Omicidio Fadani, il terzo rom nega: «io non ho ucciso nessuno»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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TERAMO. Un'ora di interrogatorio con pm e gip, nell'udienza di convalida del fermo di polizia giudiziaria.


Elvis Levakovich non ci pensa assolutamente a collaborare con la giustizia.
Lo zingaro 21enne arrestato sabato pomeriggio dopo cinque giorni di latitanza, ha respinto ogni responsabilità nel delitto di Emanuele Fadani, il commerciante ucciso a botte nella notte su martedì scorso ad Alba Adriatica.
«Io non c'entro niente», ha detto. Ma non ha fatto nomi, non ha riferito circostanze, non ha scaricato su altri la responsabilità di aver colpito mortalmente il commerciante di 37 anni come avevano fatto i due complici che subito dopo il fermo, mercoledì mattina, avevano indicato Elvis come responsabile del pestaggio mortale.
Levakovich avrebbe semplicemente negato di essere coinvolto nel delitto e anche quando gli è stato mostrato il video girato da una telecamera di sorveglianza della banca vicino alla quale si è verificata la rissa, lui non ha fornito chiarimenti alla dinamica degli eventi.
L'interrogatorio - svoltosi alla presenza dei due legali dell'indagato, Fedele Ferrara di Teramo e Flavio Grassini di Perugia - si è concluso con la convalida dell'arresto da parte del gip del tribunale di Teramo che ha emesso nei suoi confronti un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per concorso in omicidio volontario.
Il giovane zingaro è stato poi ricondotto in cella nel carcere di Castrogno.
Adesso l'inchiesta passa alla fase delle carte e delle perizie, con il difficile compito degli inquirenti di ricostruire, secondo le affermazioni dei tre indagati e quelle di due testimoni chiave, l'amico della vittima, ferito anche lui nella zuffa e una signora che ha seguito l'aggressione dal balcone, l'esatta dinamica della tragedia.


17/11/2009 9.18