA? * L'INTERVISTA ALL'AVVOCATO DIFENSORE:"INCHIESTA STRAVAGANTE"
Dopo l'interrogatorio di ieri mattina dell'ex presidente della Fira Servizi oggi è stato il turno dell'ex assessore regionale e comunale del centrodestra.
Ottimista l'avvocato Giuseppe Cichella, legale dei due, che all'uscita dal carcere, dopo l'interrogatorio, si è concesso ai cronisti: «dopo questa mattina», ha spiegato, «secondo me la situazione è evidentissima: o escono i fatti di corruzione, o escono quelli che stanno dentro».
«Non ci sono fatti di corruzione - ha sottolineato - nessuno ne ha mai parlato, e non si adombra nemmeno».
L'avvocato ha riferito di essere pronto a ricorrere anche al tribunale del riesame e alla Corte di Cassazione se i suoi Mileti e D'Alesio non dovessero essere scarcerati.
Il pm Gennaro Varone ha espresso parere favorevole agli arresti domiciliari per i due indagati. Secondo l'accusa pur rimanendo immutato il quadro indiziario, si sono affievolite le esigenze cautelari.
Il gip potrebbe pronunciarsi già questo pomeriggio o al massimo domani mattina.

«MILETI HA COLLABORATO»

«Mileti ha parlato», ha detto ancora l'avvocato, «ha per così dire collaborato, come ogni buon cittadino e persona integerrima che non ha nulla da nascondere, al di là del fatto che talvolta nelle espressioni verbali, soprattutto telefoniche, si lascia andare a qualche battuta o a qualche motto di spirito. Ma è una persona integerrima, come Claudio D'Alesio, del resto».
Ma cosa è successo veramente? Cosa c'è dietro la gestione di questo maxi appalto da 15 milioni di euro?
Il legale ha ribadito ai cronisti che si è trattato di una manovra lobbistica senza nulla di illecito e che non c'è stato «il passaggio nemmeno di 50 centesimi di euro da una parte all'altra. A mio modo di vedere - ha detto - non ci sono fatti di reato. I miei assisti Mileti e D'Alesio - ha proseguito il legale - hanno assolutamente la coscienza a posto e sono in ansia di sapere quali saranno i passaggi procedurali anche per poter cominciare a contrastare quei novelli Girolamo Savonarola che si cominciano a vedere in televisione. Affronteremo a suo tempo - ha concluso l'avvocato Cichella - tutte queste vicende».

VENTURONI: «INDAGINE FRUTTO DI UN EQUIVOCO»


E questa mattina ha parlato anche Venturoni, non davanti ad un giudice ma nel corso di una trasmissione televisiva dell'emittente Teleponte.
«Nelle intercettazioni - ha cercato di spiegare l'assessore alla Sanità - hanno frainteso. Le pressioni su Bertolaso e Chiodi erano per accelerare i tempi di realizzazione dell'ospedale dell'Aquila, tant'e' vero che i lavori poi sono stati autorizzati. Le pressioni erano nel senso di dire 'su sbrigatevi a dare le autorizzazioni' tanto che non so nemmeno chi abbia vinto la gara d'appalto».
Dalla parte di Venturoni i sindacati medici - Anpo, Ascoti, Fials, Cimo e Cisl che in una nota congiunta esprimono «pieno sostegno e totale solidarietà».
I sindacati dei medici ritengono che «la loro profonda conoscenza della storia e dei problemi gestionali della ASL dell'Aquila li inducono a sospettare manovre di cui Venturoni sia esclusivamente vittima».
Chiede di fare in fretta anche il segretario regionale del Pd, Silvio Paolucci.
Il Partito Democratico, spiega Paolucci, «non chiede alcuna dimissione, nemmeno quelle di Venturoni, e ribadisce totale fiducia in Roberto Marzetti che ha condotto il suo ruolo di direttore generale della Asl senza macchie, e come si apprende dai giornali, difendendo l'autonomia della sua azienda e la necessità di tornare ad una piena funzionalità. A noi- sottolinea Paolucci - interessa una ricostruzione trasparente per dare fiducia ai cittadini abruzzesi. Su questo abbiamo avanzato la proposta di un osservatorio regionale ed attendiamo la disponibilità del governo regionale».
«Venturoni è innocente fino a prova contraria - continua Paolucci- Per questo noi non chiediamo le dimissioni dell'assessore, ma chiediamo a Venturoni di venire alla Regione a fare proposte serie sulla sanità. Ci sono problemi gravi e urgenti come il riordino e la riorganizzazione della rete sanitaria regionale, il piano di rientro dal debito sanitario, oltre ai ticket, senza parlare della situazione di Villa Pini che è lungi dall'essere risolta».
26/11/2009 16.04

IL GIP CONCEDE GLI ARRESTI DOMICILIARI

Il giudice per le indagini preliminari, Luca de Ninis in serata ha affievolito le misure cautelari nei confronti di Mileti e D'Alesio. Anche il pm Varone aveva chiesto la stessa misura probabilmente perché si sono mitigati gli eventuali rischi di inquinamento probatorio o il pericolo di reiterazione del reato.
Infatti nella misura cautelare il pm aveva più volte ricordato come fosse necessario acquisire documentazione probatoria che altrimenti sarebbe stata compromessa.
Il giorno degli arresti le perquisizioni a casa e negli uffici dei due arrestati sono durate ore e pare abbiano dato esito positivo.

26/11/2009 20.09

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RISCHIO TANGENTOPOLI DOPO IL SISMA?

Rischio Tangentopoli dopo il terremoto d'Abruzzo? Intorno a questa domanda si è sviluppata ieri sera la puntata di Otto e Mezzo, su La7, condotto da Lilli Gruber.
Ospiti in studio la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, il responsabile della Protezione Civile Bernardo de Bernardinis e il direttore del Centro, Luigi Vicinanza.
«Purtroppo il rischio di una nuova tangentopoli nella ricostruzione esiste», ha detto la Pezzopane. «Ormai è risaputo che quando arrivano molte risorse spesso si infiltrano poteri occulti, mafiosi, e nelle procedure possono insinuarsi gravi illegittimità».
Un pericolo esistente anche per l'esponente della Protezione Civile, secondo il quale «adesso è il momento per alzare la guardia. Noi abbiamo operato in trasparenza, abbiamo tenuto tutto sotto controllo ma non posso escludere quando si passa al controllo sul territorio, che non possa capitare qualcosa di anomalo».
Il direttore del Centro ha ricordato invece che gli ultimi tre anni per l'Abruzzo sono stati drammatici sotto il profilo delle inchieste giudiziarie e ha ricordato le inchieste sulla Fira, sulla giunta Cantagallo a Montesilvano, l'arresto di Ottaviano Del Turco e della sua giunta e l'arresto del sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, «situazioni che hanno coinvolto sia la destra che la sinistra».
Per Vicinanza, quindi, il vero problema del dopo terremoto non è tanto «la mafia né la camorra ma la politica abruzzese»
«Ci sono personaggi che ritornano nelle varie inchieste giudiziarie», ha fatto eco la Pezzopane, «l'Abruzzo si trova in una situazione disastrosa da cui bisogna uscire perchè si respira un clima insopportabile».
Sul fronte della ricostruzione l'esponente della Protezione Civile non ha dato tempi precisi sul quando la città sarà rimessa in sesto: «dai 3 ai 5 anni, dipende dalla capacità politica e dall'unione che si riuscirà a dimostrare».

26/11/2009 16.04