Inchiesta "Ground zero": la punta dell'iceberg del nuovo scandalo abruzzese

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ABRUZZO. Gli ingredienti ci sarebbero tutti: appalti a non finire e cifre stratosferiche da capogiro, ci sono gli intermediari, la politica in senso largo e pure quella in senso stretto.
La nuova inchiesta che riguarda la ricostruzione dell'Aquila che ieri ha prodotto i primi due arresti eccellenti, Claudio D'Alesio, amministratore delegato di Fira servizi e Italo Mileti, di Forza Italia, ha già creato un nuovo terremoto nella politica.
D'Alesio da sempre molto vicino alla politica, con entrature che contano, nel 2007 in pieno scandalo Fira ci aveva tenuto a porre il suo distinguo precisando che la Fira servizi non era la Fira spa, quella di Giancarlo Masciarelli, quella travolta dal primo grande scandalo del malaffare abruzzese.
Allora, nel 2007, aveva gridato al complotto per chi aveva orchestrato la commistione tra le due Fira . Oggi si dichiara innocente e pronto a dimostrare gli enormi errori compiuti dalla procura.
Italo Mileti, 59 anni, è un ex dell'Aeronautica in pensione, i suoi colleghi militari lo ricordano come molto attivo in alcune battaglie per la legalità. Si racconta che una volta fu lui a scoprire un grave fatto di corruzione nel suo reparto e che in quella occasione utilizzò la mano pesante e pretese l'allontanamento di quella persona.
Poi arrivò la politica. Fu nominato assessore ai Lavori pubblici del comune di Pescara nel dicembre del 1998 dal sindaco Carlo Pace (Fi).
Esponente allora di Forza Italia, legato al deputato Giovanni Dell'Elce, Mileti nel luglio 2001 lasciò l'incarico al Comune pescarese perché nominato assessore esterno della Giunta Regionale guidata da Giovanni Pace (An), con la delega all'Istruzione e Lavoro.
Ad agosto 2001 la scalata al posto di vicepresidente della Giunta Regionale.
A quei tempi Mileti era considerato uomo vicino agli imprenditori Toto, Carlo e Alfonso.
Il definitivo declino della sua carriera politica avviene nel dicembre del 2002, quando viene estromesso dalla Giunta in seguito ad un rimpasto voluto dall'allora coordinatore regionale di Forza Italia, Sabatino Aracu, poi indagato nella sanitopoli abruzzese che nel 2008 decapitò la Giunta Del Turco. Alle ultime elezioni per il Comune di Pescara, Mileti aveva dato vita ad una lista civica che appoggiava il candidato del centro destra Albore Mascia.

DUE INCHIESTE IN AGGUATO


Sui fatti contestati c'è grande riserbo perché l'indagine è fresca (appena pochi mesi) e pare che gli arresti non fossero previsti ma che si sono resi necessari per bloccare l'azione dei due indagati che, altrimenti, secondo la procura, avrebbero portato a termine il loro disegno.
Questo avrebbe un po' scompaginato i piani iniziali degli investigatori che si sono visti costretti ad uscire allo scoperto.
I fatti però sono questi: gli arresti di ieri sono partiti da intercettazioni telefoniche predisposte per un'altra indagine (di cui non si ha conoscenza) e nell'ambito di alcune conversazione tra soggetti sarebbero state captate informazioni utili per uno stralcio ed aprire una differente attività di indagine che ha generato la “Ground zero”.
Dunque sono almeno due le inchieste che potrebbero avere come unico centro di gravità il mondo degli affari, la politica e la ricostruzione.
Sarà un caso ma anche in questa inchiesta c'è di mezzo la sanità e forse è proprio per questo che l'inchiesta è stata incardinata nel capoluogo adriatico dove ha sede l'assessorato regionale.
Gli inquirenti parlano tuttavia di «scenario inquietante» e «variegato» che fa pensare ai soliti intrecci di interessi e società ma anche di faccendieri e amministratori da avvantaggiare a tutti i costi.
L'altro fatto acclarato è che c'erano “movimenti” dietro un appalto che non è ancora partito per la costruzione della nuova sede della Asl dell'Aquila in località Coppito. Il tutto si sarebbe svolto tra giugno e ottobre, dunque pochissimo tempo dopo il sisma.
Ora è vero che ai due indagati viene contestato un reato “strano” per questo tipo di inchieste ma le indagini vanno avanti e pare che la Procura sappia molto di più di quello che ha dovuto pur scrivere nella richiesta di arresti presentata al gip Luca De Ninis.
Intanto si scopre che l'imprenditore abruzzese che doveva essere favorito nell'appalto attraverso i “buoni uffici” di D'Alesio e Mileti è Alido Venturi, del gruppo Gioel.
I due avrebbero avuto più di un contatto con l'ex manager della Asl Marzetti e diversi contatti anche con l'assessore Venturoni.
Un altro fatto che si evince è che i componenti della Fira (che sia “servizi” o “spa”) hanno saputo tuffarsi nell'oceano di finanziamenti per la ricostruzione: lo stesso ha fatto l'ex presidente Giancarlo Masciarelli, anche lui chiamato a offrire la sua opera di esperto consulente nei rapporti tra imprese e pubblica amministrazioni, questo non è un mistero.
«Siamo fiduciosi di poter chiarire e risolvere nello spazio di pochissime ore», ha detto l'avvocato Giuseppe Cichella, legale di Claudio D'Alesio e Italo Mileti, «i miei assistiti non hanno commesso alcunchè di penalmente rilevante e sono fiducioso di poter persuadere chi di dovere - ha detto- che forse bisogna dare una lettura diversa a certi fatti».
Affermazioni che potrebbero avere una duplice lettura: ancora un complotto e grande svista dei giudici, oppure visto che li si accusa di millantato credito si potrebbe anche provare che quel credito non sia affatto “millantato”.
Mercoledì sarebbe la data più accreditata per gli interrogatori di garanzia davanti al gip.
E la politica è di nuovo in subbuglio.

24/11/2009 8.04



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