L’avvocato difensore: «mai vista una inchiesta tanto "stravagante"»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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INCHIESTA GROUND ZERO. PESCARA. L’avvocato Giuseppe Cichella è il difensore di Claudio D’Alesio e Italo Mileti, le due persone da ieri in carcere a Pescara con l’accusa di millantato credito nell’inchiesta del pm Gennaro Varone che ora fa tremare la politica.
Dopo le notizie diffuse dall'Ansa di nuovi indagati eccellenti, come l'assessore Venturoni e anche l'ex manager Asl dell'Aquila, Roberto Marzetti, si attendono gli interrogatori di garanzia che si terranno presumibilmente entro la mattinata di mercoledì.
Già ieri l'avvocato Cichella in alcune dichiarazioni alle agenzie di stampa e al Tg3 era stato piuttosto duro nei confronti della procura e dell'impianto accusatorio.
Raggiunto da PrimaDaNoi.it non ha moderato i toni e si è mostrato fermo e convinto che riuscirà «a dimostrare le incongruenze di una accusa che non sta in piedi».
Tra le varie espressioni e parole che riecheggiano e ritornano spesso nel suo discorso vi sono: «stravaganza», «pronunciata perplessità», «stranezze», «incongruenze»,«campata in aria», «originale interpretazione».
Il pensiero della difesa è chiaro: «per il millantato credito non avevo mai visto nessuno sbattuto in carcere. Ma se le prove sono tutte qua, allora il tutto si risolverà in breve tempo. Non vedo l'utilità del carcere quando bastava un avviso di garanzia e il contestuale interrogatorio dal quale sarebbe emersa la verità. Ma si è scelta questa strada che ora altri dovranno sostenere. Per questo non credo proprio che il giudice riuscirà a fare marcia indietro. Spero in un affievolimento delle misure cautelari ma di più non credo proprio si possa auspicare. Ad ogni modo siamo pronti a ricorrere al riesame e lì sarò particolarmente duro».
Il discorso dell'avvocato Cichella è prettamente giuridico e logico.
«Non è possibile rinvenire nessun titolo di reato da quanto oggi viene contestato ai miei clienti», prosegue il legale, «ma la stranezza più evidente è che l'imprenditore che sarebbe parte del millantato credito è indagato per corruzione, così come sono indagati per corruzione i pubblici ufficiali. Mentre i presunti corruttori, quelli che cioè materialmente avrebbero configurato il reato, sono indagati per millantato credito. È così bizzarra la cosa che presto o tardi qualcheduno dovrà far capire anche agli altri come stanno le cose».
Una visione delle cose che domani Cichella farà valere davanti al giudice Luca De Ninis che pure ha firmato una ordinanza in carcere, dunque persuadendosi della gravità dei reati contestati.
«Leggendo le contestazioni ne esce una visione del diritto stravolto», ha aggiunto l'avvocato.
Poi ricostruendo i fatti ammette che c'era una trattativa in atto ed articolata «ma nulla di illecito o irregolare» anche perché «di quella gara non c'è nemmeno un atto, nemmeno un documento preliminare, non c'è nulla».
Ma ieri i carabinieri di Pescara - che stanno indagando da mesi anche su altri presunti reati- hanno impiegato tutta la giornata a perquisire l'abitazione e gli uffici dei due arrestati.
«Ne ho viste di tutti i colori, ho visto e sono stato testimone di tutti i più grandi fallimenti della procura di Pescara nell'era del procuratore Di Nicola», ha specificato Cichella, «ricordo per esempio molto bene l'affare dell'avvocato Fabrizi, ma questa inchiesta forse le batte tutte».
Tra le intercettazioni e le prove raccolte anche evidenze che chiamerebbero in causa lo stesso difensore che è amico di vecchia data di Mileti e D'Alesio e che avrebbe avuto, secondo la procura, anche un ruolo di consulenza nella redazione del famoso bando della Asl dell'Aquila.
Ma nessuna contestazione è stata mossa al difensore circa eventuali incompatibilità.
«Sono molto amico di D'Alesio», ha detto l'avvocato, «e lo conosco per essere un imprenditore che da sempre ha speso la sua immagine di onestà e professionalità con tutti. Glielo ripeto, la verità è un'altra».
Pm e gip la pensano diversamente. Per ora.

a.b. 24/11/2009 17.20


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